Meno male che c’è Giorgio Massignan

 

Le scelte relative a volumetrie e destinazioni d’uso delle aree definite dal PAT e dal P.I. sono state decise durante l’assessorato di Giacino, così come l’adozione del project financing per ristrutturare le caserme Santa Marta e Passalacqua, per il traforo delle Torricelle e per l’Arsenale. E’ da spiegare la fretta dell’ex assessore nel voler approvare, prima delle dimissioni, la variante urbanistica per la realizzazione di un centro commerciale di fronte alla Fiera.

Il tipo di pianificazione del territorio attuato dall’Amministrazione Tosi-Giacino risulta urbanisticamente incomprensibile. La concessione di un numero eccessivo di centri commerciali, di poli direzionali, di terziario e alberghieri, tanto più in un periodo di grave crisi economica, sembra totalmente estranea ai reali bisogni della città. Vorremmo sapere quali sono stati e sono i motivi che hanno spinto i nostri amministratori a pianificare milioni di mc di cemento che porteranno un dannoso squilibrio territoriale e un grave aumento dell’inquinamento. Incomprensibile è la ‘non pianificazione’ di Verona Sud, con le grandi aree dismesse da riqualificare: ex Officine Adige, Foro Boario, ex Mercato Ortofrutticolo, ex Magazzini generali, ex Manifatture tabacchi, ex Cartiere. In quell’area sono previsti oltre 4 milioni di mc, di cui oltre tre di commerciale, alberghiero e direzionale. Nel PAT sono pianificati 10.900 nuovi alloggi e 750.000 mq di edifici a uso commerciale, terziario e produttivo. Da notare che la popolazione di Verona nel 2011 si è fermata a 252.520 unità, registrando un saldo demografico negativo e che le abitazioni vuote sono oltre 10.000. Il P.I. potenzialmente consuma in 5 anni quasi l’intera volumetria prevista dal programma decennale del PAT per il settore produttivo (2.460.615 mq su oltre 3.000.000 mq); e il 95% del commerciale (237.937 mq), a fronte della previsione decennale del PAT di 249.072 mq”.

In base a questi dati, Massignan chiede di congelare gli atti urbanistici firmati da Giacino. Rivolgendosi a assessori e consiglieri, sottolinea “la grande responsabilità che hanno nei confronti della città se avvallano scelte urbanistiche nate dalla corruzione”.

Dalle indagini pare emergere che “la pianificazione territoriale della nostra città sia stata ispirata soprattutto dal rapporto con gli investitori privati, che hanno presentato 300 manifestazioni di interesse accettate dal Comune. Il blocco dell’attuazione di quelle delibere si rende necessario per la salvaguardia del nostro territorio. Queste delibere vanno riviste e analizzate una per una, per evidenziare quelle che hanno prodotto un utilizzo indiscriminato di territorio agricolo; quelle che intervengono in aree paesaggisticamente importanti e quelle (ritengo poche) che risultano realmente necessarie ai bisogni del territorio. Mi chiedo a chi e per chi si sono pianificate quantità enormi di mc residenziali, direzionali e commerciali, talmente insensati in un periodo di grave crisi, trascurando la rigenerazione intelligente delle aree dismesse.

Non capiamo chi possano essere gli investitori privati che, in periodo di crisi, con migliaia di edifici vuoti in vendita o in affitto, scelgano di investire in modo così importante nel settore edilizio e in particolare nel commerciale e nel terziario. Ci chiediamo inoltre da quali attività provengano questi capitali privati.

Nel nostro Comune nel 2.000 c’erano circa 7.500 ettari di superficie agricola; sono diventati 6.000 nel 2011. Verona ha una percentuale di verde urbano inferiore al 5% e poche zone protette.

Chiediamo l’immediato blocco dell’edificazione nelle zone di Porto San Pancrazio, San Michele, Montorio, Quinzano, Madonna di Dossobuono e Santa Lucia che coinvolgo le imprese di Leardini. Nel dubbio che tali scelte possano essere il risultato di pratiche poco corrette, chiediamo il preventivo congelamento delle scelte urbanistiche fatte da Giacino nel PAT e nel P.I.

 

 

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