Archivi del mese: giugno 2016

Quanto è costato ai Veronesi?

Il fallimento di Ca’ del Bue

Maggio 2016. Giampiero Cigolini, direttore di AGSM: “E definitivamente tramontato il progetto dell’inceneritore di Ca’ del Bue”. Si conclude una vicenda entrata nella vita cittadina nel 1986: nelle basse di San Michele è spuntato un enorme manufatto, al centro dell’attenzione della città su più fronti, anche quello delle tangenti nei primi anni 90, fino alla sua fine, nella primavera 2016.

Il progetto è costato ai Veronesi circa 250 milioni.

Come sarebbe oggi Verona se avesse speso utilmente quei soldi?

Avrebbe potuto recuperare l’Arsenale, rafforzare Fondazione Arena, creare i presupposti per un grande aeroporto invece di (s)venderlo a Save, …

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Valutazione conclusiva di Tito Brunelli

Se si fosse puntato con decisione alla grande azienda, si sarebbe trattato di un’inversione di tendenza radicale per i Veronesi. Basti pensare che, negli scorsi anni, in AGSM sono nate AGSM Energia, AGSM Distribuzione, AGSM Trasmissione e AMIA ha originato Transeco e Serit: cinque nuove aziende pubbliche, con cinque nuovi e costosi CdA. Tornare ai due originari sarebbe stato un evento. Arrivare a un unico CdA per le due aziende, con la prospettiva di inglobarne altre, a partire da AGEC e ATV sarebbe stato un miracolo. “Sarebbe”, appunto. I continui interventi del Sindaco a conferma che il suo obiettivo era coprire i buchi del bilancio comunale (parecchi milioni all’anno) e il fatto che la “fusione” AGSM-AMIA non ha portato a un solo CdA hanno insospettito sulle vere intenzioni dell’Amministrazione. L’assessore alle Aziende, però, ha ribadito molte volte la centralità della holding (della grande azienda comunale), indicando il suo concretarsi prima entro il 2014; poi (attribuendone le colpe alla burocrazia) entro il 2016. Quando recentemente Toffali ha rinviato a “prima della fine dell’Amministrazione”, si è capito che la holding resta un miraggio.

Anche le delibere comunali sollecitate da Carlo Cottarelli faticheranno ad andare avanti.

La speranza va alle elezioni comunali della primavera 2017. L’augurio è che l’Amministrazione che eleggeremo faccia sul serio, risparmiando più di 100 inutili stipendi destinati alle tasche di ‘politici’ fedeli al ‘capo’. L’obiettivo deve essere la grande holding. Il controllo sulle nomine dovrà essere pignolo, sulla base di regole scritte che non ammettano che persone senza i requisiti necessari ricoprano ruoli di rilievo pubblico. Non ci servono ‘capi’ che gestiscano in autonomia l’holding, una potenza economica forte, con un ‘potere’ paragonabile a quello del Sindaco e di Cariverona e Property. Il patrimonio dei Veronesi non è del Sindaco, non è del potente capo della holding, non è della finanza, non è dei gruppi di potere, ma dei Veronesi.

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Il mancato ciclone Cottarelli

Obiettivo della spending review di Carlo Cottarelli: “ridurre le aziende partecipate da 8000 a 1000 per diminuire costi e sprechi, per recuperare risorse e per offrire servizi migliori. La holding delle partecipate comunali di Verona, con a capo AGSM, va nella giusta direzione, a patto che i CdA delle altre aziende spariscano.

Estate 2015. In base ai nuovi indirizzi legislativi, la Giunta Tosi riduce del 20% i compensi ai membri dei CdA, all’amministratore unico, al Collegio sindacale e al sindaco unico delle aziende partecipate (risparmio:114.000 euro). L’assessore Toffali, in una successiva delibera, razionalizza la presenza dell’Amministrazione nelle aziende partecipate. La decisione è storica: o continuare a farne parte o uscirne. Indirizzo prevalente: il Comune rimane socio solo di aziende in attivo. Ci saranno: eliminazione di partecipate non indispensabili, accorpamenti, tagli ai costi, riduzione degli stipendi al personale e di consulenze a persone esterne alla società, fusione di AGSM Trasmissione (energia elettrica e gas) e di AGSM Distribuzione (manutenzione delle linee ad alta tensione), cessione della “Immobiliare Magazzini spa, dalla quale il Comune, socio al 33%, punta a intascare 7 milioni. Continua a leggere

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L’Amministrazione è all’altezza del compito?

Pare che nulla si muova. Negli ultimi mesi del 2014 si torna a parlare della holding comunale che fa capo a AGSM e comprenderà quasi tutte le aziende partecipate del Comune. Non c’è però il crono programma delle decisioni, necessario se si vuole fare sul serio. Solo parole?

Novità di rilievo: APTV, la vecchia azienda provinciale trasporti, chiude e trasferisce i suoi beni alla Provincia: perciò le azioni di ATV sono per il 50% della Provincia, che potrebbe venderle, e del 50% del Comune, che, attraverso AMT, ha priorità nell’acquisto.

Assessore Toffali: “Avanti con la holding, ma dobbiamo definirne la natura. Se sarà di sole partecipazioni, basta un solo CdA. Se invece vogliamo puntare all’autonomia operativa delle varie unità, è necessario un direttore generale alla guida. Attenzione però: il CdA di AGSM costa meno di 100.000 euro; quello di AMIA circa 50.000. Non sono i costi di un tempo”. Cascano di nuovo le braccia.

Bertucco: “Della holding non è stato presentato il piano industriale. Nessuno controlla le partecipate. Continua a leggere

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Rallentamento (momentaneo o definitivo) ?

Entrerà AGEC nella holding cittadina? Il processo rallenta, anche se si continua a sostenere che l’operazione si concluderà entro il 2014.

Ipotesi al vaglio: mettere alcune attività di AGEC nella holding e darle tutti i servizi, anche quelli delle altre partecipate, in affidamento diretto. Seguiranno Verona Mercato e Fiera.

I sindacati chiedono chiarezza: “Non si comunica. L’adesione alla holding è decisa dal Comune, proprietario unico. Le aziende pubbliche non devono trasformarsi in bancomat del Comune. Verona è l’unico caso in Italia dove le farmacie comunali sono in perdita. L’operazione AMIA ci pare senza logica. Temiamo che paghino i cittadini in termini occupazionali e di minore qualità dei servizi”.

Galli Righi, presidente AGEC: “AGEC paga un mutuo contratto per acquisire le farmacie. Ora occorre valutare quali servizi faranno parte della holding e quali no”.

Paternoster: “Al Comune servono soldi, visti i tagli del Governo. Continua a leggere

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Valutazioni dei politici

Massimo Giorgetti: “Bene la holding. AGSM, però, coprendo i debiti di spesa corrente del Comune a scapito degli investimenti, viene penalizzata e non può destinare gli utili a nuovi investimenti. E’ poi incredibile che AGSM utilizzi il proprio utile di bilancio per acquistare dal Comune, suo unico azionista, le quote delle sue partecipazioni nelle aziende pubbliche. E’ come se io vendessi la mia casa a mia moglie, in comunione di beni, e lei accendesse un mutuo per comprarla e pagare i miei debiti. Meraviglia che gli industriali non si indignino di fronte al depauperamento della città”.

Daniele Polato (FI): “Va bene ridurre la burocrazia e far sì che AGSM gestisca tutte le aziende. Va male se il vero obiettivo è recuperare risorse per il bilancio comunale. Se ha bisogno di soldi, il Comune ceda le quote di Serenissima, come hanno fatto molti enti pubblici. O non lo fa per salvare il finanziamento per il traforo delle Torricelle?”.

Gianni Benciolini (M5S): “Il Sindaco ha due scopi: mungere le aziende partecipate e controllarle con suoi uomini, escludendo la minoranza. Continua a leggere

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La centralità di AGSM

AGSM, holding cittadina, dovrebbe diventare la cassaforte comunale. Ne potranno far parte aziende al 100% di proprietà municipale (AGSM, AMIA, AGEC, AMT, Acque veronesi) e altre di cui è comunale solo una parte (Verona Mercato: 75,16%; ATV: 50%; Verona Fiere: 36,34; Consorzio ZAI: 86,62).

AGSM ha già acquisito AMIA e il Comune progetta di cederle parte delle proprie quote in AGEC e quelle di Verona Fiere (una cinquantina di milioni) e di Verona Mercato.

Paolo Paternoster, presidente AGSM: “All’operazione crediamo molto. Prevediamo di acquisire le quote comunali di AGEC, Verona Fiere e Verona Mercato, per risparmiare e razionalizzare la gestione centralizzando alcuni servizi, facendo lavorare per tutte le aziende il Centro elaborazione dati, l’ufficio legale e l’officina di AMIA, ottimizzando l’utilizzo delle risorse. Ne risulterà una holding delle aziende, con un patrimonio consistente; diventerà il grande contenitore in cui collocare tutte, o quasi, le partecipazioni azionarie di proprietà comunale. Al Comun spettano gli indirizzi politici. Abbiamo chiesto di realizzare l’operazione entro il 2014 per programmare al meglio la gestione delle risorse disponibili”.

Toffali: “Concentreremo le risorse finanziarie delle nostre società, Continua a leggere

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