Archivi del mese: gennaio 2018

Europa: mon amour

Torna l’Europa. Gli anti europeisti, pur essendo molto forti, perdono colpi, soprattutto con la vittoria elettorale di Macron, in Francia. Il possibile governo di grande coalizione in Germania (Angela Merkel – Martin Schulz) sta per rilanciare l’Unione Europea. E l’Italia cosa fa? Cosa propone? Cosa riferiscono gli ambasciatori dei Paesi europei in Italia ai loro governi? La campagna elettorale in atto è un viaggio nella fantasia: i candidati alla guida dell’Italia ne inventano ogni giorno una di nuove. Il Movimento 5 Stelle (M5S), primo partito italiano secondo i sondaggi, propone di cancellare la legge Fornero sulle pensioni (costo minimo per l’Erario: 25 miliardi l’anno) e Luigi Di Maio, candidato premier, afferma di voler tagliare il debito pubblico italiano del 40% in 8 anni, traguardo che gli esperti in materia assimilano alle favole. La Lega condivide la cancellazione totale della legge Fornero e Forza Italia, sua partner di coalizione, pare orientata ad associarsi dopo aver inizialmente sostenuto una parziale correzione della legge. Il PD, invece di preoccuparsi del futuro dell’informazione televisiva pubblica e del suo impatto culturale, lancia l’abolizione del canone TV. Liberi e Uguali, invece di pensare al rafforzamento degli atenei e alla qualità dello studio, che deve andare di pari passo con l’auspicato aumento dell’occupazione, sposa l’eliminazione delle tasse universitarie. Questo l’Italia distribuisce in Europa. Sono ingiusti e prevenuti i nostri Partner europei a guardarci con un po’ di sospetto? O quella che qualifica la campagna elettorale è una sciocca propaganda che solo degli sprovveduti possono ritenere che porti voti? Nessuno Stato europeo può permettersi di venir meno alle regole collettive per una severa gestione finanziaria. La nostra politica deve disegnare scenari futuri invece di distruggere quelli passati.

La discussione con Macron sulle riforme non sarà una passeggiata, ma produrrà, per reciproco interesse, una maggior integrazione europea. Prossimamente i Parlamenti tedesco e francese decideranno di creare un inedito “spazio economico franco-tedesco”. Continua a leggere

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Unione Europea: un passato da ricordare e da non ripetere

Mettiamo in moto la memoria: una decina di anni fa come era considerata l’Italia dall’Unione Europea e dal mondo? L’opinione comune era che fosse al tracollo: “Dopo la Grecia (spolpata delle sue ricchezze, dei suoi beni e della sua dignità, anche da organismi economici internazionali) tocca all’Italia: rischio fallimento”. L’Unione Europea (UE) poi riteneva che non ci fossero in Italia interlocutori politici all’altezza del compito di salvarla dalla bancarotta. Si moltiplicarono gli appelli al Presidente della Repubblica Napolitano, ritenuto l’unica autorità italiana affidabile, mente il Presidente del Consiglio Berlusconi non garantiva il buon governo. Berlusconi continua a parlare di quegli eventi come di un Colpo di Stato, illegale. Proviamo a ricordare le immagini televisive dei vertici dei capi di stato dell’UE: Berlusconi girava a vuoto; era isolato, sfuggito, addirittura deriso. Non gli rimaneva che fare le corna ai colleghi. Politica ed economia ritenevano il governo Berlusconi responsabile dell’economia spazzatura che condannava l’Italia alla deriva. Anche importanti alleati di governo hanno abbandonato Berlusconi, invitandolo a liberare il campo. Berlusconi stesso, riconoscendo la gravità della situazione, ha accettato di lasciare a Napolitano la libertà di correre ai ripari, arrivando a dimettersi e a lasciare spazio a Mario Monti. Berlusconi poi, con i capi dei principali partiti, ha convinto i suoi a votare a favore del governo Monti e ha chiesto a Napolitano di rimanere Presidente della Repubblica alla scadenza del suo mandato. E’ questo il Colpo di Stato?

Intanto però l’Italia aveva perduto ogni credibilità in Europa. Continua a leggere

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Anni 2013–18: una legislatura tormentata

Si dice che noi Italiani abbiamo la  memoria corta. Proviamo a ripensare a come era ridotta l’Italia 5 anni fa. Anno 2013. Il neoeletto Parlamento nazionale nasce morto, senza nessuna maggioranza di  governo e perciò senza prospettive: non in grado di eleggere né il nuovo Presidente della Repubblica né il governo nazionale. Quella fase è rappresentata dagli inconcludenti colloqui tra Bersani (segretario del Partito Democratico – PD e vincitore mancato delle elezioni) e rappresentanti del Movimento 5 Stelle (M5S), nella vana attesa che Grillo acconsentisse, anche in modi originali, a un governo PD e M5S.

Si chiese a Giorgio Napolitano di restare Presidente della Repubblica fino al chiarimento della situazione. Lo chiese anche la gran parte del Centro Destra, con Berlusconi in testa. Napolitano, in Parlamento, nel suo discorso di insediamento, accusò parlamentari e partiti di incoscienza: di portare l’Italia alla dissoluzione. Impressionava vedere che i parlamentari criticati e svergognati battevano le mani, in piedi, come se ricevessero elogi. La coerenza però non è il nostro forte: negli anni successivi, fino ai nostri giorni, gli stessi che battevano le mani hanno attaccato e umiliato l’ex Presidente. E’ bene ricordarlo.

Mancava ancora un governo forte, con un Presidente all’altezza dl compito: lo esigeva la situazione economica e sociale dell’Italia. Cosa ha permesso di realizzare l’obiettivo? Ci siamo abituati a parlarne male, ma la decisione di Angelino Alfano, di Maurizio Lupi, della Lorenzin, di Cicchitto e di parecchie decine di parlamentari eletti nelle liste di Forza Italia, è stata fondamentale e molto utile per l’Italia. Questo gruppo, che si è sempre dichiarato di Centro Destra, è stato determinante per poter mandare avanti la legislatura, sostenendo un governo a guida PD, con lo scopo di far uscire l’Italia dalla crisi economica, tanto pesante da poter travolgere il popolo italiano. Il nuovo governo ci ha permesso di tornare in Europa a testa alta, con progetti di risanamento e di crescita.

Intanto correva il rischio di travolgerci la questione immigrazione. Continua a leggere

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Obiettivo: votiamo persone di garanzia

Il 4 marzo 2018 noi Italiani voteremo per scegliere i parlamentari (senatori e deputati) che ci rappresenteranno in Parlamento. In base alle nostre scelte poi i partiti e i movimenti che riceveranno voti avranno il compito di costruire una maggioranza parlamentare, intorno a un programma per l’Italia e a un Presidente del Consiglio. Obiettivo: affrontare i problemi nazionali nel contesto europeo e internazionale, garantendo una presenza significativa dell’Italia. Da tempo nessuna scelta è solo locale o nazionale. L’orizzonte è sempre più quello europeo. Nei prossimi anni diventeranno sempre più importanti i rapporti con l’Africa.

Le esigenze sono pressanti; si corre il rischio di spaventarsi o di lasciare che ci pensino altri. Il pericolo è grave: il “ci pensino gli altri” porta (la storia lo insegna) alle dittature e alle guerre. E’ evidente un senso di inadeguatezza.

Ci viene subito un nodo alla gola: sarà Silvio Berlusconi a guidare l’Italia (attraverso un’altra persona, vista la sua impossibilità di candidarsi) in questo momento delicato? Che conseguenze può portare la presenza di Matteo Salvini nel governo italiano, magari con la funzione di Ministro degli Interni, come propone Berlusconi? Ci sentiamo garantiti da Di Maio, da Casaleggio e da Grillo? La nostra risposta è netta: NO. I raggruppamenti che possono vincere le elezioni sono 3. Ne abbiamo già scartati due. Non resta che il Partito Democratico con i suoi alleati. Ci troviamo così di fronte a Matteo Renzi, Paolo Gentiloni, Pier Carlo Padoan, Marco Minniti, Dario Franceschini, Carlo Calenda, Graziano Del Rio, Maurizio Martina, speriamo Enrico Letta. Sono nomi di garanzia.

Gli altri due raggruppamenti (Movimento 5 Stelle e Centro Destra) non reggono il confronto Continua a leggere

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Dibattito sulle prossime elezioni

Che ne dite se parliamo tra noi in vista delle prossime elezioni politiche? La domanda è scontata: dove e in chi possiamo porre la nostra fiducia? La campagna elettorale è partita male. Le promesse elettorali ci lasciano indifferenti o arrabbiati. Abbiamo qualche appiglio solido?

SI

Paolo Gentiloni, Matteo Renzi, Pier Carlo Padoan, Marco Minniti, Dario Franceschini, Carlo Calenda, Graziano Del Rio, Maurizio Martina e, speriamo, Enrico Letta, hanno dimostrato di essere una garanzia per un’Italia europea, capace di costruire un futuro migliore per i cittadini.

Pubblicheremo alcuni articoli alla settimana,  fino alle elezioni del 4 marzo.

Tito  Brunelli                                                          Armando  Ferrarese

 

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