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Chi votiamo? – 14 – Riflessione finale di Tito Brunelli

Stiamo vivendo la lontananza dalla politica. Lo vedo in questi giorni, quando avvicino le persone per consegnare la propaganda elettorale: quasi tutte scappano; non vogliono parlare di partiti e candidati. Parecchi dicono che non votano o minacciano di farlo: scelgono, con sofferenza, di non partecipare neppure alle elezioni comunali, le più vicine. Il disgusto è motivato. Basta assistere ai telegiornali. Questo atteggiamento però è pericoloso per il nostro futuro di Veronesi, di Italiani, di Europei, di cittadini del mondo. O impariamo a vedere la città come la nostra casa, che ci sta a cuore e per la quale doniamo il meglio di noi, anche se le cose vanno male, oppure il futuro dei nostri figli è segnato, nella direzione dell’egoismo, della chiusura, dell’ognuno per sé, del declino. La preoccupazione aumenta quando coloro che votano ricorrono al cosiddetto “meno peggio”, al “Voto turandomi il naso” di Montanelli. Un tale atteggiamento si può comprendere per un breve periodo, ma se risulta la norma, da decenni, prima o poi ci si stacca dalla politica, vissuta come malaffare e interesse privato.

Chi votare?

La domanda non entusiasma gli interlocutori. Tutti i candidati presentano limiti pesanti. I nostri lettori noteranno che, nella scelta del candidato sindaco, siamo andati per esclusione, anche noi nella linea del minor male. La nostra politica va rivista. Se non ci sono idee e la città è destinata a rimanere quello che è, non vale la pena muoversi e spendere energie e soldi.  E si torna indietro. Mancano la visione della nuova Verona, progetti concreti da realizzare e il dialogo con interlocutori che possano rendere possibile che visioni e progetti si concretizzino. Verona è già città affascinante; ma deve esserlo di più: ce ne accorgiamo quando facciamo quattro passi in molte nostre periferie. E’ positivo che quasi tutti i candidati sindaco abbiano messo al centro delle loro proposte i quartieri e le periferie (sulle orme del Papa). C’è però una differenza sostanziale tra il procedere dei candidati e quello di papa Francesco: il Papa mostra con le parole, ma soprattutto con i fatti, con le scelte che compie, con le persone che incontra cosa significa valorizzare le periferie esistenziali. Per i nostri candidati sindaco non è altrettanto chiaro cosa significa mettere quartieri e periferie al centro. Se non si mostra come si intende rendere concreta l’idea, l’affermazione resta inutile: parole vuote. Dal 26 giugno la parola vuota va nel dimenticatoio e il valorizzare le periferie resta un miraggio morto. Se i nostri lettori vanno a rivedere quanto abbiamo scritto sui quartieri, sulle piazze, sui centri periferici, sul corso dell’Adige, ecco: si apre una strada. Ci auguriamo di sbagliare, ma la nuova Verona non uscirà dalla prossima Amministrazione. Con chi ci sta (fatevi avanti. Comunicateci il vostro nome) possiamo prepararci per la campagna elettorale del 2022. Ognuno deve fare la sua parte per cambiare la rotta. Fare politica, a partire dal proprio Comune, non è un hobby, è un dovere civico al quale non ci si può sottrarre se il nostro obiettivo è il bene comune.

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Arsenale

Per l’Amministrazione Tosi, dopo i fallimenti accumulati (nessuna delle grandi opere annunciate si è concretizzata), gli ultimi mesi di governo cittadino sono cruciali. Deve mostrare che ha fatto qualcosa. Il recupero dell’Arsenale è una delle ultime possibilità. Il Sindaco vuole realizzare l’opera a ogni costo, anche ricorrendo a stratagemmi al limite della legalità.

Il progetto Arsenale prevede la riconversione di edifici monumentali risalenti all’epoca asburgica e la realizzazione di attività museali, espositive, congressuali, culturali, formative e ricreative; spazi commerciali e negozi; esercizi pubblici e servizi direzionali; un parco e un piccolo polo scolastico.

In questo luogo veronesi e turisti potranno trascorrere intere giornate.

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Considerazioni conclusive di Tito Brunelli -4-

Spunti

Abbiamo messo in risalto la positività di parecchi interventi di AMIA e il fatto che i buoni risultati sono legati all’intraprendenza del presidente. Il rischio è che il successivo presidente non continui sulla strada dell’innovazione continua. E’ l’organizzazione complessiva che garantisce il futuro dell’azienda, alla quale i singoli aggiungono il loro apporto.

Irrita il verificare che parecchi “politici”, anche presidenti di aziende comunali, a distanza di poco tempo e sugli stessi temi, fanno affermazioni contrastanti: oggi condannano pesantemente progetti e scelte dell’Amministrazione Tosi, che fino a pochi anni (o mesi) fa sostenevano “con convinzione”. Paolo Paternoster, ad esempio, quando era nelle grazie di Tosi ne difendeva, senza tentennamenti, decisioni e affermazioni; oggi si schiera tra i nemici del sindaco. Assistiamo con pena.

Preoccupante e capace di allontanare molti dalla politica è annunciare tempi certi per concludere progetti del Comune e non mantenere la parola, con slittamenti di anni, talora anche di decenni. Lo verifichiamo in AMIA circa la gara per scegliere l’azienda che smaltirà i rifiuti.

Questione determinante, in AMIA, è conservare il posto di lavoro dei dipendenti. Continua a leggere

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Considerazioni conclusive di Tito Brunelli -3-

Terza: la grande holding (azienda) cittadina

Da tempo alcuni veronesi che cercano il bene della nostra città si pongono una domanda: abbiamo la fortuna, costruita nel tempo da politici lungimiranti, di avere a disposizione molte e importanti aziende pubbliche: AGSM, AMIA, AGEC, ATV, AMT, Consorzio ZAI, Consorzio universitario, Quadrante Europa, Mercato Ortofrutticolo, Aeroporto Catullo, …

Novità importante: è possibile pensare a una azienda unica, AGSM, che assorbe le altre?

Anch’io, in più occasioni, negli scorsi anni, mi sono rivolto a persone esperte di aziende pubbliche, per capire se un’unica holding a Verona è proponibile e con quali vantaggi e svantaggi.

Uno degli obiettivi è risparmiare soldi pubblici e indirizzarli verso altri interventi. Oggi ogni azienda ha un presidente, un Consiglio di Amministrazione Continua a leggere

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AUGURI DI BUON NATALE

Guai a chi tocca il Natale !

Natale conserva un valore simbolico fondamentale che non possiamo permetterci di perdere. E’ il tempo in cui ci si saluta senza rischiare uno sguardo bieco; il tempo degli auguri reciproci, dell’incontro tra familiari e amici. E’ il tempo della festa, del regalo a chi ci è caro. Affiorano sorrisi e benevolenza. La bontà non è più il moderno reato. Talvolta sussurriamo che il tempo di Natale è una falsità: un breve periodo di sorrisi e di bene tra un prima e un dopo di musi duri e di indifferenza.
Probabilmente è vero. Ma è fondamentale che per questo breve periodo la cattiveria diventi negatività; che l’amore, il perdono e la vicinanza tra le persone diventino esperienze di vita da augurarsi gli uni gli altri. Non è poco.
E’ bene che il Natale ci tocchi il cuore, anche se marginalmente. Ci consente di intravedere che un’altra vita è possibile: quella che chiamiamo civiltà dell’amore. Nella nostra civiltà, segnata in profondità dal cristianesimo, il Natale è di più; di più anche del Bambino che nasce e che dona speranza: molto di più. Il Natale è l’incontro tra Dio-Amore, l’Eterno; il Figlio di Dio, il grande mediatore; l’umanità in cerca del Bene e ogni persona che spera di incontrare il Dio della vita e della felicità. Natale pone al centro il grande dialogo tra Dio e l’umanità. E’ molto.
Si può perdere un’occasione del genere? Buon Natale !

                        Tito Brunelli   Armando Ferrarese

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Seconda osservazione: Difficoltà di governo.

Sono evidenti le incertezze e la difficoltà di governo a livello nazionale e soprattutto regionale.

Il Governo italiano non ha saputo governare la situazione: ha seguito l’onda. “La gente protesta contro inceneritori e termovalorizzatori? La Regione Veneto non accetta imposizioni romane? Si arrangino. Mal che vada porteranno i loro rifiuti in Lombardia!”. E’ mancato un atteggiamento di governo che significa:

– calcoliamo la quantità di rifiuti da smaltire in Italia nei prossimi 30 anni;

– verifichiamo quanti di questi rifiuti sono trattabili con le strutture attuali nelle singole regioni d’Italia e in territori più vasti;

– conseguenza: abbiamo bisogno o no di termovalorizzatori e inceneritori?

– la situazione è uguale in tutta Italia o c’è chi è messo meglio e chi peggio?

– per quanto riguarda il Veneto come stanno le cose? Quali interventi sono richiesti? – Meglio: sono a disposizione modalità meno inquinanti per eliminare i rifiuti?

Sembra un percorso logico e facile, ma non si fa.

Un dato risulta inammissibile. Il solo parlarne è segno di inaffidabilità, di incapacità, di corruzione: Continua a leggere

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Ultime notizie

Eravamo pronti per la pubblicazione degli articoli sul Filobus, quando ci è arrivata notizia di eventi sconvolgenti: “Ci sarebbe da piangere, ma non c’è tempo”, dicevano i nostri nonni. Di che cosa si tratta?

5-4-16. Il nuovo filobus? “Entrerà in funzione presumibilmente tra circa 5 anni”. Una previsione che cambia radicalmente quelle fatte finora. E a farla non è un oppositore o un cittadino qualsiasi: l’ipotesi di dover aspettare un altro quinquennio è contenuta in una proposta di delibera che arriverà la settimana prossima in Consiglio comunale, firmata personalmente dal sindaco Flavio Tosi. La novità di maggior rilievo sta tutta in 3 righe in cui si parla di una riunione, a fine novembre, del nuovo Comitato di indirizzo del bacino territoriale del trasporto pubblico, composto dal Presidente della provincia, dal Sindaco di Verona e dal sindaco di Legnago. Quel comitato sta preparando la gara pubblica (obbligatoria con le nuove norme europee) per affidare al miglior offerente tutto il trasporto locale. Ma in quell’incontro si è dovuto prendere atto che per fare quella gara occorre un Piano Urbano ed extraurbano che (citiamo letteralmente) “tenga conto anche della realizzazione del sistema filoviario della città di Verona, che entrerà in funzione presumibilmente tra circa 5 anni”. In pratica i nuovi mezzi dovrebbero sfrecciare in città più o meno all’inizio del 2021.

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Considerazioni conclusive di Tito Brunelli

E’ difficile valutare il comportamento dell’Amministrazione Tosi e del Sindaco in prima persona sulla vicenda Filobus, come su altre scelte amministrative. E’ difficile perché pare impossibile che le cose siano avvenute come vi abbiamo descritto. Risulta senza ombra di dubbio che chi ci ha governato negli ultimi 9 anni si è assunto un compito che non è capace di concretizzare. Un solo esempio: come fa il sindaco Tosi ad avere il coraggio e la faccia tosta di dichiarare che “lui e Ederle hanno preso in mano una situazione critica: eredità del passato”? (Il Sindaco attacca il precedente CdA di AMT per “colpevole ritardo”) Ma chi è questo passato? C’era Enrico Corsi, non certo un’aquila. Ma il sindaco Tosi dov’era? Non era al corrente dell’evolversi della questione filobus? Non è stato lui a garantire, in decine e decine di casi e da protagonista delle scelte, che il progetto andava avanti e sarebbe arrivato in porto “a tempi brevi”?

Se poi andiamo a vedere, come spesso ci è capitato di fare, l’elenco delle opere previste e date per imminenti dal luglio 2007 l’elenco è lunghissimo, ma le realizzazioni sono pochissime, quasi inesistenti. Continua a leggere

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Altre due note di Tito Brunelli, riferite a Verona e al Veneto

Prima. Quanto è accaduto negli ultimi mesi in Cariverona, in Property, in Torre è il segno locale di un potere per molti aspetti benefico, ma che non risponde a nessuno; che è chiuso in se stesso, nella volontà di gestire i soldi di molti da parte di tecnici che ritengono di avere l’esclusiva di decisioni che dovrebbero coinvolgere tutti.

Il nuovo presidente di Cariverona, Alessandro Mazzucco, ha portato però un atteggiamento nuovo: parla, informa, esprime opinioni, giustifica le scelte. E’ una novità vera, da riconoscere e da valorizzare, nella comune volontà di far fruttare i nostri risparmi per un bene maggiore che coinvolga molti. Se si apre il dialogo della conoscenza e della progettualità, si va verso la crescita complessiva della città. Il nostro blog si mette a disposizione come parte della nostra comune storia.

Seconda. Chi sostiene (lo abbiamo riportato nei nostri articoli) che Verona deve badare a se stessa; che i nostri soldi sono solo nostri; che le banche non veronesi in difficoltà devono arrangiarsi; … in pratica che ogni ente economico faccia la sua strada a favore dei concittadini, veda di non trovarsi nelle stesse condizioni. Una veronesità chiusa, che pretende tutto per sé prima di dare una mano ad altri in difficoltà, può diventare una nemica dei Veronesi. L’obiettivo è il grande progetto, il nuovo ordine economico e finanziario, dal livello locale a quello internazionale, capace di garantire a tutti la dignità della vita, del risparmio, della crescita economica e culturale. Ogni precauzione è doverosa: non si può spendere ora senza creare le condizioni di un futuro di garanzie. Ma l’egoismo, il pensare solo a sè, come oggi facciamo con i profughi che arrivano in Grecia e in Europa, è destinato a chiuderci nelle piccole certezze quotidiane, perdendo di vista un bene più grande, in grado di coinvolgere tutti e, perciò, capace di produrre una vita dignitosa per tutti.

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Grandi novità in Cariverona

Conclusioni di Tito Brunelli

Quanto pubblicato su Fondazione Cariverona e sulle scelte dell’Amministrazione Tosi mostra con evidenza la situazione della nostra città. I Veronesi sono nettamente divisi in due gruppi:

-uno (numericamente molto piccolo) governa la città e ne ha in mano le leve; decide come gli pare; non si sogna neppure di informare i cittadini; se ne fa un baffo dei donatori che hanno lasciato importanti beni al Comune con una destinazione precisa, come segno di affetto alla città; vende beni e territorio senza badare alle conseguenze di impoverimento generale. Ci prende l’amarezza: poche famiglie e persone fanno il bello e il cattivo tempo senza rendere conto a nessuno.

-l’altro gruppo è fatto dal 99,9% dei veronesi, ufficialmente cittadini con l’autorità di gestire la città; di fatto scarti.

Stiamo parlando di noi, della gente comune di Verona. Forse l’unica situazione che ci obbligherebbe a una nuova responsabilità è la povertà di molti che ci obbligherebbe a muoverci. Oggi basta che un’Amministrazione ci garantisca un po’ di sicurezza e di tranquillità; di tutto il resto ci pare di poter bastare a noi stessi: stiamo economicamente bene e ognuno di noi pensa di poter bastare a se stesso e alla sua famiglia. E’ la scelta del “si salvi chi può”.

Non ci vergogniamo più del nostro egoismo. Chi ha in mano la città vince. La speranza e la possibilità di ripartire sono le prossime elezioni comunali.

Ci sono persone disposte a farsi avanti?

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