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Domenica votiamo. Buon voto !

La maggioranza di governo ha impostato una campagna elettorale preoccupante. Possiamo ancora sopportarlo? Movimento 5 Stelle e Lega non hanno neppure tentato di spiegare che Europa vedono nel nostro futuro; hanno ripetuto slogan insulsi. Purtroppo anche gli altri partiti non ci hanno proposto obiettivi concreti, ma almeno qualcuno ha provato. Agli Italiani restano due sostegni: il Papa e il presidente Mattarella. Ricordiamo tre interventi determinanti del Presidente: ha ricucito i rapporti fra Italia e Francia, dopo le fratture provocate dai ‘politici’; ha preso l’iniziativa in occasione degli accordi tra Italia e Cina, per evitare una figuraccia, dopo la spaccatura pubblica tra Di Maio e Salvini; ha difeso l’indipendenza della Banca d’Italia contro la volontà, di settori della maggioranza, di riportarla sotto il controllo della politica. Dispiace che il dibattito sul futuro dell’Europa unita sia stato il grande assente in campagna elettorale. Nessuno dei temi che abbiamo elencato nei nostri articoli è stato affrontato con decisione, per cui, qualunque sia il risultato delle elezioni, non è chiaro il nostro futuro. Però (ed è questa la speranza) molti europei hanno maturato un po’ più di coscienza sulla importanza dell’Unione Europea. La grandissima maggioranza degli Europei vuole l’Unione Europea. Meglio: quando qualcuno ha detto che dell’Unione Europea possiamo fare a meno, moltissimi europei hanno espresso il loro disaccordo. L’Europa non può andare avanti come finora, ma se manca l’Unione Europea siamo perduti e gli Europei non lo vogliono. Sarebbe bello che cominciassimo a vedere davanti a noi un progetto impegnativo, un obiettivo grande: gli

Stati Uniti d’Europa.

Dipende da ciascuno di noi.

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Ascoltiamo Il presidente Mattarella

Rappresenta una luce per il popolo italiano e non solo

“L’Unione Europea, nella quale l’Italia vuole continuare a essere protagonista, necessita di completamenti, miglioramenti e adattamenti. La logica della storia però, più forte di polemiche, deviazioni e contestazioni, va verso l’integrazione tra persone e popoli. Non prevarranno blocchi e ostruzionismi , che portano alla paralisi.

Il sovranismo (“Ognuno è padrone a casa sua, nel proprio Stato”) non minaccerà l’Unione Europea. Proprio gli euroscettici risvegliano l’appartenenza degli Europei alla casa comune. Chi passa il tempo a denigrare le istituzioni e le politiche dell’Unione Europea mobilita la maggioranza della popolazione, che conserva la sua fiducia nell’Europa unita, al fine di evitare tensioni e conflitti che potrebbero risultare devastanti. E’ illusione che la nostra vita migliori se viviamo in uno splendido isolamento, senza regole e nel tentativo di affermare interessi esclusivi. Un mondo dominato dal sovranismo è senza amici e conduce a diffidenze crescenti, a frizioni e a nuovi conflitti, che rischiano di colpire tutti. Temiamo un vuoto politico che paralizzi il Vecchio Continente e gli impedisca di svolgere un ruolo utile nelle relazioni internazionali, con il pericolo di forti squilibri, capaci di mettere a repentaglio il progresso del pianeta.

L’appartenenza alla comunità internazionale non può essere parziale: quando conviene. E’ vero che la solidarietà è mancata e le regole fissate da enti internazionali, come l’ONU, sono risultate inefficaci. Esse però possono essere aggiornate o sostituite, ma non rimosse. Le difficoltà non vanno ignorate, ma neanche esagerate. Le sfide vanno gestite attraverso il dialogo, il confronto e il compromesso alto. Solo una soluzione europea e mondiale potrà permetterci di governare fenomeni che rischiano di scuotere il globo. Nessuna sfida, come le emergenze climatiche e le migrazioni, può essere affrontata e vinta da singoli paesi. Pur con i suoi limiti, è evidente il successo del cammino europeo in termini di pace, benessere e crescita sociale, a conferma del fatto che l’Europa è, prima di tutto, una comunità di valori, basata sul rispetto della dignità umana e della democrazia, sull’uguaglianza e sulla prevalenza del diritto.

Confido in particolare nei giovani, che sono francesi, italiani, tedeschi ed europei. Viaggiano in Europa in libertà e non vogliono rinunciarvi. Sono consapevoli di condividere un destino comune”.

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L’Europa al servizio della pace

Chi studia la storia europea scopre che è un susseguirsi di guerre. Due sono i periodi di pace: la pax augustea (i tempi dell’imperatore Ottaviano Augusto), e i 70 anni dopo la seconda guerra mondiale: l’epoca che stiamo vivendo. Per il resto del tempo gli Stati europei non hanno mai smesso di combattere tra loro per l’egemonia nel continente, fino ad arrivare all’autodistruzione nello scorso secolo, caratterizzato da due terribili guerre mondiali, che hanno sfasciato l’Europa, che ha perduto il primato a livello internazionale. Dobbiamo ripetercelo in continuazione: è da evitare che torni un nuovo XX Secolo: il secolo delle guerre e degli orrori, come la tragica adozione in Germania e in Italia delle leggi razziali. Oggi noi Italiani abbiamo due difese contro nuove guerre: la Costituzione repubblicana, fondamento della nostra democrazia, e l’Unione Europea, che mette insieme quasi tutti i popoli europei. Teniamo conto che, nell’area intorno al Mediterraneo, in Medio Oriente e nei Balcani sono numerose le crisi che potrebbero coinvolgerci. Continua a leggere

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Cattolici per l’Europa

Sono molti i cattolici che vedono la famiglia e l’accoglienza della vita come unico, grande valore da difendere e da promuovere. Molti di questi il 26 maggio voteranno “Fratelli d’Italia” o la Lega di Salvini; cioè voteranno contro l’Unione Europea. E’ importante cogliere la complessità della politica e considerare gli obiettivi delle singole elezioni. Il risultato è che la politica della famiglia non procede e l’Europa perde colpi.

Altri cattolici condividono la centralità della famiglia e dell’accoglienza della vita e cercano l’unità dei cattolici sui valori qualificanti. Contemporaneamente però guardano con urgenza e con fiducia all’idea e all’esperienza dell’Europa unita, in una visione ampia, capace di puntare agli Stati Uniti d’Europa.

Movimenti popolari di base, come il Movimento Federalista Europeo, e vari gruppi culturali e politici hanno radicata nella coscienza l’idea degli Stati Uniti d’Europa. La visione cattolica è per se stessa universale: vede il grande progetto della pace mondiale e della collaborazione internazionale.

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Quali dei partiti politici italiani sono favorevoli all’Unione Europea e quali contrari?

 

Certamente non è favorevole all’Europa la Lega di Matteo Salvini.

Altrettanto possiamo dire di “Fratelli d’Italia” di Giorgia  Meloni.

E’ ambiguo e non affidabile il Movimento 5 Stelle.

Restano il Partito Democratico, Forza Italia, + Europa e i gruppi della Sinistra, questi ultimi troppo divisi per poter conquistare  un ruolo.

E’ europeista “ + Europa”, nata intorno a Emma Bonino. Difficilmente però questo partito raggiungerà il 4% dei voti, necessario per avere degli eletti al Parlamento Europeo.

“Forza Italia fa parte del Partito Popolare Europeo, che ha, al suo interno, componenti europeiste e antieuropeiste.

Il Partito Democratico, inserito nel raggruppamento socialista e democratico, pur non sempre coerente, oggi è concorde nel sostegno all’Unione Europea, anche se lo slancio ideale fatica ad emergere.

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L’Unione Europea è un bene, un male o è indifferente che ci sia o non ci sia?

Il 26 maggio noi Europei eleggiamo il nuovo Parlamento europeo. La domanda a cui dare una risposta è una: l’Unione Europea è un bene, un male o è indifferente che ci sia o non ci sia? Ogni altra questione viene dopo. Da poco più di quattro mesi nessun partito politico italiano dice di non volere l’Unione Europea. Prima non era così.  Matteo Salvini dell’Europa diceva: “Me ne frego”. Lo stesso Salvini, Meloni e Di Maio parlavano dell’Unione Europea come di un male  da estirpare e da abbattere. Recenti sondaggi però hanno mostrato che la gran parte degli Europei, pur volendola modificare profondamente, vuole l’Unione: la ritiene fondamentale per la propria sopravvivenza nella competizione mondiale con gli USA, la Cina e la Russia. La situazione pare cambiata. Salvini e Meloni però aggiungono al ‘sì’ all’Unione Europea alcune parole pericolose: “Sì all’Unione Europe e Sì anche alla sovranità e all’autonomia di ogni Stato europeo”. Il che significa che l’Unione è destinata a non esistere. Se ogni Stato segue la sua strada e la decide indipendentemente dagli altri Stati e dai trattati, l’Unione è finita. Continua a leggere

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Sosteniamo la speranza

Se a 16 anni non immagini di poter cambiare il mondo, di sognare un futuro migliore; se non ti abbandoni agli slanci dell’adolescenza e pensi già al mezzo sorriso, alle montature mediatiche, ai complotti, beh, forse butti via gli anni degli slanci e dell’apprendistato. Quanto giovane sarà il nostro voto europeo? Le istanze dei ragazzi meravigliosi che riempiono le nostre piazze per la questione climatica saranno ascoltate e rappresentate? L’età minima per votare quale è? 18 anni? 16 anni? E per essere eletti? In Italia non è tema di attualità. Di Europe ce ne sono almeno 3: quella del rigore nordico; quella mediterranea, indisciplinata; quella illiberale che sorge a oriente. Occorre dare battaglia per costruirne una nuova: migliore. Serve capire che il futuro è il federalismo europeo; che non hanno senso tanti staterelli; che è necessaria una Unione Europea sovrana , non di sovranisti.

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I migranti alla gola ?

In gioco c’è l’accoglienza: per chi ha un approccio soltanto umanitario e la vuole incondizionata; per chi, al contrario, evoca respingimenti totali e denuncia invasioni percepite, ma non accadute; per i pochi che cercano formule realistiche: per tutti insomma i flussi migratori continuano ad essere motivo di profonda divisione, di passioni spesso irrazionali, talvolta perfino di estrema violenza o, più raramente, di generosità. Occorre rifiutare l’alternativa tra accoglienza totale e rifiuto totale. Urgono comportamenti civili e il coinvolgimento di USA e Russia per eliminare progressivamente campi di concentramento, maltrattamenti, stupri, torture, a partire dalla Libia. A chi andrebbero poi gli investimenti in Africa? A dirigenze politiche ben note per il loro livello di corruzione? Occorrono requisiti di educazione e di integrazione linguistica e culturale per ottenere la residenza e la libertà di soggiorno e di movimento. Saranno difficili le convergenze sui temi economici e sociali. Emergeranno le divisioni Nord – Sud; creditori e debitori; libertà di movimento. Si rafforzeranno visioni solidaristiche, pro UE; ma potranno amplificarsi le tensioni, visto che il DNA dei singoli partiti è la difesa degli interessi nazionali. L’Italia, con gli errori del passato e con il governo di oggi, deve evitare la sfida contro i vicini: non abbiamo nulla da guadagnare, tanto più ora che Di Maio e Salvini guidano partiti di governo: aprire un dialogo serio conviene anche a loro.

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E’ come il voto del 1948 in Italia

Nelle elezioni europee del prossimo maggio, si confrontano 27 (o 28) interessi nazionali diversi e talvolta divergenti. E questo in un tempo di crisi dello Stato nazionale, messo all’angolo sulla scena mondiale. Romano Prodi: “Le elezioni del 26 maggio sono destinate a richiamare, in un contesto più ampio, quelle del 1948 in Italia: come allora, è in causa il nostro destino”. Le domande sono alla nostra attenzione: come ridare voce ad una vera Europa dei popoli? Quale ruolo deve avere la politica? In quali forme? E’ davvero finita la forma partito? I diversi populismi avranno il sopravvento o si possono aprire spazi per una partecipazione consapevole? In questo contesto, dove i legami sembrano venir meno, dove l’individualismo colora i rapporti sociali, dove i diritti individuali sembra abbiano ridotto lo spazio dei diritti collettivi, quale apporto sono chiamati a dare i credenti? Siamo in grado di combattere tutte queste guerre? O non rientrano nella propaganda efficace nell’immediato, ma in realtà velleitaria? Le prove di forza si fanno quando si è forti. E oggi l’Europa (e l’Italia) non lo sono. Per l’Italia i motivi sono il debito pubblico troppo alto, la crescita troppo bassa, l’instabilità politica troppo forte. Ma Salvini e Di Maio non ci badano: Continua a leggere

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Questo piccolo articolo va letto con particolare attenzione, per capire

Oggi reggono il mondo gli Stati Uniti d’America, la Cina e La Russia: il nuovo G-3. Un triangolo sostenuto dal dominio tecnologico, dalla continuità dei leader e dal tramonto dell’ordine precedente, costruito dagli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, sui pilastri della cooperazione atlantica e dell’integrazione europea.

Quell’epoca è passata. Ognuno dei tre Stati guida seguirà alcuni percorsi paralleli. Primo: il controllo dei propri seguaci. Secondo: il controllo comune dei focolai di instabilità. Terzo: una dura competizione con gli altri due soci, secondo i propri interessi e le proprie ambizioni.

La domande capitali sono evidenti: potrà ogni singolo Paese europeo competere con questi tre colossi?Certamente no. Potrà l’Europa unita sopravvivere al nuovo ordine imposto dal triangolo di ferro?

Unica certezza: l’UE rischia di pagare carissimo le sue divisioni interne e il suo ritardo in tema di difesa. La prospettiva è di diventare strategicamente irrilevante e di essere tagliata fuori dalla grande competizione tecnologica della nuova era. Un Trump eletto per la seconda volta non mancherebbe di esigere, ancor più di quanto faccia oggi, che l’Europa diventi un docile insieme di Stati individuali pronti a rapporti bilaterali con gli USA (ma non con Cina e Russia). L’Europa sarebbe annientata. Quanto basta per capire quanto siano lontani dalla realtà i proclami dei nostri nazional populisti quando annunciano che l’Europa attuale sarà “spazzata via” dagli elettori e che l’Italia potrà finalmente essere sovrana e badare ai suoi interessi. Le urne europee di fine maggio ci proporranno una alternativa secca e senza appello: tra una limitata sovranità europea pronta a battersi per trovare posto nel G-3, e una sovranità nazionale del tutto inesistente perché vincolata a rapporti bilaterali con i veri potenti. Laddove non sono ancora nella stanza dei bottoni, questi partiti (a partire dalla Lega) vorrebbero comunque entrarci presto. Continua a leggere

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