Archivi del mese: maggio 2019

Cattolici per l’Europa

Sono molti i cattolici che vedono la famiglia e l’accoglienza della vita come unico, grande valore da difendere e da promuovere. Molti di questi il 26 maggio voteranno “Fratelli d’Italia” o la Lega di Salvini; cioè voteranno contro l’Unione Europea. E’ importante cogliere la complessità della politica e considerare gli obiettivi delle singole elezioni. Il risultato è che la politica della famiglia non procede e l’Europa perde colpi.

Altri cattolici condividono la centralità della famiglia e dell’accoglienza della vita e cercano l’unità dei cattolici sui valori qualificanti. Contemporaneamente però guardano con urgenza e con fiducia all’idea e all’esperienza dell’Europa unita, in una visione ampia, capace di puntare agli Stati Uniti d’Europa.

Movimenti popolari di base, come il Movimento Federalista Europeo, e vari gruppi culturali e politici hanno radicata nella coscienza l’idea degli Stati Uniti d’Europa. La visione cattolica è per se stessa universale: vede il grande progetto della pace mondiale e della collaborazione internazionale.

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Quali dei partiti politici italiani sono favorevoli all’Unione Europea e quali contrari?

Certamente non è favorevole all’Europa la Lega di Matteo Salvini.

Altrettanto possiamo dire di “Fratelli d’Italia” di Giorgia  Meloni.

E’ ambiguo e non affidabile il Movimento 5 Stelle.

Restano il Partito Democratico, Forza Italia, + Europa e i gruppi della Sinistra, questi ultimi troppo divisi per poter conquistare  un ruolo.

E’ europeista “ + Europa”, nata intorno a Emma Bonino. Difficilmente però questo partito raggiungerà il 4% dei voti, necessario per avere degli eletti al Parlamento Europeo.

“Forza Italia fa parte del Partito Popolare Europeo, che ha, al suo interno, componenti europeiste e antieuropeiste.

Il Partito Democratico, inserito nel raggruppamento socialista e democratico, pur non sempre coerente, oggi è concorde nel sostegno all’Unione Europea, anche se lo slancio ideale fatica ad emergere.

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L’Unione Europea è un bene, un male o è indifferente che ci sia o non ci sia?

Il 26 maggio noi Europei eleggiamo il nuovo Parlamento europeo. La domanda a cui dare una risposta è una: l’Unione Europea è un bene, un male o è indifferente che ci sia o non ci sia? Ogni altra questione viene dopo. Da poco più di quattro mesi nessun partito politico italiano dice di non volere l’Unione Europea. Prima non era così.  Matteo Salvini dell’Europa diceva: “Me ne frego”. Lo stesso Salvini, Meloni e Di Maio parlavano dell’Unione Europea come di un male  da estirpare e da abbattere. Recenti sondaggi però hanno mostrato che la gran parte degli Europei, pur volendola modificare profondamente, vuole l’Unione: la ritiene fondamentale per la propria sopravvivenza nella competizione mondiale con gli USA, la Cina e la Russia. La situazione pare cambiata. Salvini e Meloni però aggiungono al ‘sì’ all’Unione Europea alcune parole pericolose: “Sì all’Unione Europe e Sì anche alla sovranità e all’autonomia di ogni Stato europeo”. Il che significa che l’Unione è destinata a non esistere. Se ogni Stato segue la sua strada e la decide indipendentemente dagli altri Stati e dai trattati, l’Unione è finita. Continua a leggere

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Sosteniamo la speranza

Se a 16 anni non immagini di poter cambiare il mondo, di sognare un futuro migliore; se non ti abbandoni agli slanci dell’adolescenza e pensi già al mezzo sorriso, alle montature mediatiche, ai complotti, beh, forse butti via gli anni degli slanci e dell’apprendistato. Quanto giovane sarà il nostro voto europeo? Le istanze dei ragazzi meravigliosi che riempiono le nostre piazze per la questione climatica saranno ascoltate e rappresentate? L’età minima per votare quale è? 18 anni? 16 anni? E per essere eletti? In Italia non è tema di attualità. Di Europe ce ne sono almeno 3: quella del rigore nordico; quella mediterranea, indisciplinata; quella illiberale che sorge a oriente. Occorre dare battaglia per costruirne una nuova: migliore. Serve capire che il futuro è il federalismo europeo; che non hanno senso tanti staterelli; che è necessaria una Unione Europea sovrana , non di sovranisti.

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I migranti alla gola ?

In gioco c’è l’accoglienza: per chi ha un approccio soltanto umanitario e la vuole incondizionata; per chi, al contrario, evoca respingimenti totali e denuncia invasioni percepite, ma non accadute; per i pochi che cercano formule realistiche: per tutti insomma i flussi migratori continuano ad essere motivo di profonda divisione, di passioni spesso irrazionali, talvolta perfino di estrema violenza o, più raramente, di generosità. Occorre rifiutare l’alternativa tra accoglienza totale e rifiuto totale. Urgono comportamenti civili e il coinvolgimento di USA e Russia per eliminare progressivamente campi di concentramento, maltrattamenti, stupri, torture, a partire dalla Libia. A chi andrebbero poi gli investimenti in Africa? A dirigenze politiche ben note per il loro livello di corruzione? Occorrono requisiti di educazione e di integrazione linguistica e culturale per ottenere la residenza e la libertà di soggiorno e di movimento. Saranno difficili le convergenze sui temi economici e sociali. Emergeranno le divisioni Nord – Sud; creditori e debitori; libertà di movimento. Si rafforzeranno visioni solidaristiche, pro UE; ma potranno amplificarsi le tensioni, visto che il DNA dei singoli partiti è la difesa degli interessi nazionali. L’Italia, con gli errori del passato e con il governo di oggi, deve evitare la sfida contro i vicini: non abbiamo nulla da guadagnare, tanto più ora che Di Maio e Salvini guidano partiti di governo: aprire un dialogo serio conviene anche a loro.

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E’ come il voto del 1948 in Italia

Nelle elezioni europee del prossimo maggio, si confrontano 27 (o 28) interessi nazionali diversi e talvolta divergenti. E questo in un tempo di crisi dello Stato nazionale, messo all’angolo sulla scena mondiale. Romano Prodi: “Le elezioni del 26 maggio sono destinate a richiamare, in un contesto più ampio, quelle del 1948 in Italia: come allora, è in causa il nostro destino”. Le domande sono alla nostra attenzione: come ridare voce ad una vera Europa dei popoli? Quale ruolo deve avere la politica? In quali forme? E’ davvero finita la forma partito? I diversi populismi avranno il sopravvento o si possono aprire spazi per una partecipazione consapevole? In questo contesto, dove i legami sembrano venir meno, dove l’individualismo colora i rapporti sociali, dove i diritti individuali sembra abbiano ridotto lo spazio dei diritti collettivi, quale apporto sono chiamati a dare i credenti? Siamo in grado di combattere tutte queste guerre? O non rientrano nella propaganda efficace nell’immediato, ma in realtà velleitaria? Le prove di forza si fanno quando si è forti. E oggi l’Europa (e l’Italia) non lo sono. Per l’Italia i motivi sono il debito pubblico troppo alto, la crescita troppo bassa, l’instabilità politica troppo forte. Ma Salvini e Di Maio non ci badano: Continua a leggere

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Questo piccolo articolo va letto con particolare attenzione, per capire

Oggi reggono il mondo gli Stati Uniti d’America, la Cina e La Russia: il nuovo G-3. Un triangolo sostenuto dal dominio tecnologico, dalla continuità dei leader e dal tramonto dell’ordine precedente, costruito dagli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, sui pilastri della cooperazione atlantica e dell’integrazione europea.

Quell’epoca è passata. Ognuno dei tre Stati guida seguirà alcuni percorsi paralleli. Primo: il controllo dei propri seguaci. Secondo: il controllo comune dei focolai di instabilità. Terzo: una dura competizione con gli altri due soci, secondo i propri interessi e le proprie ambizioni.

La domande capitali sono evidenti: potrà ogni singolo Paese europeo competere con questi tre colossi?Certamente no. Potrà l’Europa unita sopravvivere al nuovo ordine imposto dal triangolo di ferro?

Unica certezza: l’UE rischia di pagare carissimo le sue divisioni interne e il suo ritardo in tema di difesa. La prospettiva è di diventare strategicamente irrilevante e di essere tagliata fuori dalla grande competizione tecnologica della nuova era. Un Trump eletto per la seconda volta non mancherebbe di esigere, ancor più di quanto faccia oggi, che l’Europa diventi un docile insieme di Stati individuali pronti a rapporti bilaterali con gli USA (ma non con Cina e Russia). L’Europa sarebbe annientata. Quanto basta per capire quanto siano lontani dalla realtà i proclami dei nostri nazional populisti quando annunciano che l’Europa attuale sarà “spazzata via” dagli elettori e che l’Italia potrà finalmente essere sovrana e badare ai suoi interessi. Le urne europee di fine maggio ci proporranno una alternativa secca e senza appello: tra una limitata sovranità europea pronta a battersi per trovare posto nel G-3, e una sovranità nazionale del tutto inesistente perché vincolata a rapporti bilaterali con i veri potenti. Laddove non sono ancora nella stanza dei bottoni, questi partiti (a partire dalla Lega) vorrebbero comunque entrarci presto. Continua a leggere

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