Archivi tag: Verona che non cambia

Ripartiamo in luglio in vista del 2022

………………….appello di Tito Brunelli

Con chi è disponibile, nel prossimo luglio mettiamo in moto un gruppo di riflessione politica su Verona: incontro quindicinale (è il minimo, vista l’impresa), per un tempo lungo (5 anni). Domanda ovvia: “Quali sono gli obiettivi?”. Analizzeremo la nostra città; ci chiederemo come può creare condizioni di benessere per chi la abita e diventare più bella e attraente. Occorreranno pazienza, sopportazione tra diversi e attesa di novità grandi. Metteremo in moto competenze e disponibilità dei cittadini. Un gruppo di base garantirà continuità e impegno. Avremo gruppi a tema. Organizzeremo assemblee pubbliche (una ogni due mesi?). Un lavoro di questo genere porrà all’attenzione le persone migliori, le più impegnate, quelle capaci e all’altezza del compito di indirizzare Verona. All’avvicinarsi delle elezioni comunali del 2022, se avremo lavorato bene, chi si sarà impegnato diventerà interlocutore forte dei cittadini e dei partiti politici. Questo è l’impegno che dobbiamo alla nostra città e ai nostri concittadini. Se i partiti politici imboccheranno la strada indicata, noi saremo da stimolo. Non lo faranno purtroppo. Se non ci muoviamo, l’alternativa è chiara: ritroveremo Flavio Tosi come sindaco di Verona degli anni 20. Può succedere perché, oggi, a chi chiede chi può essere sindaco di Verona, una parte ragguardevole della popolazione dice: “Flavio Tosi”: Continua a leggere

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Scontro tra visioni e nulla di fatto, eccetto il danno

Maggio 2010. Le palazzine sulla collina, al grezzo, sono quasi concluse. Saranno pronte tra un anno.

Quinzano non si arrende: torna alla carica contro l’osteggiata lottizzazione: “uno stravolgimento per il nostro antico borgo”. Mario Toffaletti e alcuni residenti finanziano studi e azioni legali, con due avvocati (Claudio Carli e Paolo Tebaldi) che approfondiscono il caso e decidono le azioni da intraprendere. L’urbanista Massimo Gronich mette sotto accusa altezze e superfici non rispettate. Emergono irregolarità e discrepanze tra il progetto e la realizzazione delle case. L’edificazione sarebbe estesa su 4.000 mq anziché sui 2.000 approvata nei piani di costruzione.

E’ scontro tra ambientalisti e assessore Pozzerle: Continua a leggere

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Cosa succede al Monsel, sopra Quinzano?

Riportiamo alla memoria dei lettori una storia iniziata nei primi anni ’90, combattuta da residenti di Quinzano che non volevano che fosse violata la collina, vinta alla fine, nel 2006, da una società costruttrice, con l’aiuto forte di un commissario ad acta, nominato dalla Regione Veneto, dopo deliberazioni, pareri e ricorsi al Tar. Si erano mosse associazioni ambientaliste, sostenendo che l’opera sarebbe sorta in area protetta, nel futuro Parco della Collina, e che il sistema viabilistico non era in grado di sopportare nuovo traffico. Per anni residenti e ambientalisti hanno difeso strenuamente questo spazio, nel tentativo di bloccare l’opera, denunciando le sfregio ambientale e il traffico non sopportabile. Le Amministrazioni comunali hanno ripetutamente negato l’autorizzazione a costruire, perché non fosse irreparabilmente distrutto quel luogo, passo verso la cementificazione delle colline. Tutto inutile. La sentenza del Tar ha reso possibili i lavori. Sono arrivate gru e ruspe. Dramma paesaggistico. Continua a leggere

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Nassar: Non se ne fa nulla?

Dopo tanto silenzio, si è sperato che ci si rendesse conto dell’assurdità del progetto, per cui viene abbandonato. Pia illusione. Forse.

Novembre 2014. Con le piogge abbondanti, ritorna la lottizzazione del Nassar.  La paura si rinnova

Dal rione Filippini a Pescantina i residenti nei pressi dell’Adige sono incollati per due giorni al livello dell’acqua, con barriere di legno per proteggere i piani bassi. La Protezione Civile torna al Nassar, come sempre in occasione delle grandi piene dell’Adige: costeggia il corso del fiume, misura l’altezza dell’acqua, soppesa i rischi, fa erigere le doppie paratoie metalliche con sacchi di sabbia, a protezione di cortili, garage, piani inferiori.

Via Nassar, 35. All’ex Mulino le anziane residenti osservavano il fiume che romba due metri sotto i loro piedi. Gli appartamenti sono sospesi sul corso del fiume. Continua a leggere

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Tanti annunci. Non succede nulla

Perché c’era fretta di edificare e poi tutto si è fermato? Cosa ha allontanato la realizzazione del progetto urbanistico?

Va bene così: un’area verde pregiata aiuta la città. Resta però la domanda.

Nei primi mesi dell’Amministrazione Tosi ci interrogavamo sull’atteggiamento del Sindaco nei confronti dei costruttori. Il fatto che il Comune ha autorizzato in fretta la costruzione del nuovo hotel Lux, mentre le precedenti Amministrazioni, pur desiderose di abbattere una bruttura e di risanare un luogo di sporcizia e di delinquenza insopportabili, non avevano concesso l’avvio dei lavori alle condizioni poste dal proprietario, testimonia che il progetto presentava negatività e non rispettava le norme.

Dopo l’approvazione del Piano degli Interventi, che di fatto affida il compito di progettare e di costruire la nuova Verona ai costruttori, Continua a leggere

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Nassar: lo scontro continua

Novembre 2008. Ancora scontro tra Ambientalisti e Giacino, assessore all’Urbanistica.
Giorgio Massignan, da assessore, aveva collocato il Nassar in “Salvaguardia”: non vi si poteva edificare. Avrebbe dovuto essere coltivato a fini agricoli;
– nei pressi dell’Adige la fascia di rispetto è di 100 metri. “L’Amministrazione Tosi-Giacino li ha eliminati, stravolgendo il PAT, a Chievo (per realizzare il Centro Canoa) e al Nassar, per questa lottizzazione che non ci stava senza la riduzione dell’area di rispetto”;
– le infrastrutture viabilistiche sono insufficienti, specialmente se ci sarà un centro commerciale; Continua a leggere

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Nota conclusiva di Tito Brunelli

Un’Amministrazione comunale che vede al di là del naso non chiude la ricerca e si batte per valorizzare il nuovo.

Viene il dubbio che sia meglio non parlare di innovazione e di ricerca, presentate come il toccasana per risolvere i problemi della nostra società; come la molla che qualifica i paesi che vogliono essere avanzati. Il sentir ripetere da tutte le parti, con apparente convinzione, come scelta senza alternative, la prospettiva dell’innovazione e della ricerca, ci rende assuefatti al parlare di moda; ci riempie la bocca di prospettive che non conosciamo e che riteniamo che facciano colpo sugli interlocutori.

Se noi Veronesi ci credessimo non avremmo permesso la chiusura, di fatto, del Parco Scientifico e Tecnologico. Invece, quando, sei anni fa, è stata presa la decisione di chiuderlo, nessuno ha obiettato. I titoli dei mass media erano elogiativi. Il sindaco Tosi e la sua maggioranza hanno presentato la loro scelta come la chiusura di un carrozzone inutile, che crea spese per nulla (e avevano ragione: hanno continuato a pagare Presidente e Consiglio di Amministrazione di un ente pubblico dichiarato inutile e costoso). Anche le associazioni imprenditoriali sono rimaste mute.

La strada da percorrere era un’altra: riconoscere i fallimenti del passato; chiedersi, come città, se il Parco era veramente da buttare via o se, con il coinvolgimento di molti, dopo uno studio e una progettazione comune, si poteva ritentare, su basi solide. Oppure se era preferibile fare squadra intorno all’Università (di Verona, di Padova, di Venezia, di Vicenza e altre), dopo aver studiato i tentativi positivi realizzati a livello mondiale.

Se la decisione è chiudere, si chiude sul serio e si smette di dire parole che, nei fatti, dichiariamo inutili. Se questa è la strada, si lascia a singoli docenti, a singole facoltà universitarie, a singoli imprenditori o volonterosi l’avvio di tentativi isolati di nuovi modi di rilanciare l’imprenditoria innovativa e la ricerca scientifica.  Continua a leggere

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