“Bizzarro parere”: Un nuovo esposto di Bertucco

 

Metà marzo 2014. Il capogruppo del P.D. Michele Bertucco presenta in Procura un esposto sull’iter amministrativo che ha portato il Comune ad autorizzare i lavori di ristrutturazione dei due appartamenti, in un edificio del 1939 realizzato dall’architetto Fagiuoli, acquistati dalla Lodi in via Isonzo nell’aprile 2010, utilizzando permessi e autorizzazioni negati al precedente proprietario, ottenuti, secondo i giudici, con un “colpo di magia”.

In pochi mesi una serie di atti ha abbattuto quelli che sembravano ostacoli insormontabili. Nel “Piano territoriale regionale di coordinamento” (PTRC) l’immobile risulta “vincolato”. Nel regolamento di attuazione del Piano Casa, varato nel novembre 2009 dal Comune di Verona, era indicato in rosso: colore che comporta la non applicabilità del provvedimento regionale. Eppure il 18-3-10, venti giorni prima dell’acquisto, da parte dei Giacino, dei due appartamenti, il Consiglio comunale approva un emendamento ad una delibera del Piano Casa, illustrato dallo stesso Giacino, dove si afferma che il vincolo in questione è “meramente indicativo in quanto ricognitivo”. Per chiarire a quale parte dell’edificio si applichi il vincolo, si rende necessario l’intervento della Regione, richiesto dal dirigente della pianificazione territoriale del Comune, architetto Grison. Il parere dell’architetto Vincenzo Fabris, della direzione urbanistica regionale, arriva il 24-4-10 (due giorni prima dell’acquisto degli appartamenti da parte dei Giacino): l’ampliamento è ammesso qualora non comporti “l’alterazione significativa dei valori architettonici, costruttivi e tipologici”. A questo parere si rifà l’architetto Grison, il 19-11-10, per rispondere alla richiesta sulla applicabilità del Piano Casa per gli edifici vincolati pervenutagli il giorno prima dal dirigente dell’Edilizia privata Cristina Salerno. A quel punto il progetto è autorizzato. E’ da tener presente che i lavori di ristrutturazione erano già iniziati, nell’estate 2010, affidati alla ditta Soveco (dalla quale pare che Giacino abbia ottenuto uno sconto di 250.000 euro) L’esposto parla di “ipotesi criminose” e chiede opportune indagini.

I giudici del Tribunale del Riesame di Venezia:

– scrivono che “finché il bene apparteneva a un semplice cittadino, nessun organo amministrativo aveva assunto la benché minima iniziativa. E’ un ben bizzarro parere quello firmato dal tecnico regionale che ha spianato la strada a Giacino per la sontuosa ristrutturazione dell’attico di via Isonzo”.

– notano che la vicenda concorre a evidenziare la grande capacità di spesa della coppia; l’influenza che Giacino “era in grado di esercitare dal punto di vista politico sul Consiglio comunale e gerarchico sui dipendenti dell’ente e su tutti coloro che instauravano rapporti economici con il Comune” e getta ombre sulla regolarità di alcuni atti amministrativi del Comune e non solo”.

Si difende il dirigente comunale Mauro Grison: “Il parere chiesto alla Regione non riguardava il caso specifico della casa di Giacino; si trattava di comprendere meglio come relazionare la norma del PTRC, che prevedeva una salvaguardia, con la successiva Legge Regionale Piano Casa: questo per tutti gli immobili trattati dal PTRC. Il mio ruolo istituzionale nel Comune è di dirigente per la Pianificazione Territoriale, di fiducia dell’Amministrazione, non del singolo assessore”.

– Bertucco chiede nuove indagini e piena luce sul permesso ottenuto dai Giacino per ristrutturare il loro appartamento e sulla procedura messa in campo dal Comune per il rilascio dell’autorizzazione ai lavori; formula le accuse di abuso di ufficio e violazione delle leggi urbanistiche; fa l’elenco dei nomi sui quali indagare:

– Giacino e moglie, per i soli reati urbanistici;

– i dirigenti comunali Mauro Grison e Cristina Salerno;

– l’ex presidente della Commissione urbanistica Marco Comencini, autore dell’emendamento;

– l’ingegnere Alessandro Dalle Molle, marito della Salerno, incaricato da Giacino di preparare il progetto e di dirigere i lavori di ristrutturazione della casa.

Dice l’ordinanza del gip Taramelli: “Dalle Molle, per il progetto e la direzione dei lavori nel cantiere della Lodi, non risulta aver emesso ancora alcuna fattura nonostante i lavori si siano conclusi nel 2011”.

Bertucco chiede di esaminare anche la posizione della “Soveco spa”, una delle due società incaricate da Giacino e moglie di svolgere i lavori, costati sui 700.000 euro. Nel Piano territoriale regionale del Veneto, l’art. 62 elenca gli edifici rispetto ai quali sono vietati interventi di demolizione o che comportino una modifica significativa sugli immobili. Nell’allegato A del Piano regionale appare proprio l’edificio dove risiedono i Giacino.

 

 

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Archiviato in Caso Giacino, Cementificazione, Urbanistica, Vicende giudiziarie

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