Archivi del mese: marzo 2014

Di fronte alle accuse

 

Leardini si dichiara vittima, costretto a cedere di fronte all’arroganza della politica. Aveva un legale di fiducia, retribuito con un fisso mensile. Le consulenze affidate alla Lodi erano richieste dal marito: l’incarico era effettivo, ma non necessario; il costo alto.

I Giacino negano ogni addebito e sostengono che Leardini mente.

Vito Giacino afferma che ha acquistato la casa con i soldi di famiglia (di lei): i lavori sono regolarmente fatturati e pagati; non ha preso o chiesto soldi; sono legittime scelte e concessioni.

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Cementificazione, Urbanistica, Vicende giudiziarie

Spunta da più indagini: Andrea Bussimello

 

Andrea Bussinello (Bpp petroli): “Io non voglio essere associato alla storia delle consulenze della Lodi. Ne sono intercorse, ma nessun pagamento mensile da 5.000 euro per un anno. Nessun secondo fine per arrivare al matrimonio con AGSM sfociato nei distributori dell’azienda. Nessun pagamento alla Lodi in quanto moglie di Giacino: non è il mio stile”. Ammette il rapporto lavorativo con la Lodi: “Ho stipulato due contratti con lo studio Callipari. In uno, per volontà dello studio, era inserita la Lodi che lavorava lì. Il contratto prevedeva il pagamento di una parcella di 10.000 euro per trovare partner commerciali, in particolare AGSM. Il contratto è stato stipulato il 31 maggio 2011. Dopo tre mesi è stato chiuso perché la Lodi non ha portato risultati. Abbiamo realizzato il progetto da soli”.

Bussinello è stato chiamato in Procura per raccontare del rapporto lavorativo con la Lodi.    Conclude: “Per fortuna con Verona, come azienda, abbiamo poco a che fare”.

 

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Urbanistica, Vicende giudiziarie

Alessandra Lodi e il Comune di Lazise

 

Il “sistema Giacino” arriva al lago: lui chiedeva ai suoi interlocutori di “far fare pratica alla moglie, che aveva bisogno di lavorare”. Dal marzo 2010 al maggio 2013 la Lodi, spuntata all’improvviso, è legale di fiducia del Comune di Lazise, con l’allora sindaco Renzo Franceschini, vicino alla lista Tosi. La Lodi non aveva uno studio legale proprio; si appoggiava a colleghi che, per suo conto, si occupavano della pratica. Ha intascato 68.000 euro. Per la Procura si tratta di mazzette per ottenere i favori del consorte.

L’attuale sindaco Luca Sebastiano ha tagliato i ponti con la Lodi. “Il nostro Comune le ha affidato 27 incarichi in ricorsi al TAR e al Consiglio di Stato. E’ da valutare se la Lodi, con poca esperienza in diritto amministrativo, avesse le caratteristiche professionali per rappresentare al meglio il Comune. E’ obbligo morale affidare la difesa del bene comune a chi è in grado di farlo bene. Viene il dubbio che la Lodi sia diventata l’avvocato del nostro Comune per un rapporto preferenziale: l’allora sindaco ne avrebbe guadagnato in termini di immagine, di benevolenza e di tornaconto elettorale, tirando dalla sua i voti della squadra Giacino-Tosi: non è corretto né morale”.

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Cementificazione, Urbanistica, Vicende giudiziarie

Indagini su Alessandra Lodi

 

Scorrendo le entrate della dichiarazione dei redditi, gli inquirenti notano la forte lievitazione:

– anno 2006: 10.000 euro;

– anno 2008: 13.000;

– anno 2009: 112.000;

– anno 2010: 223.000;

– anno 2011: 258.000;

– anno 2012: 325.000. Nello stesso anno Giacino denuncia 82.000 euro.

In base ai 15 faldoni di documenti sequestrati, oltre a quelle pagate da Leardini, la Lodi denuncia le seguenti entrate:

– Comune di Lavagno: 11.000 euro;

– acquisto di quote Malastrana Parking di Praga: 18.000 euro;

– Peep mai fatto nel territorio di Lazise: 65.000 euro. Lei e Vito erano i legali della venditrice;

– transazione Winsemann a Lavagno: 21.222 euro. Emise fattura la Lodi;

– assistenza stragiudiziale per un’operazione a San Martino B.A.: 17.685 euro (fattura Lodi in qualità di legale privata).

– “Serenissima Partecipazioni spa” paga parcelle per un totale di 283.000, “in linea con il mercato”.

Il legale rappresentante dichiara di aver scelto la Lodi come consulente perché moglie di un professionista diventato vicesindaco e assessore all’Urbanistica di Verona. Significava “un occhio di comprensione della pubblica amministrazione, cosa risultata vera”.

I comuni di Lavagno e di San Martino B.A., oltre a quello di Lazise (di cui tratteremo in seguito), sono citati nell’inchiesta: le consulenze della Lodi sarebbero arrivate nell’Est veronese grazie all’interessamento del marito. La Lodi agisce in questi due territori come legale di privati, non dei Comuni. Lo precisano i due sindaci: Albi e Avesani, che non hanno avuto a che fare con lei.

Altri amici di Giacino, titolari di società, hanno liquidato alla Lodi 12.000 euro all’anno, per tre anni: dal 2010 al 2012. Un’altra spa sottoscrisse una consulenza alla Lodi per il 2009 e il 2010 (totale: 25.000 euro): il legale rappresentante era amico di Giacino. Gip: “L’incarico veniva sollecitato in virtù dell’amicizia che legava uno dei soci a Giacino, il quale in prima persona chiedeva all’amico di trovare qualche azienda che permettesse alla moglie di fare esperienza nel settore: controllo contratti, recupero crediti, piccoli incarichi di diritto civile”.

 

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Urbanistica, Vicende giudiziarie

Le indagini

 

Anno 2008. Giacino avrebbe preteso da Leardini 110.000 euro “quale retribuzione della sua mediazione per un contratto di compravendita di un terreno a Porto San Pancrazio”, comprato da Leardini per 1.200.000 euro.

– A San Michele – via Confortini – sono previsti sei lotti per l’edilizia economica e popolare (Peep): sei palazzine di 4 piani: 120 appartamenti. Il terreno edificabile è stato espropriato a Leardini che, per di più, non ha ricevuto i soldi che attendeva. Di queste aree Giacino e Leardini hanno parlato in seguito ad un bando di edilizia popolare. Giacino promise a Leardini di interessarsi della questione. Per questo interessamento (approvazione della variante relativa all’area Peep di San Michele) Giacino avrebbe preteso 300.000 euro, in contanti, in più soluzioni da 40-50.000 euro ciascuna.

Giacino studia un sistema per nascondere al fisco e rendere leciti i suoi abbondanti introiti di denaro. Meglio evitare versamenti in contanti. Leradini accetta di dare i soldi pattuiti alla moglie di Giacino come compenso per attività di consulenza a lei affidate, in realtà mai espletate, emettendo regolare fattura: sono 7 consulenze, tra il 2010 e il 2013, per complessivi 170.000 euro, in cambio di favori nelle pratiche amministrative. In totale Leardini ha consegnato ai Giacino più di 600.000 euro: in contanti e attraverso le consulenze mascherate.

– L’incremento del reddito della coppia Giacino-Lodi e il loro alto tenore di vita raggiunto in pochi anni attraggono l’attenzione degli investigatori.

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Urbanistica, Vicende giudiziarie

Elementi essenziali per le indagini: la casa, la disponibilità di soldi, il lavoro della Lodi

 

La casa in via Isonzo, 11 (ultimi due piani) – ristrutturata senza badare a spese (circa 1.700.000 euro) – con un attico da sogno, di 400 mq; con area relax e maxischermi. L’arredo sarebbe costato 200.000 euro. Impegno di spesa impressionante. Con quali soldi intendevano pagare? L’appartamento è in un immobile vincolato, per cui la ristrutturazione pareva impossibile. In base a quali leggi o norme si è intervenuti? Si è scelta la strada di farlo rientrare nel Piano Casa regionale. Il 18 marzo 2010 il Consiglio comunale deliberò un emendamento, secondo il quale “la colorazione del palazzo (il colore rosso indica il vincolo) era meramente indicativa”. Il 10 giugno 2010 una nota del dirigente dell’Urbanistica riportava il parere di un architetto della Regione che rendeva possibile l’applicazione del Piano Casa. “Serviva un parere che indicasse se l’intervento alterasse o meno i valori architettonici e tipologici dell’edificio”. E’ stata ribadita la “possibilità, ancorché limitata”. Al proprietario di un attico adiacente risultava concessa la stessa possibilità edificatoria “mentre tali interventi non sarebbero possibili”. Con difficoltà e a piccoli passi il progetto è andato avanti.

Tesi dell’accusa. Avere la casa dei sogni non era facile. E’ stata ottenuta per la capacità di Giacino, in forza della sua posizione, di influenzare scelte e pratiche edilizie per i suoi interessi, coinvolgendo “soggetti legati a rapporti di collaborazione con la Pubblica Amministrazione”. Una reggia, oggi per qualche tempo trasformata in galera, pagata, secondo le malelingue, a colpi di tangenti. Sta di fatto che chi ha eseguito i lavori si è visto contestare il conto finale; ha praticato uno sconto; aspetta la conclusione dei pagamenti, in quattro rate da 40.000 euro. Altri, per i lavori eseguiti, attendono dai Giacino, pagamenti nel 2014, 2015, 2016, 2017. Chi pagherà?

Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Cementificazione, Urbanistica, Vicende giudiziarie

La coppia Giacino – Lodi

Da più di un anno, il rapporto tra i due era stanco. Lui molto impegnato; lei, giovane e bella, coltivava un rapporto sentimentale con un amico. Non prevede la separazione perché teme di perdere il benessere costruito col marito. “E’ piacevole passare dal tonno al caviale; è duro tornare indietro: dal caviale al tonno”. Teme di tornare a guadagnare poco. Il marito rappresenta la sua unica opportunità. Lei ripete: “Voglio crearmi la mia indipendenza”. Nei tre mesi tra le dimissioni di Giacino e l’arresto, la coppia si ricompatta.

Le complicità tra i due. Entrambi aspirano a una posizione sociale elevata, all’agiatezza, al lusso. Dispongono di una casa gioiello climatizzata, dove tutto si controlla con il telecomando; di denaro, belle auto, abiti firmati, arredi signorili (pare che per arredare l’attico abbiano speso 200.000 euro), scarpe e borse; di una palestra attrezzata (una vera passione o ossessione per lei), di una zona dedicata al benessere del cane e, si vocifera, di una piscina. Frequentano ristoranti di lusso e serate di gala: un mondo sfavillante. Una vita da sogno. Tutto per merito della politica e del potere.

La Lodi è l’ intestataria dei due appartamenti di via Isonzo, acquistati nel 2010. Da alcuni anni non spendevano denaro proprio: non risultano prelievi dal loro conto corrente.

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Urbanistica, Vicende giudiziarie

Vito Giacino in carcere. Alessandra Lodi agli arresti domiciliari

17 febbraio 2014. Vito Giacino è in carcere. Dal giorno delle sue dimissioni (15 novembre 2013) si è auto esiliato in casa, per tre mesi, con la moglie.

Accusa: concussione, corruzione e induzione indebita a dare o promettere utilità, in concorso con la moglie, avvocato Alessandra Lodi. Giacino, “abusando della sua qualità e dei suoi poteri, costringeva e induceva Leardini a dargli indebitamente oltre 600.000 euro tra contanti e tangenti mascherate da consulenze, commissionate alla moglie avvocato”.

N.B. Le notizie che riportiamo nei prossimi articoli sul caso Giacino e che coinvolgono aziende e persone di varia provenienza sono apparse, con ampio rilievo, sulla stampa locale

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Urbanistica, Vicende giudiziarie

Vito Giacino in carcere. Alessandra Lodi agli arresti domiciliari

I protagonisti della vicenda

– Alessandro Leardini E’ il proprietario di “Legnaghese Real Estate spa” e di “Belea Costruzioni edili spa”, società in affari con numerose Amministrazioni comunali del veronese.

E’ nome noto alle cronache giudiziarie. Nel maggio 2004 l’allora direttore di ATER Castellani fu arrestato, per concussione e peculato. Nell’aprile 2013 è arrivato il patteggiamento. I costruttori che volevano fare affari con ATER dovevano acquistare, presso la galleria “Officina d’arte”, opere d’arte della moglie di Castellani. Leardini entra nell’indagine, non indagato, come vittima: acquistò opere, in parte non ritirate, per 750.000 euro. In cambio ha ottenuto da ATER varie commesse.

In entrambi i casi (ATER – Giacino), Leardini si è trovato al bivio: pagare il politico o rinunciare ai lavori.

– Vito Giacino Il padre è avvocato di origini siciliane. E’ in ascesa dal 1995, in Forza Italia e nel Popolo delle Libertà. Elezioni comunali del 2007: 1.100 preferenze. Diventa simbolo del nuovo corso tosiano: no alleanze con partiti e loro segreterie; sì con persone e pacchetti di voti. Nel 2012, con la Lista Tosi, le preferenze diventano 4.128: un record. E’ compagno di viaggio di Tosi verso la candidatura a premier del Centro Destra. Giacino è sindaco predestinato della Verona del dopo Tosi. Come assessore a Urbanistica e Lavori pubblici, ha gestito l’approvazione del Piano di assetto del Territorio (PAT) e del Piano degli Interventi (P.I.: 300 progetti in città), la Passalacqua, l’ex Arsenale, i centri commerciali.

Sposato con l’avvocato Alessandra Lodi, ne parla con venerazione: innamoratissimo.

Giacino e Leardini si sono conosciuti nel 2007. Quando Giacino diventò assessore all’Urbanistica, Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Cementificazione, Urbanistica, Vicende giudiziarie

Nota conclusiva di Tito Brunelli sul caso Giacino

Questa nota è stata scritta prima che Vito Giacino e signora fossero arrestati. Non la modifichiamo perché l’aver precorso i fatti le attribuisce maggiore valore morale.

Spetta alla Giustizia decidere su eventuali responsabilità penali di Vito Giacino. Spetta a tutti i cittadini e, in particolare, al mondo politico valutare in fatti accaduti ed esprimere un giudizio, cosa che da tempo non si fa.

Primo. Un amministratore pubblico, durante il suo mandato, può realizzare lavori milionari nella sua abitazione? Parecchi amministratori e cittadini dicono “sì”, in base all’idea che ogni persona, nella sua vita privata e per quanto riguarda i suoi beni, può muoversi e decidere come crede. Altri (io sono tra questi) sostengono che la responsabilità nei confronti della popolazione esige che un amministratore non compri o recuperi beni, soprattutto se immobili e costosi, durante il suo mandato. Non può un amministratore in carica acquistare terreni, costruire case o capannoni, avviare attività costose. Altrimenti alcuni o molti cittadini possono pensare che prima del suo ingresso in politica non aveva i soldi e gli appoggi e adesso li ha. E’ dovere di chi assume ruoli politici o amministra i beni comuni comportarsi in modo che nessuno possa solo dubitare che ci sia anche il minimo interesse privato.

Secondo. Un amministratore pubblico in carica può assegnare lavori che riguardano sue proprietà ad aziende Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Caso Giacino, Indagini giudiziarie, Riflessioni, Urbanistica, Vicende giudiziarie