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Referendum sull’autonomia del Veneto

NON ANDIAMO A VOTARE ……perché la richiesta non ci appartiene, non ci coinvolge.

Un esempio concreto: la sanità. Nella gestione del Servizio Sanitario pubblico la Regione ha un ruolo decisivo. Ascoltiamo i responsabili regionali: ripetono che la nostra sanità è eccellente. Parliamo con i cittadini comuni: molto spesso dicono l’opposto. Meglio: spesso si parla bene del servizio ospedaliero; ma si coglie il senso di un quasi totale abbandono da parte della sanità nel territorio. Quando si parla dei servizi territoriali e di come arrivare all’ospedale e ai medici competenti in caso di bisogno, gran parte della popolazione si mette le mani nei capelli. E’ difficilissimo entrare in rapporto con l’ospedale e con gli specialisti per le malattie da cui si è colpiti. Dobbiamo capire: la sanità veneta è di eccellenza o è da mani nei capelli? Chi cura in casa l’anziano o il bisognoso di aiuto è al centro dell’attenzione del Servizio Sanitario oppure le famiglie sperimentano l’abbandono? Ogni 5 anni votiamo per eleggere i responsabili regionali: almeno in quella occasione abbiamo la possibilità di essere informati e di poter partecipare alle decisioni sulla gestione della sanità pubblica? Ormai non ci poniamo neppure il problema: la partecipazione alle scelte non esiste. Chi chiede il nostro voto per favorire questa autonomia regionale non si rende conto della sofferenza crescente di cittadini che sempre più, sfiduciati, decidono di arrangiarsi come possono, all’italiana, ad esempio ricorrendo al dirigente amico o amico degli amici o al medico che conosciamo per avere parte di quanto ci è dovuto. Ad esempio, chi ha urgente bisogno di una TAC, ricorre al medico che conosce, altrimenti deve aspettare per molto tempo. E chi non conosce nessuno che fa, se non andare in depressione? Questi e altri simili sono i problemi da affrontare. Se succederà, la ricerca di partecipazione e di autonomia sarà un fatto normale, di cui gloriarsi, da costruire insieme.

Visto come vanno le cose oggi, proponiamo di non votare. Non possiamo coprire le manchevolezze del gruppo dirigente. Non diamo delega in bianco a chi vuol decidere in prima persona e non si mette al fianco dei cittadini sovrani. Cresce la consapevolezza che Veneto e Lombardia, zone ricche, vogliano il referendum per andare a Roma a battere cassa, forti, diciamo così, dell’appoggio del popolo. Ci pare che l’autonomia richiesta abbia una sola motivazione: l’egoismo crescente; il volere sempre più per noi, abbandonando i nostri compagni di strada al loro destino. E’ meglio mettersi insieme e cercare le vie di un buon vivere condiviso.

Tito Brunelli                                                                              Armando Ferrarese

 

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Sospensione delle pubblicazioni

Annunciamo una sospensione  delle nostre pubblicazioni. Ci risentiamo quando la nuova Amministrazione Sboarina, alla quale auguriamo di saper indirizzare al meglio il nostro futuro di cittadini, farà i primi passi e manifesterà le sue scelte. Nessuno di noi può sentirsi spettatore o occuparsi solo di altro. Deve finire il tempo in cui la nostra partecipazione politica si limita al voto (sempre meno) e a rinfacciarci difetti e vergogne. Deve svilupparsi il dibattito sul presente e sul futuro della nostra città e di chi la abita.

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Linee programmatiche per l’Arsenale

In occasione della scorsa campagna elettorale e del ballottaggio, abbiamo pubblicato linee programmatiche utili per ridare fiato a Verona:

  • città che rinasce dai quartieri, che si qualificano a partire dalle piazze e dall’Adige, che deve diventare il nostro fiume;
  • la città che accompagna i suoi giovani e i disoccupati alla ricerca di un lavoro di qualità;
  • il ruolo sociale della famiglia, che deve diventare protagonista del servizio sociale; una politica degli immigrati capace di renderli partecipi e responsabili del comune cammino cittadino.

Completiamo il quadro con la quinta linea programmatica:

Verona e l’Arsenale

Un’Amministrazione che decide di realizzare molti grandi e costosi interventi rischia di non portarne a termine nessuno. Meglio puntare su uno (massimo due), su cui convogliare i soldi recuperabili in 5 anni. Riavere l’Arsenale, come luogo di riferimento per Veronesi e turisti, è scelta qualificante, magari con un unico progetto che comprende gli spazi tra Arsenale, piazza Vittorio Veneto, Ponte Scaligero e Castelvecchio:

– metà Arsenale sarà sede unica del Museo di Storia Naturale, tra i più prestigiosi d’Italia, con le sezioni di Botanica, Zoologia, Geologia,Paleontologia, Preistoria e la collezione dei fossili di Bolca. Da anni il Museo è collocato in due sedi: palazzo Pompei e palazzina dell’Arsenale. Abbiamo oggi la grande occasione: unificare il Museo nell’Arsenale. Va respinto quanto l’Amministrazione Tosi prevede. Il Museo ancora diviso tra Castel San Pietro e Arsenale. Noi riteniamo dovere della città collocare tutto il Museo all’Arsenale. Puntare su Castel San Pietro significa continuare a chiudere molto materiale da esposizione in scatoloni, in ambienti chiusi e inaccessibili.

– l’altra metà dell’Arsenale sarà affidata all’inventiva dei nostri giovani: per loro saranno le Torricelle, come spazio per la festa e per il divertimento; per loro sarà mezzo Arsenale: con esperti in vari settori, i giovani saranno chiamati a valorizzare questo luogo con inventiva e intelligenza, nella linea della cultura e dell’arte. Potranno promuovere luoghi di relazione, attività teatrali, letterarie, musicali, filmiche, ludiche; scambi culturali, laboratori per artisti, spazi per esposizioni, biblioteca ed emeroteca, librerie scientifiche e per ragazzi; un ristorante e un caffè.

– sul piano economico l’Arsenale dovrà auto sostenersi, come luogo della ricerca scientifica, della cultura naturalistica e delle proposte culturali, con l’utilizzo di nuove tecnologie, in rapporto con la città e il mondo.

Spesa: sui 45 milioni. Occorre cercare contributi, senza ricorrere al project financing, affare per privati.

L’Arsenale di Verona, secondo solo a quello di Vienna, fu edificato tra il 1854 e il 1861 per la costruzione, la manutenzione e la custodia delle armi. Passò all’Italia nel 1866 e al Comune di Verona nel 1995. Da allora il complesso è in progressivo degrado, causa l’insufficiente manutenzione. Urge un intervento complessivo, rispettoso del monumento e del contesto, nella linea di una rigenerazione urbana. L’Arsenale è nel cuore di Verona: a poche centinaia di metri da piazza Bra; vicino a Castelvecchio, al Ponte Scaligero e all’Adige. Ci sono spazi verdi, giochi, un bar e una vasca d’acqua. Monumenti museali (Arsenale e Castelvecchio) e Ponte Scaligero, con un ruolo propositivo del Circolo Ufficiali, possono diventare importante centro turistico, culturale ed economico. Un gruppo specializzato dovrà presentare le ricchezze culturali di Verona in Italia e nel mondo.

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Chi votiamo domenica 25 giugno?

Le possibilità sono davanti a noi:

1) disertare le urne – 2) votare e consegnare scheda bianca – 3) votare e annullare la scheda con un segno qualsiasi – 4) mettere la croce su Bisinella – 5)  mettere la croce su Sboarina.

Procediamo per esclusione:

  • disertare le urne: no. La tentazione è forte, ma l’etica civile in cui siamo cresciuti ci chiede di esserci;
  • consegnare scheda bianca: no. Non lascia  segno del nostro passaggio;
  • votare Bisinella. No. L’Amministrazione Tosi (la squadra, simile alla precedente), come abbiamo mostrato, è la peggiore degli ultimi decenni. I Veronesi sono stati ingannati, con migliaia di bugie e purtroppo non se ne sono ancora accorti. C’è poi la questione “mafie”. Tosi, da sindaco, non ha mai voluto affrontare il problema. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi per altri anni. Bisinella, nella campagna elettorale ha escluso novità;
  • votare Sboarina. No. significa dare nuovo fiato alla Lega di Salvini e continuare con la struttura comunale che ci troviamo oggi, in una situazione di demotivazione. Questa aggregazione ha mostrato di non saper realizzare opere e non ha tenuto rapporti con i cittadini, soprattutto con i più poveri.
  • Resta votare scheda nulla. Dice che la situazione politica a Verona ci preoccupa e noi ci siamo e vogliamo esserci, a partire dal giorno dopo l’elezione del nuovo Sindaco, che sarà il ‘nostro’ Sindaco, da seguire attentamente in tutte le scelte che farà.

E’ la nostra visione, nel rispetto di ogni libera decisione di ciascuno di noi.

Tito Brunelli                                                                     Armando Ferrarese

 

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Chi è causa del suo mal pianga se stesso

Prima di esprimere una posizione in vista del ballottaggio di domenica 25 giugno, abbiamo aspettato di leggere il testo del documento del Partito Democratico veronese dopo la sconfitta elettorale. Si legge di “orgoglio di aver lavorato con il massimo impegno, facendo tutto il possibile per ottenere il migliore risultato”. Di Orietta Salemi, candidato sindaco, si dice che “ha condotto una campagna elettorale esemplare, con impegno e dedizione totali”. Possiamo sottoscrivere le parole sull’impegno della candidata. Quanto scritto però indica la pochezza di un partito duramente sconfitto pur trovandosi in una situazione  di privilegio:

Il Centro Destra era diviso come mai: i vincitori Sboarina e Bisinella hanno raccolto voti nella stessa area; non solo: anche Michele Croce, Filippo Grigolini, Marco Giorlo, Roberto Bussinello sono della stessa area; Alessandro Gennari (grillino, di provenienza Forza Italia) è stato votato da persone di ogni provenienza; solo Michele Bertucco ha guadagnato voti che sarebbero stati fondamentali per la Salemi.

Questi dati rendono molto amara la sconfitta e mostrano l’inconsistenza del partito: è l’impostazione complessiva che non va e il gruppo dirigente dimostra di non essere in grado di stabilire un buon rapporto con il popolo veronese e di mettersi in sintonia con i concittadini. Facciamo due esempi per capire il disastro che si è verificato: l’inconsistenza delle tre liste che hanno sostenuto la Salemi e la pochezza del programma presentato.

Le liste pro Salemi proponevano persone di valore, ma quasi tutte sconosciute ai concittadini. Per conquistare il ballottaggio sarebbero bastati tre (probabilmente anche due) candidati di peso, in grado di puntare ai mille voti di preferenza in ambienti attenti alle mosse del PD. Individuare queste persone non era difficile e c’era chi poteva dare una mano. Andiamo oltre: di persone in grado di puntare ai mille voti, se ne potevano presentare più di due: forse si poteva andare oltre i voti di Federico Sboarina. Difficile? Sì. Possibile? Sì.

Veniamo al programma: abbiamo confrontato le proposte programmatiche Continua a leggere

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Chi votiamo? – 14 – Riflessione finale di Tito Brunelli

Stiamo vivendo la lontananza dalla politica. Lo vedo in questi giorni, quando avvicino le persone per consegnare la propaganda elettorale: quasi tutte scappano; non vogliono parlare di partiti e candidati. Parecchi dicono che non votano o minacciano di farlo: scelgono, con sofferenza, di non partecipare neppure alle elezioni comunali, le più vicine. Il disgusto è motivato. Basta assistere ai telegiornali. Questo atteggiamento però è pericoloso per il nostro futuro di Veronesi, di Italiani, di Europei, di cittadini del mondo. O impariamo a vedere la città come la nostra casa, che ci sta a cuore e per la quale doniamo il meglio di noi, anche se le cose vanno male, oppure il futuro dei nostri figli è segnato, nella direzione dell’egoismo, della chiusura, dell’ognuno per sé, del declino. La preoccupazione aumenta quando coloro che votano ricorrono al cosiddetto “meno peggio”, al “Voto turandomi il naso” di Montanelli. Un tale atteggiamento si può comprendere per un breve periodo, ma se risulta la norma, da decenni, prima o poi ci si stacca dalla politica, vissuta come malaffare e interesse privato.

Chi votare?

La domanda non entusiasma gli interlocutori. Tutti i candidati presentano limiti pesanti. I nostri lettori noteranno che, nella scelta del candidato sindaco, siamo andati per esclusione, anche noi nella linea del minor male. La nostra politica va rivista. Se non ci sono idee e la città è destinata a rimanere quello che è, non vale la pena muoversi e spendere energie e soldi.  E si torna indietro. Mancano la visione della nuova Verona, progetti concreti da realizzare e il dialogo con interlocutori che possano rendere possibile che visioni e progetti si concretizzino. Verona è già città affascinante; ma deve esserlo di più: ce ne accorgiamo quando facciamo quattro passi in molte nostre periferie. E’ positivo che quasi tutti i candidati sindaco abbiano messo al centro delle loro proposte i quartieri e le periferie (sulle orme del Papa). C’è però una differenza sostanziale tra il procedere dei candidati e quello di papa Francesco: il Papa mostra con le parole, ma soprattutto con i fatti, con le scelte che compie, con le persone che incontra cosa significa valorizzare le periferie esistenziali. Per i nostri candidati sindaco non è altrettanto chiaro cosa significa mettere quartieri e periferie al centro. Se non si mostra come si intende rendere concreta l’idea, l’affermazione resta inutile: parole vuote. Dal 26 giugno la parola vuota va nel dimenticatoio e il valorizzare le periferie resta un miraggio morto. Se i nostri lettori vanno a rivedere quanto abbiamo scritto sui quartieri, sulle piazze, sui centri periferici, sul corso dell’Adige, ecco: si apre una strada. Ci auguriamo di sbagliare, ma la nuova Verona non uscirà dalla prossima Amministrazione. Con chi ci sta (fatevi avanti. Comunicateci il vostro nome) possiamo prepararci per la campagna elettorale del 2022. Ognuno deve fare la sua parte per cambiare la rotta. Fare politica, a partire dal proprio Comune, non è un hobby, è un dovere civico al quale non ci si può sottrarre se il nostro obiettivo è il bene comune.

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Chi votiamo? – 12 -Il Centro Destra e Federico Sboarina

A Verona è il raggruppamento potenzialmente più forte. Vive però contraddizioni e difficoltà: è spaccato in tanti gruppi, distinti: non ha interlocutori riconosciuti da tutto il raggruppamento. Forza  Italia è divisa (i Giorgetti appoggiano Flavio Tosi) e appare un insieme di singoli, reduci da glorie passate. Vive con difficoltà sia il rapporto con la Lega, prorompente e orgogliosa, sia quello con “Battiti”, lista civica fatta in gran parte da suoi fuoriusciti, tra cui Stefano Bertacco e Federico Sboarina. Teniamo presente che Bertacco a Roma è deputato di Forza Italia e a Verona è co-fondatore di “Battiti”, lista civica. Componenti significative del Centro Destra poi procedono autonomamente, con un proprio candidato sindaco: Bussinello con Casa Pound; Giorlo con Tutto Cambia; Grigolini con Il Popolo della Famiglia che fa capo, a livello nazionale, all’avvocato Amato. L’altra componente del fronte famiglia, con riferimento Gandolfini, è nel Centro Destra. Personaggio a sé è Stefano Bertacco: persona di valore, coerente e saggia. Rapporti tesi e diffidenze non favoriscono di norma l’impegno in campagna elettorale. Sboarina arriverà al ballottaggio. Le difficoltà emergeranno nel secondo turno. Seguiremo gli eventi.

E’ da evitare alla nostra città che vadano al ballottaggio il Centro Destra e il raggruppamento che fa capo a Tosi-Bisinella. Dopo 10 anni pesanti di governo del centro Destra, c’è bisogno di cambiare aria: di recuperare un po’ di entusiasmo intorno all’Amministrazione e la dedizione di chi lavora in Comune; di valorizzare anche chi, in questi anni, è rimasto ai margini; di avviare una attenzione forte al mondo del malaffare e della criminalità organizzata: se ne parla sempre di più in città. Occorre una verifica che garantisca tutti.

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