Archivi del mese: agosto 2008

Ri-creazione a Napoli

di Jean-Pierre Piessou

Da un po’ di tempo Napoli è all’onore delle cronache nere per due emergenze, come si chiamano le cose ormai in Italia. Una per le microcriminalità dei quartieri e dei rioni, sostenuta e capeggiata dalla criminalità organizzata locale, la camorra, denunciata ed analizzata nel libro Gomorra dello scrittore partenopeo Roberto Saviano. La seconda, che fa parlare molto di Napoli in questi ultimi mesi, è il cumulo dei rifiuti che non ha uguale in Italia. Tutti parlano, commentano, giudicano, discutono di Napoli – “Napule” , dai più piccoli ai più grandi, dagli artisti ai politici professionisti ai dilettanti di mestiere: tutti esperti della tecnica dello smaltimento delle immondizie, dei rifiuti, dei gassificatori. Qualcuno in questo bla bla su Napoli osa attribuire a questa città mediterranea il nome di città-monnezza. Ho potuto leggere anche analisi attente, profonde ed esperte su quello che sta succedendo in questa città di tre milioni di abitanti, una delle città più vivaci, più creative, più antiche e più interessanti di Europa per storia, per cultura e tradizioni. Nessuno pero parla di Napoli come di città ricreativa e rigenerativa d’Italia. Napoli è unica nel suo genere. Su questo provo a scrivere due righe di riflessione. Non so se servirà a qualcosa e a qualcuno. Continua a leggere

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Io ho gratitudine per gli italiani ma a loro vorrei dire qualcosa…

Dico subito che guardo gli italiani con ammirazione, stima e rispetto, mentre vivo in Italia aspettando nuove primavere sociali. Una piccola metafora per dire il mio essere in Italia in questi ultimi anni: sono in Italia come essere lungo il mare guardando, scrutando le onde delle acque, sentendo su di me la brezza, il freddo vento dell’acqua e godendo delle piccole cose, compresa la sabbia che il mare accarezza. Sento voci di persone allegre e serene, ma anche il lamento dei pescatori preoccupati del fatto che da un giorno all’altro il mare potrebbe prosciugarsi e i pesci trovarsi nudi in spiaggia: fragili e lasciati alla loro sorte.

Ho trascorso la mia post adolescenza in Italia; quando sono giunto qui avevo poco più di vent’anni. A distanza di 13 anni da quella prima volta, a distanza di 5000 kilometri mi si chiede: Jean Pierre Sourou, come vedi gli Italiani?

Gli italiani sono i miei concittadini. Con loro ho fatto un percorso lungo 13 anni e qualche mese. Con gli italiani ho studiato all’università e sui banchi di scuola. Continua a leggere

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