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Costruite. Costruite! Il Terzo Piano casa della Regione Veneto.

 Prima il Piano degli Interventi del Comune. Poi il Piano territoriale di coordinamento provinciale. In seguito il Piano territoriale regionale di coordinamento.  In questa abbondante legislazione, per lo meno contraddittoria, ecco spuntare il terzo Piano Casa della Regione che propone: 

– “Sì” a interventi edilizi, anche in deroga ai regolamenti e agli strumenti urbanistici comunali, con ampliamenti di cubature anche molto consistenti (dal 20 all’80 %), se mirati alla riqualificazione architettonica ed energetica e alla sicurezza sismica.

– Liberare gli edifici dismessi dall’amianto e dal pericolo idraulico.

– Abbattere le barriere architettoniche.

– “Sì” a interventi nei centri storici purché riguardino edifici non sottoposti a prevenzione specifica.

– Sburocratizzazione delle autorizzazioni;

– Ridurre al minimo il consumo di suolo agevolando, rispetto a costruzioni nuove, le pratiche di ampliamento e di demolizione-ricostruzione di edifici, specie se in aree ad alta pericolosità sismica.

In altre parole: Il Piano casa concede nuove lottizzazioni aumentando la cubatura in deroga ai piani e il loro trasferimento in un raggio di 200 metri. Continua a leggere

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Verona risponde “no” ad alcune norme regionali sulle nuove edificazioni: A chi spetta decidere?

Ottobre 2013. Sale la contesa tra Verona e Venezia, in particolare sull’art. 38 del PTRC che definisce “aree strategiche” e, quindi, da progettare in accordo con la Regione, quelle nel raggio di 2 chilometri da caselli autostradali e uscite da tangenziali e stazioni ferroviarie.

Obiettivo che la Regione dichiara: evitare intralci nei progetti di mobilità, come può essere un capannone o un supermercato dove la Regione prevede uno svincolo. Secondo Comune e Provincia di Verona questa norma vincola buona parte del territorio e costringe a concordare con Venezia ogni intervento.

Marino Zorzato, assessore all’Urbanistica, rassicura: “Non vogliamo aumentare la burocrazia, ma facilitare la vita ai Comuni”. Conferma però che le aree non urbanizzate dovranno essere pianificate attraverso “progetti strategici regionali”. La Regione ha già fatto scattare le misure di salvaguardia sulle aree in questione, in attesa dell’approvazione del Consiglio.

Se il Comune ha pianificato in determinate aree una urbanizzazione, non può procedere: diventano necessari gli accordi con la Regione. Non si procede senza l’assenso preventivo di Venezia. L’allora assessore Giacino: “In sostanza non si muove foglia che Regione non voglia, anche per i piani urbanistici attuativi (PUA). Non si arrivava a tanto nemmeno ai tempi dei PRG. Ogni carta passerà da Venezia. Come faremo a dare risposte rapide? Il sindaco Tosi e io chiederemo un incontro con l’assessore Zorzato per cercare un accordo, sollecitati dagli imprenditori edili. Se le nostre osservazioni non saranno accolte ci vedremo costretti a ricorrere al TAR”.

–  Dicembre 2013. Blocco all’art. 38 del PTRC, per il quale gran parte del territorio veronese sarebbe stato vincolato alla programmazione regionale. Un emendamento al Piano casa prescrive: “Dall’entrata in vigore della presente legge, sino all’approvazione da parte del Consiglio regionale del PTRC, non si applicano le disposizioni dell’art. 38”: colpo di spugna ai vincoli. Le Amministrazioni locali non abdicano ai propri poteri di decidere come, cosa e dove costruire.

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“Costruite! Costruite!”

Anche la Provincia di Verona approva il suo Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP).

Il PTCP è il Piano regolatore della Provincia, intermedio tra Piano regionale e Piani comunali.

Anno 2009. Il presidente provinciale Elio Mosele, causa i contrasti nella maggioranza, non arrivò ad approvare il Piano, che poneva limiti precisi agli appetiti dei costruttori: “Sono stato sconfitto dal partito del cemento”. Secondo i consiglieri di maggioranza c’erano troppi vincoli, come il divieto di costruire in una fascia di 100 metri dalle strade a grande scorrimento.

Giugno 2013. PTCP approvato: flessibile, con meno vincoli. La Provincia di Verona era l’unica, in Veneto, senza PTCP. L’iter si svilupperà per altri sette mesi. Infine passerà al vaglio della Regione. L’approccio dell’attuale presidente Giovanni Miozzi è più favorevole alle richieste dei sindaci e di portatori di interessi del mondo dell’edilizia: molti vincoli diventano raccomandazioni. Restano, però, contrasti in maggioranza.

Dalai (P.D.): “La porta è stata socchiusa: passeranno operazioni immobiliari e investimenti edilizi di ogni tipo. Cadono le poche prescrizioni a tutela delle aree fragili del territorio. E’ regalo sciocco e miope a sindaci del PdL e della Lega Nord, incapaci di progettare uno sviluppo non fondato sulla cementificazione di nuove aree residenziali e industriali quando l’urbanizzazione selvaggia dei decenni scorsi ci consegna immense superfici da riqualificare e da sottrarre all’abbandono”.

Bozza (PdL): “Non ha vinto nessuna pressione. Diamo voce al territorio e ai Comuni. In momenti come questi non si può bloccarli con norme vincolanti. Vogliamo un Piano che sia una opportunità, non un impedimento. L’idea è offrire uno strumento flessibile”.

L’Assessore all’Urbanistica Samuele Campedelli ritiene di aver già fatto il massimo e non gradisce ulteriori richieste della sua maggioranza: “Il Piano deve essere non di vincoli, ma di opportunità. Il PTCP è soluzione di equilibrio tra recupero dell’ambiente ed esigenze di sviluppo. Tutela tutti: i Comuni che vogliono espandersi e quelli vicini che non devono subire ricadute. C’è chi vorrebbe muoversi sempre e comunque senza regole: non è buona amministrazione. No a speculazioni edilizie che deturpano il territorio”. Il PTCP prevede un blocco a nuovi centri commerciali; un limite alle aree industriali dei Comuni (prima si ampliano quelle esistenti, poi se ne autorizzano di nuove); vieta l’edificazione in aree con risorgive o nei corridoi ecologici.

PdL e Lega Nord sottolineano le opportunità di rilancio anche economico.

Gli ambientalisti contestano. Massignan: Continua a leggere

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