Archivi del mese: febbraio 2015

Ciò che il sindaco Tosi garantisce

– “La scelta del traforo è irreversibile”. Occorre incentivare il trasporto pubblico e un sistema di grande viabilità. Ma se il Passante Nord non libera la città dal traffico, come si possono velocizzare il filobus e i mezzi del trasporto pubblico?

– “I lavori stanno per partire”. Lo garantisce il sindaco Tosi, nel 2007, nel 2008 e poi anno dopo anno, in decine e decine di annunci, ormai ridicoli. Chi si può fidare? Recentemente il Sindaco ha dichiarato che, pur non essendo candidato Sindaco, si impegnerà con energia nella campagna elettorale per la prossima Amministrazione, alla quale toccherà la realizzazione del traforo. Ci ha così comunicato che non sarà lui ad avviare e seguire i lavori. Contraddizioni continue.

– “Le risorse ci sono. L’opera non costerà un euro al Comune e ai cittadini”. Queste parole, ripetute dal sindaco Tosi in tutte le salse, impressionano più di ogni altra. Chi può credere che il Sindaco ritenga vero ciò che dice? Se cittadini e Comune non spenderanno un euro, da dove pioverà il denaro? Qualcuno di sicuro paga. Chi paga? Chi investe centinaia di milioni? Sono arrivati a Verona gli angeli benefattori? Chi si cela dietro le fiduciarie imprenditrici?

E’ evidente a tutti che il Passante Nord sarà pagato dai cittadini e dagli automobilisti di passaggio.

– “Il piano del Passante Nord, presentato da privati, si regge anche senza contributi pubblici”. Anche queste sono parole del sindaco Tosi, ripetute e ripetute. Si resta senza parole. Con chi abbiamo a che fare? Naturalmente Tosi non disprezza contributi pubblici; dice però che, se arrivano, saranno spesi in opere accessorie: potenziamento del nodo di via Fincato, all’imbocco del traforo; sistemazione di via Valpantena; pista ciclabile per Boscomantico; raddoppio entro il 2021 della bretella per la Valpolicella. Se il contributo non arriverà, si ricalibrerà il piano finanziario.

– “Le aziende costruttrici sono solide e affidabili”. E infatti due hanno già fallito e le altre sono in difficoltà finanziarie quasi invincibili.

Sconcertante.

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Traforo a ogni costo: Un po’ di storia

Traforo a ogni costo:

– decisione intelligente o testardaggine inconcludente?

– grande progetto per cui spendere l’Amministrazione o segno di ideologia dannosa?

Del traforo delle Torricelle Verona parla da decenni. Il primo tracciato è nel Piano Regolatore Generale (PRG) Marconi (1975).

Anni 80. Sostiene l’idea il DC Michelangelo Bolletti. Si dibatte per un decennio, ma l’opera non è inserita nel PRG.

Anni 90. L’impulso di Serenissima perfeziona il progetto. Nel 1991 il sindaco Aldo Sala dichiara: “Entro un anno potrebbe essere avviato l’intervento per realizzare la galleria”. L’iter è sempre apparso complicato e irto di insidie politiche e finanziarie. Si sono prospettate più varianti: traforo lungo (Poiano-Parona); breve (Borgo Venezia-Valdonega); lunghissimo (Poiano-Valpolicella).

Anno 1993. Il Consiglio comunale (mozione Bodo-Finzi-Mingon) inserisce il tunnel nel progetto preliminare del PRG. Poi viene tolto dalla programmazione.

Anno 1999. Tragedia del monte Bianco. Nuove regole per i tunnel. Crescono i costi di costruzione.

Anno 2006-07. Sì della Giunta Zanotto allo studio di fattibilità della galleria breve, tra le vie Fincato e Mameli: progetto veloce e cinque volte meno costoso (50 milioni) del traforo lungo (allora 300 milioni).

Anno 2007. L’Amministrazione Tosi, appena insediata, revoca tale delibera e punta sul traforo lungo, Continua a leggere

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Stato attuale e storia del progetto di traforo sotto le Torricelle

Il Passante Nord (traforo delle Torricelle; strada tra Torricelle e Parona, in parte in trincea, in parte in superficie; ponte sull’Adige; strada verso l’ingresso autostradale di Verona Nord) è utile a Verona?

Noi cittadini veronesi sappiamo poco della reale situazione e diamo risposte emotive e diverse. Alcune certezze ci sono: il Passante Nord non risolve i problemi di traffico che i Veronesi attendono in Valpantena e a Veronetta e non fa arrivare più velocemente all’ospedale di Borgo Trento chi proviene da Borgo Venezia. Lo affermano, concordi, tecnici di valore che, a nome del Comune, hanno studiato la questione.

Davanti a noi però sta un problema che va risolto per primo, altrimenti si perdono tempo e soldi. Eccolo: “Chi paga gli 800 milioni di euro necessari?”. Continua a leggere

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Valutazioni di Tito Brunelli: Il futuro può sorridere

Non tutto il male viene per nuocere” Le scelte compiute dal tandem Paolo Arena – Carmine Bassetti e dai soci, dopo il fallimento della gestione Bortolazzi – Soppani vanno o no nella giusta direzione?

Difficile rispondere perché non possiamo verificare dove avrebbe portato il progetto “Aeroporti del Garda”, con la centralità di Verona, la collaborazione (mai esistita) di Brescia e la partecipazione insostituibile di Trento, Bolzano, Mantova, Vicenza. Potenzialità notevoli, ma la diffidenza mortale tra Verona e Brescia ha fatto cadere il progetto. Colpa nostra. Nessun rimpianto perciò.

Non abbiamo potuto verificare il possibile dialogo con Monaco di Baviera e con aeroporti tedeschi, sulla base del legame profondo tra la Germania a l’area del Garda. Non si è neanche provato. Decisione nostra. Nessun rimpianto perciò.

Il dialogo con la Lombardia non è neppure cominciato. Ci siamo limitati a sgambetti e lotte giudiziarie. Colpa nostra e del nostro timore di Veneti nei confronti della potente Lombardia. Non è chiuso però questo percorso. Marchi lo vuole riprendere, per arrivare alla gestione unitaria del D’Annunzio da parte di Sacbo (Bergamo – Orio al Serio) e di Venezia-Verona, con l’obiettivo (chiaro, da parte di Marchi), di puntare al Polo aeroportuale del Nord Italia, con una presenza forte di Marchi stesso.

Un punto è chiaro: la rottura degli schemi precedenti e il progressivo formarsi del Polo aeroportuale del Nord Est (Venezia, Treviso, Verona, Montichiari e, in previsione, Lubiana), è una novità in Europa: una novità forte, con una guida forte. Può nascere una presenza grande, di cui fa parte anche il Catullo: un tassello di un grande mosaico: una parte, non una guida (come sarebbe potuto essere in “Aeroporti del Garda”). Se tutto va bene e si è capaci di valorizzare tutti, il futuro sarà positivo, forse radioso. Dipende da noi.

Il primo passo è che Verona si metta in gioco tutta intera, superando le attuali divisioni, altrimenti i rischi di diventare marginali sono forti.

Viva il sistema Verona!

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Una favoletta

La ripropone Giuseppe Brugnoli su L’Arena del 15 ottobre scorso.

“Viene in mente la vecchia storiella della volpe che, vedendo una gallina spennata in bella vista, attaccata al gancio di un secchio sul pozzo, balza nel secchio per papparsela. Ma il recipiente cala rapidamente fino in fondo al pozzo. Mentre pensa come cavarsela, prima dell’arrivo del contadino, vede un’ombra affacciarsi sull’orlo del pozzo. E’ il suo compare lupo. Subito la volpe lo invita a infilarsi nell’altro secchio in superficie e a scendere fino in fondo, a dividersi il pollo. Quando il lupo che scende incrocia la volpe che sale, chiede spiegazioni di che cosa sta succedendo. La volpe, abbracciando il pollo, gli dice: “Amico caro, il mondo è fatto a scale: c’è chi scende e c’è chi sale”. Forse al Catullo non è andata proprio così, ma le assomiglia”.

Venti anni fa era il Catullo candidato a capeggiare un’intesa veneto-lombarda-trentina per una rete aeroportuale di rilievo europeo. Le cose sono andate diversamente: altre idee, altri soldi, altre volontà, altre persone. Oggi alla testa c’è Save, di Enrico Marchi.

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Un’altra “fuga”, significativa

Nel nuovo CdA della “Catullo spa” emerge la figura nuova dell’Amministratore Delegato, nella persona di Paolo Simioni. In questo contesto matura la decisione del direttore generale della “Catullo spa” Carmine Bassetti di rassegnare le dimissioni. “Non venivo più coinvolto nelle decisioni; venivo a sapere le cose dai giornali. E’ così. Succede quando c’è uncambio di proprietà. Nessuno scandalo. Un esempio: stavo lavorando per portare compagnie su Brescia, trattavo con Dhl. E ho appreso della trattativa con Sacbo. Il più grande rammarico? I lavoratori cassintegrati”. E’ un bruppo colpo per Paolo Arena, che lo ha assunto, per soli meriti curriculari, nel momento più buio del catullo, quando gli stessi revisori vedevano a rischio mla continuità dell’azienda. “Lascio un’azienda risanata con un lavoro oscuro. Abbiamo passato nottate e festività al lavoro per ottenere questi risultati. Ora mi rimetto sul mercato”.
I veneziani impongono le strategie. Dov’è Aerogest? Dove sono Verona e Trento?

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Rilievo di Tito Brunelli: Come si spiega il fuggi fuggi ?

Ciò che succede a Verona è difficile da capire e da motivare. Pare che “Catullo spa” stia compiendo scelte decisive, capaci di produrre risultati di rilievo: con l’ingresso di Save nella compagnia cresce il capitale sociale; si è mosso Unicredit (ottimo) per un accompagnamento economico; entra la compagnia Neos. Bene. Vi va verso il Polo del Nord Est. Molto bene.
Come si spiega, in questa situzione, che Meridiana lasci l’aeroporto Catullo di cui da anni è protagonista? Perché AirOne non è più al Catullo? Perché la Provincia autonoma di Bolzano, socia fin dall’inizio, esce dalla “Catullo spa”? Perché la Provincia di Mantova, per anni a fianco dell’aeroporto Catullo, fa la stessa scelta? Perché Camera di Commercio di Brescia esce dalla compagnia? Perché il Comune di Villafranca, nel cui territorio si colloca il Catullo, vende quasi tutte le azioni dell’aeroporto? Non è tutto. Succede qualcosa di più grave che, ci auguriamo, qualcuno spiegherà: Continua a leggere

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