Archivi del mese: aprile 2013

Italia e Unione Europea: quale corresponsabilità?

Spesso, quando presentano decisioni che molti cittadini non condividono, i politici si giustificano dicendo: “Lo chiede l’Europa”. “L’Europa ha deciso così. Non possiamo farci nulla”. Negli ultimi 30 anni, le classi dirigenti italiane hanno pensato di risolvere in questo modo i problemi del Paese, restio a cambiare abitudini e pregiudizi, legato ai suoi vizi, a mille interessi contrapposti, a tenaci corporativismi. Sappiamo che l’Italia è diffidente verso le direttive dall’alto e le norme; abituata a usare lo Stato e a piegarlo al proprio utile; quasi mai a piegarsi all’utile dello Stato.

Perché, nonostante le difficoltà, le classi dirigenti hanno preso questa strada, prendendo atto che l’Italia è politicamente indomabile e lo hanno fatto specialmente a partire dalla fine degli anni 80, quando fu chiaro che la spesa pubblica facile, iniziata 15 anni prima, aveva creato una situazione finanziariamente insostenibile? Avevano preso atto che era impossibile togliere al Paese rendite, privilegi, abusi o ridimensionare benefici a cui si era abituato: Continua a leggere

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Governatori del nulla. La debolezza delle leadership

Non si fanno riforme perché non si è capaci di farle

I popoli occidentali si rendono conto che i propri governanti tengono sotto controllo un bel nulla e non riescono a immaginare vie di uscita dalla crisi. Scoprono di essere nelle mani di leader privi di temperamento, di coraggio e soprattutto di visione. Non è un caso. Il deterioramento qualitativo delle classi politiche è prodotto inevitabile della ‘democrazia della spesa’ che caratterizza i nostri Paesi: governare significa disporre di soldi, non importa come reperiti, o prometterli; significa spendere e ancora spendere per soddisfare quanti più elettori possibile, fino a indebitarsi, con relative catastrofi finanziarie. L’esercizio del potere si spoglia della necessità di conoscere, di capire, di progettare e soprattutto di scegliere e decidere. Il denaro diventa intrinseco alla politica e appare il vero e unico scopo del rapporto politico: per chi lo elargisce e per chi lo chiede o lo riceve. E dove il danaro è tutto, inevitabilmente si infila la corruzione. La democrazia della spesa insomma svilisce la sostanza e l’immagine della politica e contribuisce a selezionare le classi politiche non premiando i migliori, per esempio quelli che pensano all’interesse generale. Continua a leggere

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Perché in Italia le riforme risultano impossibili?

Ogni tot anni si vota. Per conservare il potere occorre un voto in più dei rivali, mostrando che i risultati ottenuti sono superiori alle loro promesse. La crisi economica e politica in atto obbliga le democrazie, fondate sul suffragio universale, a esplorare nuove strade per vincere le elezioni. Quel voto in più è decisivo. Chi programma la politica prende atto che, al fine di vincere le elezioni, non hanno più presa motivazioni ideologiche o etiche. A partire dagli anni 70, motivi di consenso fino ad allora decisivi (la difesa di interessi nazionali, l’opposizione al comunismo, l’anti fascismo, l’ispirazione cristiana) hanno perduto di peso o sono svaniti. Trovano spazio limitato valori personali e collettivi, la qualità della vita individuale e della convivenza, le prospettive del futuro. Viene espulso dal dibattito politico, basta pensare alla recente campagna elettorale, ogni elemento ideale. Continua a leggere

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Riforme? No Grazie

Il problema profondo, strutturale dell’Italia è l’esistenza di un immane blocco sociale, con due obiettivi: la sopravvivenza e l’immobilità. “Io voglio la mia parte e nulla deve cambiare”. Questo macigno oscura il nostro futuro e appare invincibile. Ne fanno parte:

– vasti ceti professionali, organizzati intorno ai rispettivi ordini,

– statali organizzati,

– alti burocrati collegati con la politica,

– commercianti evasori,

– pensionati nel fiore degli anni,

– finti invalidi,

– addetti a un ordine giudiziario intoccabile,

– tassisti a numero chiuso,

– farmacisti,

– concessionari pubblici a tariffe di favore, Continua a leggere

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Da decenni in Italia parliamo di riforme. Perché non si fanno?

Spunti sulla politica in Italia, liberamente elaborati da Tito Brunelli a partire da scritti di Ernesto Galli Della Loggia.

Le riforme sono il mito della politica italiana: invocate e promesse; mai realizzate. Nelle campagne elettorali immancabilmente riemergono, con una valutazione unanime: solo realizzando le riforme il Paese può riacquistare efficienza, ricominciare a crescere, restare unito e sperare di salvarsi.

E allora perché non si fanno? Cosa lo impedisce? La risposta è semplice: i cittadini non le vogliono. Esse suscitano un’opposizione fortissima, in grado di bloccarle. Ogni riforma, in ogni Stato, può essere impopolare, ma non sempre cambia l’organizzazione sociale. In Italia invece dire ‘riforme’ significa dire rivoluzione, la più difficile delle rivoluzioni: quella culturale. Soprattutto le riforme più necessarie rompono il meccanismo su cui funziona la società, ne mutano spirito e mentalità. Qualunque sia il provvedimento per modernizzare il Paese e rimetterlo in carreggiata, esso colpisce uno dei tre pilastri su cui si regge gran parte della società italiana (e che la tiene nell’immobilismo): il privilegio, il corporativismo, la demagogia. Intendiamoci: è doveroso tener presenti gli interessi particolari e settoriali, che non potevano costituirsi e consolidarsi senza una premessa culturale, che ne è diventata l’anima, condivisa dall’intera società italiana. Ciò che ci blocca è che in Italia ogni individuo, istituzione e impresa capitalistica non sopporta il merito, la concorrenza, i controlli. Continua a leggere

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A Illasi la frattura nella maggioranza è profonda

da “Un viaggio nella Lega Nord” (27)

Accusa pesante: ci sarebbe stata opera di convincimento su proprietari perché inserissero come edificabili i loro terreni, utilizzando domande già predisposte e firmate dai tecnici, pronte per il protocollo.

Linea di divisione della maggioranza è il Piano di assetto del territorio: divergenze insanabili sulle aree da valorizzare. Accuse reciproche di difesa di clientele e di rapporti non chiari con i privati.

* L’ex Sindaco: “Abbiamo garantito che il progettista potesse lavorare al meglio per il bene di tutti. Se avessimo voluto fare l’interesse nostro e mantenere il potere sarebbe bastato accettare i compromessi che qualcuno pretendeva. Non l’abbiamo fatto per rispetto agli elettori”. Si dichiara “orgoglioso di aver risanato il bilancio comunale, di aver chiuso il 2010 con un attivo e di aver concluso, anche se non approvato, il PAT”.

* Paolo Fasoli, ex assessore all’Urbanistica e consigliere provinciale della Lega Nord: “Non ci siamo piegati a compromessi; abbiamo resistito alle pressioni di inserire come edificabili nel PAT aree che secondo noi non era opportuno inserire: Continua a leggere

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Illasi: Lega Nord piglia tutto

da “Un viaggio nella Lega Nord” (26)

Non solo Bovolone, Nogara, Legnago, Bussolengo, Zimella, Oppeano, Sommacampagna, ATV, Arcole, Albaredo e San Bonifacioma anche Illasi

Dal giugno 2009 l’Amministrazione è guidata dal sindaco civico Giuseppe Vezzari.

La maggioranza comprende due civiche prevalentemente di Centro Destra e la Lega.

Fine giugno 2011. A due anni e cinque mesi dall’insediamento, cade l’Amministrazione in seguito a una mozione di sfiducia presentata da 5 dei 12 Consiglieri della maggioranza, tra cui il vicesindaco e due assessori, e dai 5 dell’opposizione. Nuove elezioni nella primavera 2012.

Consigliere Fasoli: “Quando si è deciso del nuovo piano urbanistico sono emerse le pretese di alcuni Consiglieri che se la sono presa perché alcune aree non sono divenute edificabili”.

Bruno Zambaldo, ex vice sindaco, tra i promotori della sfiducia: “Vezzari non ha tenuto unito il gruppo; si è appiattito sulle posizioni della Lega invece di affrontare i malumori in maggioranza”.

Motivi dei cinque dell’ex maggioranza: “Non abbiamo sottoscritto un Piano di Assetto del Territorio già approvato dalla cerchia del Sindaco senza che ne conoscessimo le conseguenze urbanistiche e demografiche nel tempo. Neppure la commissione edilizia ha potuto vederlo anche solo per un parere tecnico: tutto doveva rimanere blindato”. Favori agli amici? Continua a leggere

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