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Costruite. Costruite! Il Terzo Piano casa della Regione Veneto.

 Prima il Piano degli Interventi del Comune. Poi il Piano territoriale di coordinamento provinciale. In seguito il Piano territoriale regionale di coordinamento.  In questa abbondante legislazione, per lo meno contraddittoria, ecco spuntare il terzo Piano Casa della Regione che propone: 

– “Sì” a interventi edilizi, anche in deroga ai regolamenti e agli strumenti urbanistici comunali, con ampliamenti di cubature anche molto consistenti (dal 20 all’80 %), se mirati alla riqualificazione architettonica ed energetica e alla sicurezza sismica.

– Liberare gli edifici dismessi dall’amianto e dal pericolo idraulico.

– Abbattere le barriere architettoniche.

– “Sì” a interventi nei centri storici purché riguardino edifici non sottoposti a prevenzione specifica.

– Sburocratizzazione delle autorizzazioni;

– Ridurre al minimo il consumo di suolo agevolando, rispetto a costruzioni nuove, le pratiche di ampliamento e di demolizione-ricostruzione di edifici, specie se in aree ad alta pericolosità sismica.

In altre parole: Il Piano casa concede nuove lottizzazioni aumentando la cubatura in deroga ai piani e il loro trasferimento in un raggio di 200 metri. Continua a leggere

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“Costruite! Costruite!”: Tocca alla Regione.

Arriva anche il Piano territoriale regionale di coordinamento (PTRC).

Aprile 2013. La Giunta regionale adotta il PTRC, che sovrintende i piani comunali. In occasione delle alluvioni di primavera, il presidente regionale Zaia ha dichiarato: “Non si può vivere in simbiosi con il cemento. Basta cementificazione del territorio”. Un sogno che apre il cuore! Ma la verità è altra: la tutela del territorio divide.

 Il Veneto, negli ultimi 40 anni, ha perso il 18% della sua superficie agricola (180.000 ettari. L’equivalente della provincia di Rovigo) occupata da ville a schiera, palazzi, capannoni. Nella crisi, case vecchie e capannoni, che erano fonte di milioni di entrate per costruttori e Comuni, si svuotano. Che si fa? La Regione risponde con la legge: “Disposizioni urgenti per il contenimento del consumo del suolo, la rigenerazione urbana e il miglioramento della qualità insediativa”: “legge anti cemento” dice Zaia, che ne sottolinea la filosofia di fondo: frenare i mastodonti dello shopping; fermare il consumo di suolo usando al meglio gli spazi compromessi e contenendo il consumo di terreno agricolo; recuperare aree degradate e spazi verdi; rilanciare l’agricoltura; sviluppare il turismo del paesaggio; difendere l’equilibrio idrogeologico del territorio.Le novità annunciate:

Prima. ‘No’ ad aree di nuova urbanizzazione (quelle dei Piani di Intervento – P.I.), se i provvedimenti attuativi non saranno approvati entro un anno dall’entrata in vigore della legge, fino a quando la Regione delibererà dove e come costruire, assegnando ai Comuni “obiettivi di riduzione del cemento”. Attenzione però: eccetto gli interventi pubblici e quelli del Piano casa. Brividi!

Seconda. Si consente al proprietario di riportare un proprio terreno da edificabile ad agricolo, svuotandolo della sua potenzialità edificatoria. Continua a leggere

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“Costruite! Costruite!”

Anche la Provincia di Verona approva il suo Piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP).

Il PTCP è il Piano regolatore della Provincia, intermedio tra Piano regionale e Piani comunali.

Anno 2009. Il presidente provinciale Elio Mosele, causa i contrasti nella maggioranza, non arrivò ad approvare il Piano, che poneva limiti precisi agli appetiti dei costruttori: “Sono stato sconfitto dal partito del cemento”. Secondo i consiglieri di maggioranza c’erano troppi vincoli, come il divieto di costruire in una fascia di 100 metri dalle strade a grande scorrimento.

Giugno 2013. PTCP approvato: flessibile, con meno vincoli. La Provincia di Verona era l’unica, in Veneto, senza PTCP. L’iter si svilupperà per altri sette mesi. Infine passerà al vaglio della Regione. L’approccio dell’attuale presidente Giovanni Miozzi è più favorevole alle richieste dei sindaci e di portatori di interessi del mondo dell’edilizia: molti vincoli diventano raccomandazioni. Restano, però, contrasti in maggioranza.

Dalai (P.D.): “La porta è stata socchiusa: passeranno operazioni immobiliari e investimenti edilizi di ogni tipo. Cadono le poche prescrizioni a tutela delle aree fragili del territorio. E’ regalo sciocco e miope a sindaci del PdL e della Lega Nord, incapaci di progettare uno sviluppo non fondato sulla cementificazione di nuove aree residenziali e industriali quando l’urbanizzazione selvaggia dei decenni scorsi ci consegna immense superfici da riqualificare e da sottrarre all’abbandono”.

Bozza (PdL): “Non ha vinto nessuna pressione. Diamo voce al territorio e ai Comuni. In momenti come questi non si può bloccarli con norme vincolanti. Vogliamo un Piano che sia una opportunità, non un impedimento. L’idea è offrire uno strumento flessibile”.

L’Assessore all’Urbanistica Samuele Campedelli ritiene di aver già fatto il massimo e non gradisce ulteriori richieste della sua maggioranza: “Il Piano deve essere non di vincoli, ma di opportunità. Il PTCP è soluzione di equilibrio tra recupero dell’ambiente ed esigenze di sviluppo. Tutela tutti: i Comuni che vogliono espandersi e quelli vicini che non devono subire ricadute. C’è chi vorrebbe muoversi sempre e comunque senza regole: non è buona amministrazione. No a speculazioni edilizie che deturpano il territorio”. Il PTCP prevede un blocco a nuovi centri commerciali; un limite alle aree industriali dei Comuni (prima si ampliano quelle esistenti, poi se ne autorizzano di nuove); vieta l’edificazione in aree con risorgive o nei corridoi ecologici.

PdL e Lega Nord sottolineano le opportunità di rilancio anche economico.

Gli ambientalisti contestano. Massignan: Continua a leggere

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