Chi votiamo domenica 25 giugno?

Le possibilità sono davanti a noi:

1) disertare le urne – 2) votare e consegnare scheda bianca – 3) votare e annullare la scheda con un segno qualsiasi – 4) mettere la croce su Bisinella – 5)  mettere la croce su Sboarina.

Procediamo per esclusione:

  • disertare le urne: no. La tentazione è forte, ma l’etica civile in cui siamo cresciuti ci chiede di esserci;
  • consegnare scheda bianca: no. Non lascia  segno del nostro passaggio;
  • votare Bisinella. No. L’Amministrazione Tosi (la squadra, simile alla precedente), come abbiamo mostrato, è la peggiore degli ultimi decenni. I Veronesi sono stati ingannati, con migliaia di bugie e purtroppo non se ne sono ancora accorti. C’è poi la questione “mafie”. Tosi, da sindaco, non ha mai voluto affrontare il problema. Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi per altri anni. Bisinella, nella campagna elettorale ha escluso novità;
  • votare Sboarina. No. significa dare nuovo fiato alla Lega di Salvini e continuare con la struttura comunale che ci troviamo oggi, in una situazione di demotivazione. Questa aggregazione ha mostrato di non saper realizzare opere e non ha tenuto rapporti con i cittadini, soprattutto con i più poveri.
  • Resta votare scheda nulla. Dice che la situazione politica a Verona ci preoccupa e noi ci siamo e vogliamo esserci, a partire dal giorno dopo l’elezione del nuovo Sindaco, che sarà il ‘nostro’ Sindaco, da seguire attentamente in tutte le scelte che farà.

E’ la nostra visione, nel rispetto di ogni libera decisione di ciascuno di noi.

Tito Brunelli                                                                     Armando Ferrarese

 

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Chi è causa del suo mal pianga se stesso

Prima di esprimere una posizione in vista del ballottaggio di domenica 25 giugno, abbiamo aspettato di leggere il testo del documento del Partito Democratico veronese dopo la sconfitta elettorale. Si legge di “orgoglio di aver lavorato con il massimo impegno, facendo tutto il possibile per ottenere il migliore risultato”. Di Orietta Salemi, candidato sindaco, si dice che “ha condotto una campagna elettorale esemplare, con impegno e dedizione totali”. Possiamo sottoscrivere le parole sull’impegno della candidata. Quanto scritto però indica la pochezza di un partito duramente sconfitto pur trovandosi in una situazione  di privilegio:

Il Centro Destra era diviso come mai: i vincitori Sboarina e Bisinella hanno raccolto voti nella stessa area; non solo: anche Michele Croce, Filippo Grigolini, Marco Giorlo, Roberto Bussinello sono della stessa area; Alessandro Gennari (grillino, di provenienza Forza Italia) è stato votato da persone di ogni provenienza; solo Michele Bertucco ha guadagnato voti che sarebbero stati fondamentali per la Salemi.

Questi dati rendono molto amara la sconfitta e mostrano l’inconsistenza del partito: è l’impostazione complessiva che non va e il gruppo dirigente dimostra di non essere in grado di stabilire un buon rapporto con il popolo veronese e di mettersi in sintonia con i concittadini. Facciamo due esempi per capire il disastro che si è verificato: l’inconsistenza delle tre liste che hanno sostenuto la Salemi e la pochezza del programma presentato.

Le liste pro Salemi proponevano persone di valore, ma quasi tutte sconosciute ai concittadini. Per conquistare il ballottaggio sarebbero bastati tre (probabilmente anche due) candidati di peso, in grado di puntare ai mille voti di preferenza in ambienti attenti alle mosse del PD. Individuare queste persone non era difficile e c’era chi poteva dare una mano. Andiamo oltre: di persone in grado di puntare ai mille voti, se ne potevano presentare più di due: forse si poteva andare oltre i voti di Federico Sboarina. Difficile? Sì. Possibile? Sì.

Veniamo al programma: abbiamo confrontato le proposte programmatiche Continua a leggere

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Chi votiamo? – 14 – Riflessione finale di Tito Brunelli

Stiamo vivendo la lontananza dalla politica. Lo vedo in questi giorni, quando avvicino le persone per consegnare la propaganda elettorale: quasi tutte scappano; non vogliono parlare di partiti e candidati. Parecchi dicono che non votano o minacciano di farlo: scelgono, con sofferenza, di non partecipare neppure alle elezioni comunali, le più vicine. Il disgusto è motivato. Basta assistere ai telegiornali. Questo atteggiamento però è pericoloso per il nostro futuro di Veronesi, di Italiani, di Europei, di cittadini del mondo. O impariamo a vedere la città come la nostra casa, che ci sta a cuore e per la quale doniamo il meglio di noi, anche se le cose vanno male, oppure il futuro dei nostri figli è segnato, nella direzione dell’egoismo, della chiusura, dell’ognuno per sé, del declino. La preoccupazione aumenta quando coloro che votano ricorrono al cosiddetto “meno peggio”, al “Voto turandomi il naso” di Montanelli. Un tale atteggiamento si può comprendere per un breve periodo, ma se risulta la norma, da decenni, prima o poi ci si stacca dalla politica, vissuta come malaffare e interesse privato.

Chi votare?

La domanda non entusiasma gli interlocutori. Tutti i candidati presentano limiti pesanti. I nostri lettori noteranno che, nella scelta del candidato sindaco, siamo andati per esclusione, anche noi nella linea del minor male. La nostra politica va rivista. Se non ci sono idee e la città è destinata a rimanere quello che è, non vale la pena muoversi e spendere energie e soldi.  E si torna indietro. Mancano la visione della nuova Verona, progetti concreti da realizzare e il dialogo con interlocutori che possano rendere possibile che visioni e progetti si concretizzino. Verona è già città affascinante; ma deve esserlo di più: ce ne accorgiamo quando facciamo quattro passi in molte nostre periferie. E’ positivo che quasi tutti i candidati sindaco abbiano messo al centro delle loro proposte i quartieri e le periferie (sulle orme del Papa). C’è però una differenza sostanziale tra il procedere dei candidati e quello di papa Francesco: il Papa mostra con le parole, ma soprattutto con i fatti, con le scelte che compie, con le persone che incontra cosa significa valorizzare le periferie esistenziali. Per i nostri candidati sindaco non è altrettanto chiaro cosa significa mettere quartieri e periferie al centro. Se non si mostra come si intende rendere concreta l’idea, l’affermazione resta inutile: parole vuote. Dal 26 giugno la parola vuota va nel dimenticatoio e il valorizzare le periferie resta un miraggio morto. Se i nostri lettori vanno a rivedere quanto abbiamo scritto sui quartieri, sulle piazze, sui centri periferici, sul corso dell’Adige, ecco: si apre una strada. Ci auguriamo di sbagliare, ma la nuova Verona non uscirà dalla prossima Amministrazione. Con chi ci sta (fatevi avanti. Comunicateci il vostro nome) possiamo prepararci per la campagna elettorale del 2022. Ognuno deve fare la sua parte per cambiare la rotta. Fare politica, a partire dal proprio Comune, non è un hobby, è un dovere civico al quale non ci si può sottrarre se il nostro obiettivo è il bene comune.

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Chi votiamo? – 13 – Il Centro Sinistra

Nelle attuali condizioni, un’Amministrazione di Centro Sinistra non è il meglio che ci aspettavamo e che vorremmo, ma è un passo avanti: piccolo, ma reale. Lo possiamo sperare perché il Partito Democratico, a differenza di tutti gli altri gruppi, vive una sua (piccola) democraticità, con il limite che ogni leader, ogni corrente vive una sua storia: il PD non rinuncia alle correnti. La speranza, finora delusa, è che apra la porta alle persone che accettano di sperimentare la grandezza e le miserie del percorso verso la Verona bella.

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Chi votiamo? – 12 -Il Centro Destra e Federico Sboarina

A Verona è il raggruppamento potenzialmente più forte. Vive però contraddizioni e difficoltà: è spaccato in tanti gruppi, distinti: non ha interlocutori riconosciuti da tutto il raggruppamento. Forza  Italia è divisa (i Giorgetti appoggiano Flavio Tosi) e appare un insieme di singoli, reduci da glorie passate. Vive con difficoltà sia il rapporto con la Lega, prorompente e orgogliosa, sia quello con “Battiti”, lista civica fatta in gran parte da suoi fuoriusciti, tra cui Stefano Bertacco e Federico Sboarina. Teniamo presente che Bertacco a Roma è deputato di Forza Italia e a Verona è co-fondatore di “Battiti”, lista civica. Componenti significative del Centro Destra poi procedono autonomamente, con un proprio candidato sindaco: Bussinello con Casa Pound; Giorlo con Tutto Cambia; Grigolini con Il Popolo della Famiglia che fa capo, a livello nazionale, all’avvocato Amato. L’altra componente del fronte famiglia, con riferimento Gandolfini, è nel Centro Destra. Personaggio a sé è Stefano Bertacco: persona di valore, coerente e saggia. Rapporti tesi e diffidenze non favoriscono di norma l’impegno in campagna elettorale. Sboarina arriverà al ballottaggio. Le difficoltà emergeranno nel secondo turno. Seguiremo gli eventi.

E’ da evitare alla nostra città che vadano al ballottaggio il Centro Destra e il raggruppamento che fa capo a Tosi-Bisinella. Dopo 10 anni pesanti di governo del centro Destra, c’è bisogno di cambiare aria: di recuperare un po’ di entusiasmo intorno all’Amministrazione e la dedizione di chi lavora in Comune; di valorizzare anche chi, in questi anni, è rimasto ai margini; di avviare una attenzione forte al mondo del malaffare e della criminalità organizzata: se ne parla sempre di più in città. Occorre una verifica che garantisca tutti.

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Chi votiamo? – 11 – Diciamo “No” anche ad Alessandro Gennari

Lo diciamo malvolentieri,  perché il “Movimento 5 Stelle”è formato da persone (molti i giovani) preziose. Ma M5S si propone di includere, di attirare a sè i cittadini: non accetta confronti e percorsi comuni con gruppi che non siano il loro: “o diventate grillini (in questo caso siete i benvenuti), altrimenti fate la vostra strada e noi facciamo la nostra, senza possibilità di confronto: non ci contaminiamo”. I non aderenti perciò, per diventare interlocutori, devono prima entrare nel M5S. Chi ci tiene alla democrazia cerca altrove. E’ anche da dire che i tre grillini presenti nel Consiglio comunale appena scaduto, non hanno dato grande prova di sé. Il confronto con Michele Bertucco non è neppure proponibile. Non ha senso perciò la loro aria di superiorità e di essere “gli unici” che possono salvare Verona.

Abbiamo scartato e scartato. Cattivo segno. Restano due candidati: Sboarina e Salemi.

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Chi votiamo? – 10 – Michele Bertucco

La città ha valutato positivamente l’opera di Bertucco come consigliere comunale; merita riconoscenza per quello che ha fatto e che farà. E’ capace e impegnato. La valutazione che facciamo di lui è diversa da quella degli altri candidati sindaco, dei quali si possono dire tante cose e il loro contrario. Nessun veronese può garantire che Sboarina, Salemi, Bisinella, Gennari, Bussinello, Croce, Giorlo, Grigolini saranno un Sindaco all’altezza del compito, in un tempo duro per la politica. Prima dobbiamo vederli alla prova. Guardiamo a loro con speranza, ma anche con apprensione, senza certezze. Il discorso vale anche per chi negli anni ha ricoperto ruoli politici e amministrativi, più o meno rilevanti. Non è lo stesso per Michele Bertucco. Lasciando da parte i ruoli civici ricoperti, quello che tutti sappiamo è che Bertucco, una volta eletto consigliere e riconosciuto come capogruppo del PD nel Consiglio comunale di Verona, si è dato da fare come pochi. Con una presenza costante, attenta, competente, critica, ma anche propositiva, ha conosciuto la macchina comunale; ha studiato ogni delibera; ha seguito quanto si muoveva in città; ha messo il dito nelle piaghe dell’Amministrazione e, in particolare, del sindaco Tosi, del vicesindaco e assessore all’Urbanistica Vito Giacino e di altri assessori. Se non ci fosse stato lui, i danni dell’Amministrazione si sarebbero concretizzati senza controllo. L’unica critica consistente, dal punto di vista amministrativo, è che non doveva limitarsi a criticare, ad abbattere, a essere contro; doveva essere propositivo e indicare il bene della città. E’ facile far presente che la presenza propositiva è compito del partito e del gruppo consiliare, che non si sono visti. La responsabilità principale va cercata nel partito, in particolare nei suoi responsabili, e nel gruppo consiliare, non nell’unica persona che ha fatto il suo dovere e si è impegnata a tutti i livelli. Bertucco non va beatificato preventivamente, però la verità va detta.

E’ altrettanto vero che non ci sono garanzie che un bravo oppositore sia anche un bravo amministratore, ma l’aver dato prova di saper lavorare e produrre attira le simpatie di chi è libero nel giudizio.

Contro indicazioni: Michele Bertucco si è circondato di candidati che impersonano esperienza politiche superate; Continua a leggere

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