Referendum regionale del 22 ottobre

Domenica 22 ottobre noi cittadini veneti siamo invitati a votare al referendum regionale, rispondendo al seguente quesito:

“Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”

La proposta sottoposta a referendum è approvata se partecipa alla votazione la maggioranza degli aventi diritto e se si raggiunge la maggioranza dei voti espressi.

I tre articoli che seguono spiegano le motivazioni per cui “Progetto Verona” invita a non andare a votare.

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IO NON VOTO -1-

……… proprio perché condivido il valore delle autonomie locali.

L’autonomia, come viene presentata, tra gli altri, da Luigi Sturzo, ideatore del Partito Popolare, parte dal popolo sovrano. Dice Sturzo: tu, cittadino, fa tutto quello che sta in te per il bene della città (ad esempio, pulisci il marciapiede davanti a casa tua). Per quanto non sai fare da solo ricorri alla tua famiglia, ai vicini di casa, alla parentela, al quartiere dove vivi, alle categorie professionali, alle aggregazioni a cui appartieni, al Comune, che diventa punto di riferimento della nostra democrazia se ha i mezzi e l’autorevolezza per svolgere la sua funzione. Lo stesso Comune non è in grado di rispondere a tutte le esigenze dei cittadini, per cui si mette insieme con altri Comuni, a partire da quelli vicini e via di seguito, fino a dar vita alla Regione, all’alleanza tra Regioni, allo Stato, fino ad arrivare all’Unione Europea, alle alleanze a livello mondiale, all’ONU. In tutto il percorso deve restare l’esigenza che il servizio offerto dagli enti più grandi e organizzati sia legato e funzionale al popolo, collocando al primo posto la centralità, riconosciuta, del cittadino, della famiglia, del Comune. Si chiama principio di responsabilità. Se si percorre un’altra via, ogni iniziativa è destinata a fallire: se manca la corresponsabilità crescente si va a sbattere. Altrettanto fondamentale è che ogni Ente più grande e ricco non sostituisca mai l’ente più piccolo e povero: dal piccolo, dal cittadino si mettono in moto le potenzialità di ciascuno e di tutti. E’ il principio di sussidiarietà. Troppe persone considerano quelle espresse idealità irraggiungibili: sogni di illusi. Se è vero, la democrazia è una vuota parola. Ma non è così: la nostra collettività raggiunge mete insperate per la grande partecipazione dal basso, che fa emergere il meglio di ciascuno di noi, delle nostre famiglie (quali potenzialità sono in grado di produrre!), dei gruppi sociali, delle categorie professionali, … Ruolo della politica è riconoscere e valorizzare ogni segno di bene e di vitalità.

Io non voto perché il voto chiesto ha una sola motivazione: affidare a una persona (nel Veneto, a Luca Zaia) la rappresentanza e la guida della Regione Veneto. La nostra Costituzione riconosce le autonomie locali; appoggia le richieste di maggiore autonomia. L’autonomia che chiede Zaia però non coinvolge i cittadini, le famiglie, i gruppi sociali, le comunità intermedie, i Comuni, … Riguarda lui e il suo rapporto con Roma. Io voterò “sì” a un progetto di autonomia locale maturato nella coscienza dei cittadini disponibili e cercato da tutte le Regioni, altrimenti il rischio è che si proceda ognuno per sé, con un unico obiettivo vero: avere più soldi, gestiti da un altro centralismo, che si chiama Regione, che nei fatti è Zaia e chi per lui. Zaia ci potrà rappresentare se decidiamo insieme cosa significa autonomia in Veneto; se condividiamo le scelte, nella corresponsabilità locale e nazionale. Non abbiamo bisogno di altri capi, ma di corresponsabilità.

 

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Il 22 ottobre 2017 IO NON VOTO

                                 Un altro motivo

La Costituzione vede le Regioni come luogo primario di buona gestione del bene pubblico. Lo sono state nei 42 anni in cui le abbiamo viste all’opera? Se potessimo rispondere “sì”, non avremmo difficoltà a cercare ulteriori autonomie. Se rispondiamo “no”, cosa garantisce che le cose migliorino in futuro? Purtroppo la storia ci dice che troppo spesso le Regioni sono state luoghi di malaffare, di imbrogli, di spese pazze: hanno fatto aumentare a dismisura i costi della politica. Ad esempio gli eletti si sono aumentati gli stipendi e le entrate; si sono regalati vitalizi e prebende; hanno speso per sé e per i partiti soldi dei cittadini. Basta! Le Regioni poi dovevano avviare collaborazioni tra cittadini e tra cittadini e Regione. Verifichiamo: quanto tempo e quante energie la Regione Veneto (il discorso vale anche per i Comuni e per le Circoscrizioni) ha dedicato per informare i cittadini sulle scelte da fare; per aprire dialoghi continuativi e coinvolgenti? Quanti cittadini veneti sanno chi sono i consiglieri e gli assessori regionali, almeno della propria provincia? Quante volte gli eletti e i partiti hanno offerto ai cittadini una adeguata informazione sul percorso della Regione in vista delle decisioni da prendere? Quasi mai. Allora che autonomia chiedono? Se Zaia comincia a coinvolgere i cittadini matura il diritto di rappresentarli e di chiedere allo Stato che il percorso concordato con i cittadini possa procedere nella massima autonomia. Ma se la condivisione è zero, la richiesta di autonomia è vuota per i cittadini; vale solo per Zaia e per chi è al suo fianco. Non è l’autonomia che vogliamo e che ci vedrebbe come protagonisti.

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Referendum sull’autonomia del Veneto

NON ANDIAMO A VOTARE ……perché la richiesta non ci appartiene, non ci coinvolge.

Un esempio concreto: la sanità. Nella gestione del Servizio Sanitario pubblico la Regione ha un ruolo decisivo. Ascoltiamo i responsabili regionali: ripetono che la nostra sanità è eccellente. Parliamo con i cittadini comuni: molto spesso dicono l’opposto. Meglio: spesso si parla bene del servizio ospedaliero; ma si coglie il senso di un quasi totale abbandono da parte della sanità nel territorio. Quando si parla dei servizi territoriali e di come arrivare all’ospedale e ai medici competenti in caso di bisogno, gran parte della popolazione si mette le mani nei capelli. E’ difficilissimo entrare in rapporto con l’ospedale e con gli specialisti per le malattie da cui si è colpiti. Dobbiamo capire: la sanità veneta è di eccellenza o è da mani nei capelli? Chi cura in casa l’anziano o il bisognoso di aiuto è al centro dell’attenzione del Servizio Sanitario oppure le famiglie sperimentano l’abbandono? Ogni 5 anni votiamo per eleggere i responsabili regionali: almeno in quella occasione abbiamo la possibilità di essere informati e di poter partecipare alle decisioni sulla gestione della sanità pubblica? Ormai non ci poniamo neppure il problema: la partecipazione alle scelte non esiste. Chi chiede il nostro voto per favorire questa autonomia regionale non si rende conto della sofferenza crescente di cittadini che sempre più, sfiduciati, decidono di arrangiarsi come possono, all’italiana, ad esempio ricorrendo al dirigente amico o amico degli amici o al medico che conosciamo per avere parte di quanto ci è dovuto. Ad esempio, chi ha urgente bisogno di una TAC, ricorre al medico che conosce, altrimenti deve aspettare per molto tempo. E chi non conosce nessuno che fa, se non andare in depressione? Questi e altri simili sono i problemi da affrontare. Se succederà, la ricerca di partecipazione e di autonomia sarà un fatto normale, di cui gloriarsi, da costruire insieme.

Visto come vanno le cose oggi, proponiamo di non votare. Non possiamo coprire le manchevolezze del gruppo dirigente. Non diamo delega in bianco a chi vuol decidere in prima persona e non si mette al fianco dei cittadini sovrani. Cresce la consapevolezza che Veneto e Lombardia, zone ricche, vogliano il referendum per andare a Roma a battere cassa, forti, diciamo così, dell’appoggio del popolo. Ci pare che l’autonomia richiesta abbia una sola motivazione: l’egoismo crescente; il volere sempre più per noi, abbandonando i nostri compagni di strada al loro destino. E’ meglio mettersi insieme e cercare le vie di un buon vivere condiviso.

Tito Brunelli                                                                              Armando Ferrarese

 

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Sospensione delle pubblicazioni

Annunciamo una sospensione  delle nostre pubblicazioni. Ci risentiamo quando la nuova Amministrazione Sboarina, alla quale auguriamo di saper indirizzare al meglio il nostro futuro di cittadini, farà i primi passi e manifesterà le sue scelte. Nessuno di noi può sentirsi spettatore o occuparsi solo di altro. Deve finire il tempo in cui la nostra partecipazione politica si limita al voto (sempre meno) e a rinfacciarci difetti e vergogne. Deve svilupparsi il dibattito sul presente e sul futuro della nostra città e di chi la abita.

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Linee programmatiche per l’Arsenale

In occasione della scorsa campagna elettorale e del ballottaggio, abbiamo pubblicato linee programmatiche utili per ridare fiato a Verona:

  • città che rinasce dai quartieri, che si qualificano a partire dalle piazze e dall’Adige, che deve diventare il nostro fiume;
  • la città che accompagna i suoi giovani e i disoccupati alla ricerca di un lavoro di qualità;
  • il ruolo sociale della famiglia, che deve diventare protagonista del servizio sociale; una politica degli immigrati capace di renderli partecipi e responsabili del comune cammino cittadino.

Completiamo il quadro con la quinta linea programmatica:

Verona e l’Arsenale

Un’Amministrazione che decide di realizzare molti grandi e costosi interventi rischia di non portarne a termine nessuno. Meglio puntare su uno (massimo due), su cui convogliare i soldi recuperabili in 5 anni. Riavere l’Arsenale, come luogo di riferimento per Veronesi e turisti, è scelta qualificante, magari con un unico progetto che comprende gli spazi tra Arsenale, piazza Vittorio Veneto, Ponte Scaligero e Castelvecchio:

– metà Arsenale sarà sede unica del Museo di Storia Naturale, tra i più prestigiosi d’Italia, con le sezioni di Botanica, Zoologia, Geologia,Paleontologia, Preistoria e la collezione dei fossili di Bolca. Da anni il Museo è collocato in due sedi: palazzo Pompei e palazzina dell’Arsenale. Abbiamo oggi la grande occasione: unificare il Museo nell’Arsenale. Va respinto quanto l’Amministrazione Tosi prevede. Il Museo ancora diviso tra Castel San Pietro e Arsenale. Noi riteniamo dovere della città collocare tutto il Museo all’Arsenale. Puntare su Castel San Pietro significa continuare a chiudere molto materiale da esposizione in scatoloni, in ambienti chiusi e inaccessibili.

– l’altra metà dell’Arsenale sarà affidata all’inventiva dei nostri giovani: per loro saranno le Torricelle, come spazio per la festa e per il divertimento; per loro sarà mezzo Arsenale: con esperti in vari settori, i giovani saranno chiamati a valorizzare questo luogo con inventiva e intelligenza, nella linea della cultura e dell’arte. Potranno promuovere luoghi di relazione, attività teatrali, letterarie, musicali, filmiche, ludiche; scambi culturali, laboratori per artisti, spazi per esposizioni, biblioteca ed emeroteca, librerie scientifiche e per ragazzi; un ristorante e un caffè.

– sul piano economico l’Arsenale dovrà auto sostenersi, come luogo della ricerca scientifica, della cultura naturalistica e delle proposte culturali, con l’utilizzo di nuove tecnologie, in rapporto con la città e il mondo.

Spesa: sui 45 milioni. Occorre cercare contributi, senza ricorrere al project financing, affare per privati.

L’Arsenale di Verona, secondo solo a quello di Vienna, fu edificato tra il 1854 e il 1861 per la costruzione, la manutenzione e la custodia delle armi. Passò all’Italia nel 1866 e al Comune di Verona nel 1995. Da allora il complesso è in progressivo degrado, causa l’insufficiente manutenzione. Urge un intervento complessivo, rispettoso del monumento e del contesto, nella linea di una rigenerazione urbana. L’Arsenale è nel cuore di Verona: a poche centinaia di metri da piazza Bra; vicino a Castelvecchio, al Ponte Scaligero e all’Adige. Ci sono spazi verdi, giochi, un bar e una vasca d’acqua. Monumenti museali (Arsenale e Castelvecchio) e Ponte Scaligero, con un ruolo propositivo del Circolo Ufficiali, possono diventare importante centro turistico, culturale ed economico. Un gruppo specializzato dovrà presentare le ricchezze culturali di Verona in Italia e nel mondo.

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L’Assessorato alle Politiche dell’Immigrazione

Aiuterà Verona a ripensarsi come città plurale, dove popoli e culture differenti decidono di camminare insieme, con l’obiettivo di:

1) Superare l’isolamento tra immigrati. Si devono organizzare gruppi nazionali, con responsabili eletti, per il dialogo e il coordinamento tra connazionali.

2) Superare l’isolamento tra immigrati e italiani originari. Si devono evitare concentrazioni di immigrati in pochi quartieri; promuovere il confronto tra culture (tutti partecipano alle iniziative di tutti), studiare lingua e cultura italiane; conoscere la Costituzione italiana e, progressivamente, leggi e usanze; conoscere Verona, l’Italia, l’Unione Europea e la loro storia; programmare insieme iniziative culturali, musicali e sportive. Immigrati e Italiani insieme si prenderanno cura della città e lavoreranno perché sia bella, pulita e curata.

3)Strutture di integrazione. Va avviato e intensificato il dialogo con gli Stati di provenienza, aprendo canali di conoscenza reciproca.

Il personale scolastico deve essere preparato alle nuove presenze. Bambini e ragazzi vanno educati a partecipare alle feste e alle attività dei coetanei. Lo sport è per tutti, insieme: pensiamo a tornei di calcio tra squadre nazionali e all’inserimento dei giovani immigrati nelle organizzazioni sportive locali. Va sostenuto il dialogo tra le religioni presenti a Verona. La settimana del cinema africano deve diventare evento cittadino. Vanno pensate iniziative simili da parte di gruppi provenienti da tutti i continenti. Ci deve essere attenzione per le espressioni dell’arte immigrata . Obiettivo politico: la costituzione della Consulta comunale degli immigrati.

4) Servizi per tutti: sanità – medico di famiglia – ospedali – USSL – attenzione ai disabili – casa. Avvio al lavoro e conoscenza dell’organizzazione del lavoro a Verona: informazioni e accompagnamento, in collaborazione con il sindacato.

5) La transizione in atto crea disagi: molti immigrati sono protagonisti negativi. Prefettura, Questura e forze dell’ordine garantiscono la sicurezza. I connazionali organizzati e positivi devono essere protagonisti nel risolvere beghe nei condomini e nel quartiere a causa dei diversi stili di vita. L’Amministrazione collaborerà con le forze dell’ordine e con le singole comunità immigrate per recuperare i connazionali violenti, devianti, dediti al malaffare o in difficoltà di ambientamento.

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