L’altra Ca’ del Bue

Giugno 2014. Corte Ca’ del Bue, complesso di notevole valore, nel Quattrocento figura come proprietà dei conti Bovo. L’attuale vecchia corte, di grande interesse storico e architettonico, risale alla fine del Settecento, quando il complesso divenne proprietà di Leonardo Pellegrini. La corte è di notevole effetto scenico, tra le più complete e meglio conservate del veronese, anche dal punto di vista ambientale. Comprendeva il palazzo signorile, la cappella dedicata a Sant’Anna, un campanile a cipolla dotato di una campana di bronzo. Dal punto di vista economico la corte era importante riferimento per i contadini delle basse di San Michele che portavano lì i prodotti ortofrutticoli per la pesatura, prima che venissero avviati ai mercati.
Nel 1847 il complesso appare nel catasto austriaco, come proprietà di Luigi Marchesini, che, agli inizi del Novecento, lo cedette alla famiglia vicentina dei Longarato. Fine anni 80: la corte, ben curata, fu acquisita dall’Amministrazione comunale e affidata ad AGSM,

incaricata di progettare in zona un impianto per il trattamento ecologico dei rifiuti solidi urbani, con recuperi energetici. In questa ottica si colloca il progetto, patrocinato dall’Enea, di realizzare nella corte di Ca’ del Bue una scuola superiore per la formazione di manager dell’energia e dell’ambiente. Idea dell’allora direttore generale Gino Cherubini che, con Enea e con il patrocinio della Regione Veneto, voleva che la corte di Ca’ del Bue, come una sorta di centro per le energie alternative, accogliesse ricercatori internazionali per lo studio e la ricerca di energie alternative e rinnovabili. Il progetto non si realizzò perché l’inceneritore fu travolto dagli scandali di tangentopoli.   A quel punto inizia il degrado della corte rurale, ormai abbandonata a se stessa.
Oggi del complesso rimane l’ampia aia in cotto, nascosta da sterpaglie; quello che resta della chiesetta (sul portone d’ingresso è scritto: “Non abbattete la porta perché si sono portati via tutto”). All’interno della casa padronale regnano calcinacci, vetri rotti e tetti crollati.
Dopo un paio di decenni di abbandono e incuria, la Sovrintendenza ai beni architettonici segnala ad AGSM il degrado in cui versa il complesso e chiede un intervento immediato dell’azienda per ridurre il degrado e il rischio di perdita di elementi architettonici e strutturali, con riferimento soprattutto alla chiesetta di sant’Anna di cui rimane ben poco.
L’aspetto attuale della corte è desolante: degrado, sporcizia, crolli pericolosi; topi; persone alla ricerca di rifugio. Il complesso rurale, alle spalle dell’impianto di smaltimento rifiuti, disabitato e senza nessuna protezione, cade a pezzi e va in rovina, alla mercé di ladri che fanno razzia e si sono portati via tutto.

Valutazioni di Tito Brunelli

Abbiamo ‘visitato’ corte Ca’ del Bue, ma potevamo scegliere molti altri siti, che pongono una domanda: “Che ne facciamo di ciò che il passato ci lascia? Come riferiremo nell’articolo che segue, a Verona gli spazi abbandonati (molti di valore) sono centinaia. La Verona del XXI^ secolo deve decidere se lasciarli al loro destino o se recuperarli per arricchire il nostro futuro, sulla base di solide fondamenta. Non è compito solo del Comune, che ha una responsabilità primaria, ma di tutti i cittadini. In altri luoghi d’Italia si ricorre alla vendita di abitazioni e monumenti del passato, alcuni preziosi, a un euro. Può essere un’idea, ma deve essere l’idea di una città che si interroga e decide il meglio per se stessa. Continuare a ignorare il problema non è una soluzione.

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