Anche un regolare è clandestino

In Italia si dibatte intorno all’immigrazione cosiddetta clandestina. Spesso la domanda è posta in questi termini: e’ giusto o no accettare o accogliere gli irregolari? Meritano o no i sans-papiers (persone senza documenti) di rimanere sul territorio italiano? Perché l’Italia deve essere la frontiera-colabrodo dell’Europa? Conosciamo le reazioni della gente. Basta pensare al consenso sulle ronde, alcune colorate. Molti giornali, per  vendere più copie, puntano su questi dibattiti e sulle indiscrezioni riguardanti la sanatoria per badanti e colf o assistenti familiari, dedite alla cura della famiglia, degli anziani spesso non autosufficienti, il più delle volte delle” invisibili” rinchiuse 24 ore su 24 nelle case. Si vedono solamente in alcune ore del giorno in giardinetti e piazze delle città, come prigioniere all’ora d’aria, stanche, affaticate dalle loro pesanti responsabilità.

Purtroppo quasi nessuno si chiede in che condizioni vive chi, in Italia, ha il permesso o la carta di soggiorno ed è quindi regolare. Passa inosservato.

Il regolare, titolare di permesso o carta di soggiorno, rimane “clandestino” in quanto sconosciuto. Nessuno si interessa della nazione da cui proviene, della religione che professa, delle sensibilità culturali che esprime e della lingua che parla. La cittadina o il cittadino  immigrato risulta sconosciuto e ignorato circa il suo passato da studente, da lavoratore, con esperienze pregresse. Se tutto va bene, quando arriva in Italia si fa chiamare solo con il suo nome. Il cognome richiederebbe un tale sforzo… Non è poi raro vedere il suo nome italianizzato o europeizzato: così è più facile pronunciarlo. Una forma di distorsione della personalità.

L’immigrato regolare è clandestino ai più anche perché gli viene attribuita una nazionalità geografica che non ha. Spesso viene chiamato semplicemente “il mio marocchino”, “l’albanese del mio condominio” o “il rumeno del quartiere” oppure “i negri” o “i nigeriani”, senza sapere o voler sapere da che nazione provengono questi cittadini che condividono con i cittadini italiani condomini, abitazioni, luoghi di ristoro,  scuole, ospedali,  autobus, fabbriche.

Altro motivo grave per cui il cittadino immigrato è un clandestino sono le molte peripezie ed acrobazie burocratiche a cui è sottoposto per il rilascio e il rinnovo dei suoi documenti. Basti pensare alla lungaggine per la richiesta del Permesso di soggiorno presso le questure, a partire dalla compilazione e dalla costosa spedizione del kit postale; alla lunga attesa per il rilevamento delle impronte digitali; al rilascio del permesso in scadenza. Nel tempo dell’attesa il cittadino immigrato vive quasi da fantasma sul territorio nazionale. E’ in possesso del permesso scaduto da tempo; in tasca gli restano due pezzi di fogliettini recanti numeri senza fotografie, senza possibilità di identificazione e soprattutto senza il motivo del soggiorno in Italia. Con questi pezzettini di carta l’immigrato, pur essendo regolare, non riesce ad entrare nello spazio Schengen (pur volendo);  non riesce a far ritorno nel proprio paese d’origine; fatica a convincere gli operatori dei distretti sanitari (Ussl) a rinnovargli la tessera sanitaria, anche se continua a versare il dovuto al Sistema Sanitario nazionale; altrettanto faticano gli uffici anagrafe dei comuni a concedergli la residenza; non riesce ad aprire un conto corrente bancario; non può avere una casa in affitto; non viene assunto al lavoro (esclusa la situazione di crisi attuale e di cassa integrazione);  ai call center telefonici non riesce a telefonare ai suoi genitori o parenti; trova difficoltà ad inviare denaro tramite il western union o money grame perché il governo obbliga i gestori di questi servizi a chiedere all’utenza i documenti di identità validi e le ricevute dei kit non sono ritenuti tali.

Vive sul territorio italiano da sconosciuto e si sente spesso abbandonato alla propria sorte e alla burocrazia di un paese che ancora fatica a capire che i cittadini immigrati “extracomunitari”, come vengono ancora descritti da alcuni organi di stampa e da alcuni politici, sono una gran risorsa economica, culturale e spirituale per l’Italia, non poveri trasandati, accattoni, prostitute e quanto l’ignoranza propaga in questi nostri tempi. Così alla gente comune risulta clandestina ogni persona immigrata riconoscibile solo per i tratti somatici, per l’abito che indossa  o per la lingua che parla.

Quanto sarebbe bello ed importante aprire una discussione su queste inadempienze gravi che complicano il già arduo cammino verso il riconoscimento di diritti e doveri di cittadinanza: il sale di una democrazia matura e responsabile. Occorre aprire una discussione seria e responsabile con attorno allo stesso tavolo tutti i soggetti coinvolti: istituzioni pubbliche e private, società civile, associazioni degli immigrati e del volontariato, tutti disponibili a trovare soluzioni lungimiranti a questi problemi di fondamentale importanza per il cittadino immigrato e non solo.

Jean-Pierre Piessou

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