Scricchiolii nella città che cambia

1) I cittadini veronesi diminuiscono. Negli ultimi 10 anni Verona ha perso circa 2500 residenti. Dati del censimento 2011: eravamo 254.607: 134.900 donne e 119.707 maschi. Le famiglie erano 115.466, composte in media da 2,2 persone. L’11 – 12% dei residenti è di origine straniera.

C’è chi, per giustificare un’enormità di nuove abitazioni previste dal Piano degli Interventi, ipotizza un notevole aumento della popolazione a Verona. Leggendo i dati del censimento, qualcuno dirà di aver sbagliato? No: non succederà. Importante è muovere il mercato, costruire e far entrare tanti soldi nelle casse del Comune e di alcuni privati.

Il discorso vale per negozi e centri commerciali: se ne prevedono molti a Verona. Chi compra siamo sempre noi. Quanti negozi e centri commerciali avranno successo? Perché il Comune autorizza scelte del genere? Questione di soldi.

2) Se ne va da Verona la boutique Bulgari di via Mazzini. La strategia distributiva del marchio privilegia le grandi città e punti di vendita ampi. Le grandi catene, proprio perché ragionano solo sui numeri, sono le prime ad arrivare se la situazione è favorevole e per prime si accorgono se qualcosa non va e se ne vanno. Assessore Corsi: “La scelta di Bulgari è brutto segnale. Ci preoccupa che sia l’inizio di qualche cosa. Il nostro progetto è presentare il Centro come una bomboniera: un grande centro commerciale naturale”. Evidentemente non ci stiamo riuscendo. 

3) Cambia gestione il “Due Torri – Hotel Baglioni”, lussuoso albergo in piazza Santa Anastasia. La notizia preoccupa il settore del turismo e del commercio: “è perdita grave. Fa riflettere”. Motivo: la mancanza tra le mura scaligere di eventi di richiamo internazionale, ad eccezione della stagione lirica, di Vinitaly, di Fieracavalli. Nel resto dell’anno mancano eventi di richiamo internazionale che portano una clientela adatta a questo hotel. Poco per quadrare i bilanci”.

Il settore alberghiero soffre di una forte crisi. La chiusura del “Due Torri” ne è la dimostrazione. Senza la lirica saremmo una città di quarto livello in termini turistici.

Nota. Il Piano degli Interventi prevede numerosi nuovi alberghi. Chi li utilizzerà? Quali logiche seguono i piani regolatori della nostra città?

4) Ghelfi@Barbato si sposta. Un frammento del cuore della città se ne va inghiottito da logiche di mercato e dal dio danaro. “I costi di gestione, in questa via, sono altissimi. La crisi ha frenato il giro di lavoro. Non si riesce a far fronte alle spese”. A pochi metri apre Feltrinelli, un colosso del settore. “Con tre catene di librerie in centro, la concorrenza è insostenibile”.

La libreria riapre in via Scala, 1 – vicino a Porta Borsari.

*Le librerie storiche di Verona negli ultimi tempi hanno chiuso: Rinascita di Porta Borsari, Grosso a Veronetta (via Carducci), Maffei in galleria Pellicciai. La prossima sarà Gheduzzi Giubbe Rosse di corso Santa Anastasia.

Una piccola libreria non vuole chiudere: la Gulliver, di via Stella. “Un buon gruppo di clienti ci segue con affetto. Ci specializziamo sul tema del viaggio”.

Nessun legame diretto con quanto scritto. Torna però alla mente che, mesi fa, l’assessore regionale all’Istruzione, Elena Donazzan, ha invitato i presidi a non divulgare nelle classi i libri di chi – nel 2004 – sottoscrisse un appello in favore del terrorista Cesare Battisti. Il divieto colpisce i libri non per il loro contenuto, ma per punire i loro autori. Un delirio. L’assessore deve operare perché cultura, aggiornamento, istruzione e formazione si diffondano il più possibile. Non le compete stabilire quali letture devono essere fatte e quali evitate. Mai proibire libri.

Se tutti amassimo di più la lettura, le librerie non chiuderebbero.

5) Addio commosso al “Tre Corone”, una delle istituzioni di Verona. Rana se ne va, con tristezza. Il proprietario barone Malfatti prevede altre destinazioni; pare non per denaro. Vittorio Di Dio: “Questa piazza non può restare priva di un ristorante di livello: per i turisti, per Verona, per la stagione lirica”.

Perché è successo?

6) Solarexpo (rassegna sulle energie rinnovabili, la terza per importanza a livello mondiale) dice addio alla Fiera di Verona; trasloca a Milano. Colpo duro per la città: era un caposaldo della strategia fieristica scaligera e faceva di Verona la vetrina di un settore in grande espansione. Solarexpo andava difesa, anche per lo straordinario indotto che generava sul territorio.

A Verona, da anni, si blatera di “cabine di regia”; ma la regia è prima di tutto spartizione delle poltrone. Poi, mostrati i muscoli e ottenuta la presidenza, ognuno per la sua strada. Conseguenza: non diamo garanzie.

7) Aeroporto Catullo. Strategie miopi e lottizzazione (a detta degli ex manager) abbattono uno dei perni del nostro sviluppo. Assistiamo allo scaricabarile delle responsabilità.

Chiediamo: se la colpa del disastro è della gestione Bortolazzi, basta chiedersi chi lo ha voluto alla guida dell’ente e lo ha protetto per anni. Si deve chiedere conto a Bortolazzi e soprattutto a chi lo ha imposto come manager coi fiocchi. Non avverrà. Così va la politica!

Proposta: può essere utile collegare, con una linea leggera, città, stazione, fiera e aeroporto?

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