Archivi del giorno: 8 febbraio 2008

Europei o … a mura sbarrate?

unione_europea.jpgIl 22 dicembre 2007 abbiamo assistito in televisione a scene di festa: purtroppo accade raramente. Abbiamo visto baci e abbracci a Gorizia tra italiani e sloveni: è stato abbattuto il confine che tagliava in due la città. Le stesse scene sono avvenute lungo i confini di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Lituania, Lettonia, a Malta, lungo tutto il confine tra Slovenia e Italia. L’Unione Europea si allarga: arriva fino ai confini con Russia, Bielorussia e Ucraina.

Pochi di noi lo sapevano: Gorizia era una piccola Berlino, divisa in due dal 1947. Quel confine è carico di drammi e di tragedie.

L’evento è “storico”: la zona di libera circolazione delle merci e delle persone si amplia a 400 milioni di cittadini europei. La “cortina di ferro” che i miei coetanei hanno vissuto come un incubo pare ora una leggenda inventata per spaventare i bambini.

E’ grande festa. Chi può non rallegrarsi?

E invece no: il sindaco Tosi predica continuamente, anche in trasmissioni televisive nazionali, che l’accordo di Schengen, che ha dato il via libera a questo importante passo verso l’unità europea, è pericoloso e va sospeso: occorre bloccarne le conseguenze nefaste. Infatti, dice Tosi, con questo trattato si favorisce l’arrivo a Verona di delinquenti e di straccioni. Meglio ripristinare controlli e blocchi: gli stranieri restino a casa loro.

Lo sappiamo: i delinquenti approfittano di tutto per allargare la loro rete criminale; meglio delinquere dove si può “guadagnare” di più e in terre dove si corrono meno rischi (e certamente l’Italia è tra queste).

E’ evidente che l’Europa (e in essa l’Italia) deve provvedere per prevenire e colpire la delinquenza e i delinquenti. Ma questa necessità imprescindibile può far pensare ai nostri leghisti che ognuno deve restare a casa sua e che si debba bloccare questa grande conquista dell’Europa di percorrere la difficile strada dell’unità a tutti i livelli, garantendo così la fine delle guerre che per secoli hanno devastato il nostro continente (fino alle due guerre mondiali) ed evitando, speriamo per sempre, altre “cortine di ferro”?

Certo: nessuna grande decisione è indolore, ma il sindaco Tosi dovrebbe riflettere prima di parlare. Non è certo lui a fermare il percorso della storia. Verona poi è città europea, città aperta. O vogliamo chiuderci entro le nostre mura, magari rifacendole di acciaio?

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