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Italia e Unione Europea: quale corresponsabilità?

Spesso, quando presentano decisioni che molti cittadini non condividono, i politici si giustificano dicendo: “Lo chiede l’Europa”. “L’Europa ha deciso così. Non possiamo farci nulla”. Negli ultimi 30 anni, le classi dirigenti italiane hanno pensato di risolvere in questo modo i problemi del Paese, restio a cambiare abitudini e pregiudizi, legato ai suoi vizi, a mille interessi contrapposti, a tenaci corporativismi. Sappiamo che l’Italia è diffidente verso le direttive dall’alto e le norme; abituata a usare lo Stato e a piegarlo al proprio utile; quasi mai a piegarsi all’utile dello Stato.

Perché, nonostante le difficoltà, le classi dirigenti hanno preso questa strada, prendendo atto che l’Italia è politicamente indomabile e lo hanno fatto specialmente a partire dalla fine degli anni 80, quando fu chiaro che la spesa pubblica facile, iniziata 15 anni prima, aveva creato una situazione finanziariamente insostenibile? Avevano preso atto che era impossibile togliere al Paese rendite, privilegi, abusi o ridimensionare benefici a cui si era abituato: Continua a leggere

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Costruire i costruttori del futuro

Lo ripetiamo spesso: in Italia mancano personalità politiche che sappiano indirizzare il cammino comune e motivare la partecipazione di molti alla costruzione del bene comune. “Non ci sono più i De Gasperi, i Moro, i Fanfani, i Togliatti, i Berlinguer, i La Malfa, gli Spadolini, gli Almirante, gli Spinelli, gli Einaudi, … “. Per questo abbiamo un governo tecnico (che più politico di così non si può).

Dopo un paio di decenni in cui la politica si è lasciata boccheggiare, finalmente parliamo di Europa: non per una nuova lungimiranza politica, ma perché ci rendiamo conto dei danni che possono pesare su tutti se dovesse morire questa Unione Europea, per quanto assomigli più a uno sgorbio che a una speranza. Continua a leggere

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Questione demografica – Verona: ieri, oggi, domani (1)

(dati Eurostat, Istat, Censis, Comune di Verona)

Europa

Crollo demografico in atto.

Dal 1977 l’Europa è sotto la media che garantisce la stabilità della popolazione: 2,1 figli per donna. Siamo a 1,6.

2010: la popolazione europea con meno di 15 anni è il 16% del totale; quella con più di 65 è il 17%.

Nel 2030 il 15% avrà meno di 15 anni; il 24% ne avrà più di 65.

Nel 2050 il 14% della popolazione avrà meno di 14 anni e il 30% supererà i 65.

In due case su tre non ci sono figli. Continua a leggere

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La crisi libica, la NATO e la politica estera europea

L’Europa: la nostra casa

La crisi libica, la NATO e la politica estera europea

E’ sotto gli occhi di tutti che la tragica vicenda libica sta assumendo, nel Vecchio Continente, contorni grotteschi. La coalizione dei “volonterosi” è infatti sembrata più un’accozzaglia di alleati di fresca creazione che un gruppo di Stati che da 60 anni condividono l’esperienza di un alleanza politico-militare. I francesi, con la loro notoria spocchia, prendono l’iniziativa e calcano la mano; gli USA intervengono perché proprio devono; gli unici che noncuranti sparano Cruise senza battere ciglio sono gli Inglesi; l’Italia non sa probabilmente da che parte stare(bbe); la Germania pone le sue navi sotto proprio comando e, almeno inizialmente, le ritira dalla coalizione. Continua a leggere

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Conosciamo un po’ di più la scuola italiana: pregi e magagne

Abbiamo visto l’origine della “riforma” Gelmini (anno 2008) e le sue conseguenze due anni dopo (anno 2010). Ora recuperiamo alcuni dati che ci permettono di capire meglio ciò che è avvenuto, ciò che sta avvenendo e il futuro che ci aspetta.

Conosciamo un po’ di più la scuola italiana, con pregi e magagne

Dati Censis (giugno 2008):

– l’80% degli adolescenti italiani si chiede che senso abbia stare sui banchi scolastici;

– il 55% ritiene scontata l’iscrizione all’Università “per mancanza di alternative”;

– per oltre un quarto dei ragazzi tra i 14 e 19 anni non serve un titolo di studio per trovare un lavoro. Continua a leggere

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Non siamo capaci di tenerci i nostri figli, manifestazione massima della crisi dei valori

L’aborto in Europa.

Le “interruzioni volontarie di gravidanza” nel 2008 sono state 2,9 milioni:

– dal 1998 al 2008 (ultimo decennio) sono state 13 milioni:

– 7468 al giorno;

–  327 all’ora;

– 1 ogni 11 secondi;

– nel 2008 in Europa le nascite sono diminuite del 12,5% rispetto al 1982.

Nei 27 Paesi dell’Unione Europea:

– le interruzioni sono state 20,6 milioni dal 1994 al 2008 Continua a leggere

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La grande cacciata. Conosciamo meglio Flavio Tosi (4)

La madre di tutte le cacciate: via i Rom da Verona!

La presenza del popolo Rom è da secoli un rompicapo per l’Europa, con rapporti quasi inesistenti. I Rom vivono ai margini. La massima tensione risale all’epoca nazista e, purtroppo, all’ultima fase dell’Italia fascista, con la caccia al rom e lo sterminio, nei campi di concentramento, di circa mezzo milione di “figli del vento”. Continua a leggere

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Crisi economica. Dramma o questione psicologica? (13)

La crisi economica: dramma per milioni di persone e di famiglie o questione psicologica?

L’allarme occupazione è in tutta Europa

Primi tre mesi 2009: in Europa la crisi brucia 2 milioni di posti di lavoro. L’occupazione scende dello 0,8% rispetto al trimestre precedente. Significa 1.220.000 posti in meno nella zona Euro e  1.916.000 nell’Unione Europea.

In aprile, rispetto a marzo, in Europa le persone senza lavoro sono aumentate di 556.000. In termini numerici complessivi erano senza lavoro 20.825.000 persone, di cui 14.579.000 nell’Eurozona. Continua a leggere

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Europei o … a mura sbarrate?

unione_europea.jpgIl 22 dicembre 2007 abbiamo assistito in televisione a scene di festa: purtroppo accade raramente. Abbiamo visto baci e abbracci a Gorizia tra italiani e sloveni: è stato abbattuto il confine che tagliava in due la città. Le stesse scene sono avvenute lungo i confini di Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Estonia, Lituania, Lettonia, a Malta, lungo tutto il confine tra Slovenia e Italia. L’Unione Europea si allarga: arriva fino ai confini con Russia, Bielorussia e Ucraina.

Pochi di noi lo sapevano: Gorizia era una piccola Berlino, divisa in due dal 1947. Quel confine è carico di drammi e di tragedie.

L’evento è “storico”: la zona di libera circolazione delle merci e delle persone si amplia a 400 milioni di cittadini europei. La “cortina di ferro” che i miei coetanei hanno vissuto come un incubo pare ora una leggenda inventata per spaventare i bambini.

E’ grande festa. Chi può non rallegrarsi?

E invece no: il sindaco Tosi predica continuamente, anche in trasmissioni televisive nazionali, che l’accordo di Schengen, che ha dato il via libera a questo importante passo verso l’unità europea, è pericoloso e va sospeso: occorre bloccarne le conseguenze nefaste. Infatti, dice Tosi, con questo trattato si favorisce l’arrivo a Verona di delinquenti e di straccioni. Meglio ripristinare controlli e blocchi: gli stranieri restino a casa loro.

Lo sappiamo: i delinquenti approfittano di tutto per allargare la loro rete criminale; meglio delinquere dove si può “guadagnare” di più e in terre dove si corrono meno rischi (e certamente l’Italia è tra queste).

E’ evidente che l’Europa (e in essa l’Italia) deve provvedere per prevenire e colpire la delinquenza e i delinquenti. Ma questa necessità imprescindibile può far pensare ai nostri leghisti che ognuno deve restare a casa sua e che si debba bloccare questa grande conquista dell’Europa di percorrere la difficile strada dell’unità a tutti i livelli, garantendo così la fine delle guerre che per secoli hanno devastato il nostro continente (fino alle due guerre mondiali) ed evitando, speriamo per sempre, altre “cortine di ferro”?

Certo: nessuna grande decisione è indolore, ma il sindaco Tosi dovrebbe riflettere prima di parlare. Non è certo lui a fermare il percorso della storia. Verona poi è città europea, città aperta. O vogliamo chiuderci entro le nostre mura, magari rifacendole di acciaio?

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