Considerazioni conclusive di Tito Brunelli -3-

Terza: la grande holding (azienda) cittadina

Da tempo alcuni veronesi che cercano il bene della nostra città si pongono una domanda: abbiamo la fortuna, costruita nel tempo da politici lungimiranti, di avere a disposizione molte e importanti aziende pubbliche: AGSM, AMIA, AGEC, ATV, AMT, Consorzio ZAI, Consorzio universitario, Quadrante Europa, Mercato Ortofrutticolo, Aeroporto Catullo, …

Novità importante: è possibile pensare a una azienda unica, AGSM, che assorbe le altre?

Anch’io, in più occasioni, negli scorsi anni, mi sono rivolto a persone esperte di aziende pubbliche, per capire se un’unica holding a Verona è proponibile e con quali vantaggi e svantaggi.

Uno degli obiettivi è risparmiare soldi pubblici e indirizzarli verso altri interventi. Oggi ogni azienda ha un presidente, un Consiglio di Amministrazione

(persone spesso estranee, come formazione e preparazione, al servizio pubblico che dovrebbero guidare), almeno un direttore generale, un gruppo grande grande di addetti alle segreterie, tecnici ed esperti vari, attività che si sovrappongono e si ripetono. Si tratta di centinaia di persone, in molti casi lautamente pagate.

Quanto costano complessivamente queste aziende? Quanto si risparmierebbe se incarichi politici e dirigenze tecniche fossero unificati, a disposizione di tutti i servizi rivolti ai cittadini?

Si potrebbe partire unificando le segreterie: un’unica segreteria a disposizione di tutte le aziende.

Qualche anno fa l’Amministrazione Tosi ha annunciato di voler percorrere questa strada: prospettiva condivisibile, come più volte ribadito nel nostro blog. Fin dall’inizio però molti hanno sospettato la lontananza del Sindaco; l’unico membro della Giunta coinvolto appariva l’assessore agli enti Toffali. Unico punto di convergenza verificabile era raccattare soldi, da qualsiasi parte arrivassero, per rimpinguare le casse comunali.

Si è poi verificato che la prima unificazione, quella di AGSM e AMIA non ha toccato la struttura delle due aziende: ognuna ha conservato il suo presidente, il suo CdA, la sua struttura tecnica e produttiva, la segreteria organizzativa. Il sospetto diventava concreto. E’ successo poi che appena si è accennato a qualche limitata unificazione, il presidente di AMIA è scoppiato: guai toccare la struttura di AMIA; guai a qualsiasi ‘smembramento’. Lo scontro tra i due presidenti ha lo scopo di conservare intatte le loro strutture e il loro personale.

Così non va: se unificazione deve essere unificazione sia.

Conclusione: il bene della città non permette che si annunci l’avvio della grande holding e lasci poi intatte le loro strutture direzionali, allontanando nel tempo anche il solo avvio della fusione.

Il progetto di fusione o è in atto e si attiva o si abbandona come improponibile.

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Archiviato in AMIA, Amministrazione Tosi, Aziende partecipate, Commenti, Parere di Tito Brunelli

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