Il Governo, interpellato, risponde

Luglio 2015. Il sottosegretario Filippo Bubbico, a nome del ministro Alfano, risponde all’interrogazione di D’Arienzo e Naccarato su “supposte infiltrazioni della ‘ndrangheta a Verona”: “L’analisi degli elementi di valutazione non evidenzia la presenza di indicatori criminali tipici del radicamento sul territorio di organizzazioni di stampo mafioso, quali omicidi portati a termine con particolari metodologie o finalità oppure attività estorsiva sistematica e organizzata. Tuttavia le forze di polizia continuano a monitorare le dinamiche del tessuto produttivo veronese (le condizioni economiche del territorio possono attrarre l’interesse delle organizzazioni criminali per operazioni di riciclaggio) e si controllano personaggi con gravi precedenti penali che hanno trasferito la residenza in quella provincia,

per accertare l’attualità dei rapporti con sodalizi della criminalità organizzata di tipo mafioso dei luoghi d’origine. In tale contesto si inquadrano recenti indagini delle Direzioni distrettuali antimafia di Catanzaro, Reggio Calabria, Bologna e Brescia, nel cui ambito sono stati eseguiti arresti di residenti nel veronese. Le società Nico.Fer, Soveco e Gri.Ka Costruzioni sono tuttora oggetto di accertamenti della Prefettura di Verona in relazione alla richiesta di informazioni antimafia provenienti da varie Prefetture e stazioni appaltanti. Ci si avvale di un tavolo tecnico che comprende anche la Direzione investigativa antimafia. Sono in corso accertamenti antimafia nei confronti di alcune aziende che operano anche in provincia di Verona. Alcune indagini hanno messo in luce la presenza della ‘ndrangheta nel veronese”.

Perciò la provincia di Verona non è solo territorio infiltrato, ma anche di residenza. Verona e provincia sono finite in indagini della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, Reggio Calabria, Bologna e Brescia. Si parla espressamente delle singole aziende coinvolte:

– Nico.Fer di Moreno Nicolis. Nell’inchiesta Aemilia, si parla di una cena con Tosi a cui ha partecipato anche un emissario del clan Grande Aracri. Si scopre che Nicolis, mentre cenava con il braccio destro di Grande Aracri, chiedeva alla Prefettura di Reggio Emilia di accelerare il rilascio di provvedimenti per i quali è richiesta la documentazione antimafia;

– Soveco, azienda che ha partecipato a diversi appalti pubblici a Verona tra cui traforo e filobus;

– Gri.Ka Costruzioni.

Questa volta non ci sono alibi. Non si usa il condizionale, ma l’indicativo.

Le reazioni:

– sindaco Tosi: “Il PD ha messo in moto la macchina del fango. Dalla risposta di Alfano l’unica non novità che emerge è che sono ancora in corso, da anni, accertamenti antimafia nei confronti di alcune aziende che operano anche in provincia di Verona. Mafia e ‘ndrangheta con questa Amministrazione comunale non c’entrano nulla. Meglio farebbe Bertucco a ricordare che le cronache giudiziarie degli ultimi mesi parlano di infiltrazioni mafiose o malavitose in Comuni e Regioni governate dal PD”.

– D’Arienzo (PD): “A questo punto chiederemo al Ministro di convocare un comitato provinciale sull’ordine e la sicurezza a Verona, appositamente dedicato al rischio di infiltrazioni mafiose”.

– Bertucco (PD): “La risposta di Alfano conferma che a Verona c’è pericolo mafia. Due aziende che hanno rapporti diretti con il Comune, Soveco e Nico.Fer, sono oggetto di accertamenti”.

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