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Maurizio Battista su L’Arena del 3-4-15. “La situazione è grave? No: imbarazzante”.

Per chi crede ancora nelle Istituzioni parlamentari e democratiche, lo spettacolo offerto a Verona dalla Commissione antimafia in questi giorni è stato purtroppo imbarazzante. La ricerca della visibilità e dello scontro politico non solo ha fatto passare all’ultimo posto l’allarme per eventuali infiltrazioni criminali, ma è stato evidente fin dalle prime battute della missione. Deputati e senatori avevano appena sciolto i lavori in Prefettura, quando alle 18,27 le agenzie già battevano una durissima dichiarazione del vicepresidente Claudio Fava contro il Comune di Verona proponendone “lo scioglimento per infiltrazioni mafiose”. Alle 19,30 arrivano le dichiarazioni istituzionali del presidente Rosy Bindi, scavalcata da Fava, che sono di tenore diverso:

parla di “Verona città fragile per possibili infiltrazioni” e riferisce che la Commissione anti mafia “suggerisce alla Prefettura di rivalutare la possibilità della nomina di una Commissione di accesso al Comune di Verona e magari anche in altri Comuni della provincia che hanno visto il verificarsi di fatti inquietanti”. Il sindaco Tosi si infuria e stronca le posizioni della Commissione anti mafia ritenendole “proposte ridicole, cialtroneria da campagna elettorale” e, vista la sua candidatura alla presidenza della Regione, si spinge a disegnare il teorema politico del complotto: “La Bindi, anti renziana e quindi contro la Moretti, candidata del PD, attacca me per indebolirla e far vincere Zaia”.

La mattina dopo altro colpo di scena: il capogruppo in Commissione antimafia per Forza Italia (che intanto ha scelto di appoggiare Zaia) Ciro Falanga – alle 10,16 – sembra lanciare un assist a Tosi: smentisce la Bindi: “La Commissione antimafia non ha mai chiesto una Commissione di accesso agli atti del Comune di Verona. Non può essere un luogo dove si fa politica di parte”. Tre ore dopo la presidente Bindi diffonde una nota scritta, ufficiale, per smentirlo. Il tentativo, forse voluto o forse no, di buttarla in caciara elettorale è perfettamente riuscito ed è questo il ricordo che la Commissione antimafia lascerà a Verona: una mezza armata Brancaleone. Pochi si ricorderanno che le informative dei Ros dei Carabinieri e di varie Procure hanno provato che in città ci sono famiglie che farebbero riferimento ai boss della ‘ndrangheta e che avvicinano imprenditori e amministratori portandoli dal loro grande capo; organizzano summit nelle sedi di aziende; incendiano ville in provincia; cercano di inserirsi nelle grandi operazioni urbanistiche cittadine (dal fallimento Rizzi all’ex Tiberghien); puntano alla gestione di impianti sportivi (Cabianca, San Michele Extra). In pochi se lo ricorderanno, ma molti per questo saranno contenti”.

 

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