Valutazioni di Tito Brunelli

Prima. Due modi di concepire la politica 

Capita di parlare dello stato di Verona con persone valide che giudicano positivamente l’Amministrazione Tosi. Richieste di motivare tale giudizio, spesso non sanno dire neppure una realizzazione concreta dell’Amministrazione. Quasi sempre si arriva allo stesso punto: “Ricordate come era Verona ai tempi di Zanotto? C’erano immigrati e nomadi ovunque: avevano occupato la città”. Questo risulta l’unico motivo di apprezzamento nei confronti dell’Amministrazione Tosi, che ha concentrato l’attenzione dei cittadini su pochi (o solo uno) temi prioritari, affascinando l’opinione pubblica con le potenti armi di distrazione di massa, che hanno accompagnato i primi anni dell’Amministrazione.
Si parlava, e con enfasi, di ex Cartiere, con le due torri di vetro alte più di 100 metri (dove sono finite?); di ex Lux; di traforo; di filobus, … Ma ci si fermava alle parole. Nessuno dei temi a cui i giornali dedicavano pagine e pagine è arrivato a realizzazioni degne di nota. Unica eccezione: i parcheggi. Ma poco importava. I Veronesi hanno visto via Mazzini e i semafori liberi da venditori immigrati e da accattoni; hanno gioito di questo. Non si sono accorti che Verona si è bloccata e che questioni di grande rilievo non ricevevano risposta. Hanno dimenticato che non di sola, apparente, sicurezza vive l’uomo.
Anche oggi, dopo 8 anni, a favore dell’Amministrazione resta l’aver tenuto a bada immigrati e nomadi. Allo scopo l’Amministrazione ha utilizzato quanto di positivo ha prodotto Verona nella prima parte dell’Amministrazione Zanotto. Dal 2002 al 2005, Jean Pierre Piessou, alcune persone e associazioni e io, Assessore alle Politiche dell’Immigrazione, siamo stati iniziatori e protagonisti di un percorso e di un dialogo nuovi e positivi. Nell’agosto 2002 abbiamo programmato il Campionato di calcio delle nazionalità presenti a Verona; abbiamo coinvolto una ventina di squadre. Il CSI esigeva le certificazioni mediche, per cui è iniziato l’incontro con un mondo sconosciuto per gran parte degli immigrati: quello della sanità veronese. Sono stati avviati il rapporto con il sindacato, la ricerca di un lavoro regolare e della casa, la costituzione di associazioni per nazionalità, la presenza positiva di alcuni gruppi nell’ambiente locale, … Si è poi puntato all’elezione della Consulta comunale degli immigrati, coinvolgendo le nazionalità e gli immigrati nei loro i quartieri.  L’Amministrazione Tosi ha abbattuto molto di quanto avviato, ad esempio ha cancellato la Consulta, ma l’organizzazione costruita dal 2002 al 2005 ha retto ed è la base di successivi sviluppi.
Il discorso sulla sicurezza si è rivelato qual era: strumentale, in vista dell’applauso popolare. Lo si capisce definitivamente quando, con la crisi economica, Regione Veneto e Comune di Verona, di fronte all’esigenza di tagli dolorosi al bilancio, hanno deciso di eliminare quasi del tutto i finanziamenti alla sicurezza.
La Lega Nord e i suoi amministratori sono preoccupati dei risultati immediati; risultano invece incapaci di una visione d’insieme e di risposte ai problemi veri della città, come la presenza della delinquenza organizzata. Così, dal 2010 al 2014, la questione nomadi scompare del dibattito (non scompaiono però i nomadi) e la questione immigrati è stata nascosta. Oggi i nomadi vivono con il lavoro procurato nel corso dell’Amministrazione Zanotto e le ex Cartiere, luogo della massima visibilità degli immigrati, sono nello stato di abbandono in cui erano nel 2005. Solo in occasione delle scadenze elettorali, l’Amministrazione riporta a galla la questione e individua gruppi, soprattutto di immigrati, da colpevolizzare in tema di sicurezza. E i cittadini ancora ci cascano.
L’Amministrazione punta sul turismo. Meglio perciò non parlare più di una Verona in mano alla violenza degli immigrati, con l’esercito a presidiare le strade. Non si parla più di sicurezza: può tranquillizzare alcuni, ma rischia di allontanare turisti, investitori e imprenditori. Meglio mirare ad altri “colpevoli”: il sindaco Tosi punta il dito contro “quattro scalmanati”.
L’Amministrazione si limita a una faticosa gestione dell’esistente e nasconde i grandi problemi della città; non si notano tentativi concreti per risolverli.

Una cosa il Sindaco sa fare bene (finché dura. Oggi non può durare): occupare i luoghi del potere e della distribuzione dei soldi, premiando gli amici e legando a sé chi sceglie come alleati sicuri.
Di altro necessita Verona.
Può puntare in alto solo mettendo insieme, non gli amici, ma le energie migliori della cittadinanza, con un’Amministrazione capace di prendere decisioni e di coinvolgere la città. C’è bisogno di relazioni, non di chiudersi tra fedelissimi. Quello che potevano fare (quasi nulla) la Lega Nord e Flavio Tosi l’hanno fatto: non sono in grado di costruire un futuro ricco di prospettive per la città.
Tornando alle migrazioni, nell’ultimo anno sono aumentate di molto. I soliti partiti e le solite persone rispuntano, accusano e guadagnano l’apprezzamento popolare, mosso dalla paura.

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