Quarta nota di Tito Brunelli: Un’opera che serve si fa

Un’opera che serve si fa, se appena possibile, anche con qualche rischio. Ma lo devono riconoscere i tecnici esperti e la gran parte dei cittadini, informati. E’ il caso del traforo? Verifichiamo sul piano economico.

Spesa di partenza: 436 milioni per le sole opere.

Disponibilità economiche del Comune: molto scarse. In questo caso si procede solo se l’utilità dell’opera è certa.

Nel nostro caso, i costi sono alti e sull’utilità dell’opera per snellire il traffico cittadino gli esperti del settore non solo non garantiscono, ma nutrono dubbi.

Il fatto che il Comune ricorre al project financing (privati e banche anticipano il denaro; si rifaranno sfruttando economicamente l’opera) aumenta gli interrogativi:

– le banche finanzieranno l’opera?

– i privati spendono i loro soldi o chiedono finanziamenti alle banche solo se sono certi di avere un ritorno certo e abbondante. Se si dubita che l’opera sia economicamente sostenibile, ci si deve attendere, anche a lavori avviati, una revisione a rialzo dei prezzi dei pedaggi? O esigeranno dal Comune l’obbligo di transito attraverso il tunnel per gli automobilisti, anche per chi risiede nei pressi degli ingressi?

Domande che attendono risposte.

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