Verona. Populismo etnico, religione civile e nonviolenza

Dopo lo sciocco intervento di un giornalista inglese, i giornali locali che hanno ospitato nei mesi scorsi varie opinioni critiche nei confronti del clima sociale e politico cittadino, a mio parere impaurito e incattivito, appaiono ora restii a pubblicare qualcosa che possa apparire antiveronese. Secondo me, una critica argomentata a fenomeni ritenuti negativi può benissimo accompagnarsi a un grande amore per la città, anzi ne è un segno caldo ed evidente.

Verona non ha bisogno né della retorica sulla «città dell’amore» né dell’ideologia della veronesità intesa come tradizione «definitiva», naturale o metafisica, da conservare e imitare. Questa idea affiora in molte occasioni e viene presentata anche dalla Commissione per la Cultura del Comune. Io penso che stiamo rischiando una forma di populismo etnico. Esso non si esprime solo nella proposta simbolica del Carroccio come simbolo della città ma nella politica reale dell’amministrazione fino alla recente proposta di abolire la neonata Consulta degli Immigrati. É questa a preoccupare e allarmare persone, gruppi e associazioni anche di ispirazione cattolica (per brevità parlo solo di queste).
Agesci e Comunità di Emmaus, Caritas e Centro Missionario, Centro Pastorale Immigrati e Cestim, Migrantes e comunità ecclesiale presso i rom, don Calabria, parrocchie di Borgo Roma, anche il settimanale diocesano vivono una forte preoccupazione per il possibile degrado culturale e civile della città.

Non che prima andasse tutto bene ma certe spinte attuali, innestate in una rete di iniziative lombardo-venete sensibili alla «tolleranza zero» a senso unico, appaiono veramente pericolose (un documento della Diocesi di Padova del 12 novembre 2007 lo mette in evidenza). Qualcuno parla di razzismo o di nuova xenofobia. Mi limito a dire che si sta preparando una forma di populismo micronazionalista che sta usando i «valori cattolici» per costruire una «religione civile» triste e settaria. É forse per questo che, in occasione dell’Epifania dei popoli, ho sentito il vescovo Zenti rivolgere alle comunità straniere veronesi, riunite in cattedrale, una accorata esclamazione:«A Verona siete a casa vostra, questa è la vostra città». Certo, nella Chiesa locale ci sono tante idee. Ma chi in ambito politico esalta i«valori cristiani» dovrebbe meditare a fondo la «Deus caritas est», la «Spe salvi»o il documento pontificio per la Giornata mondiale del migrante (13gennaio 2008) dove si parla del «dinamismo dell’interculturalità» perché la fede possa «aprirsi a quell’universalismo che è elemento costitutivo della Chiesa cattolica». É utile anche leggere il «Libro sinodale», espressione della Chiesa locale, che ha portato a maturazione tre anni di riflessione intensa e lungimirante. A me pare che su molti punti la politica dell’attuale amministrazione stia contraddicendo sia la laicità costituzionale, sia lo Statuto comunale del 1992, sia il messaggio cristiano articolato nella Dottrina sociale della Chiesa.

Nell’epoca dell’interdipendenza, locale e universale si compenetrano. Non c’è veronesità senza universalità o cultura senza intercultura. In molti campi Verona ha avuto e ha una vocazione internazionale. Tutti i «grandi» veronesi sono stati uomini aperti al mondo. Verona non è razzista ma può diventarlo avvitandosi nella spirale delle paure alimentate e gestite secondo un’ideologia del nemico.

In tale contesto, l’azione per la pace non è sentimentalismo. É liberazione dalla paura, cittadinanza attiva non violenta, forza della verità, sicurezza comune. Quella testimoniata dal fiume giovanile ed ecumenico che è sfilato perle nostre strade il 25 gennaio scorso. Quella riproposta dal Coordinamento «Nella mia città nessuno è straniero» o dai Cantieri del Dialogo che stanno rilanciando le loro iniziative. Verona non può diventare la città della paura visto che possiede molte risorse per superarla e aprirsi alla speranza. La meditazione sull’opera di Martin Luther King, di cui tra poco ricorrerà il quarantesimo anniversario della morte, può essere utilissima al riguardo. Egli ci parla della «forza dell’amore» che cambia le persone e i rapporti umani. Sarebbe bello vedere i veronesi riflettere operativamente sul tema dell’amore politico, sulla forza creativa della non violenza come progetto conviviale. Pax Christi è pronta a farlo con chiunque ne sia interessato e in qualunque ambiente nel rispetto reciproco.

Sergio Paronetto (Pax Christi)

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