Il mondo imprenditoriale ed economico e la “Consulta dell’Immigrazione”

GLI INDUSTRIALI, GLI IMPRENDITORI, IL MONDO DELL’ ECONOMIA POSSONO PERMETTERE CHE LA CONSULTA COMUNALE DELL’IMMIGRAZIONE MUOIA PER DECISIONE DELLA GIUNTA TOSI?

lavoratore_immigrato.jpg°° Se è vero che molte imprese agricole veronesi e collegate sarebbero costrette a chiudere, se se ne andassero gli immigrati. Dice, ad esempio, Damiano Berzacola, dirigente di Coldiretti: “L’emergenza manodopera affonda le proprie radici alla fine degli anni ’80. Da allora le imprese hanno cominciato a guardare con insistenza all’estero. L’Est europeo fornisce oggi la maggior parte dei lavoratori stagionali”. Di lavoratori agricoli stranieri c’è in ogni caso bisogno. Sono circa 5.500 quelli che lavorano nell’agricoltura veronese. Oggi aumentano le difficoltà nel loro reperimento, a causa dello sviluppo economico dei popoli europei e del fatto che nel Nord Europa la paga è superiore che in Italia.

°° Se è vero che la Confindustria del Veneto, per bocca del suo vicedirettore con delega al mercato del lavoro Giampaolo Pedron, dichiara che “abbiamo bisogno di 27 – 28.000 lavoratori extracomunitari anche per il 2008, indispensabili in diversi settori produttivi e del terziario” a partire dall’edilizia e dai servizi (turismo, assistenza agli anziani, sanità), tanto che senza immigrati lavoratori l’economia italiana e veronese si fermerebbe.

°° Se è vero che popolazione che invecchia significa spesso diminuzione di imprenditorialità e di volontà di rischiare; se è vero che, agli attuali livelli di natalità, entro il 2050, la popolazione nazionale italiana scenderà da 58 a 41 milioni; se è vero che, voglia o no, dovremo accettare l’ingresso di almeno 300.000 immigrati lavoratori all’anno e che, nel 2030 circa, le persone straniere in Italia saranno 10 milioni o più.

°° Se è vero che (vedi il patto sottoscritto recentemente tra Confindustria e Sindacati a Verona) gli industriali stanno dalla parte dell’immigrato come potenziale mano d’opera a costo conveniente e arrivano a proporre vere e proprie politiche di accoglienza, affermando che “le aziende hanno bisogno di forza lavoro, per cui occorre un nuovo atteggiamento da parte del mondo industriale. La prima emergenza si chiama casa e occorrono scelte che permettano di stabilizzare la condizione degli immigrati, quale il ricongiungimento familiare”.

°° Se è vero che nel gennaio scorso siamo arrivati in Italia a un milione di under 18 figli di immigrati e che sono circa 14.000 nel veronese gli studenti figli di immigrati (il 10% del totale), energie e risorse destinate a crescere e che non possiamo permetterci di sprecare, scaricando le nostre paure su di loro, in molti casi nati in Italia, italiani a tutti gli effetti e con scarsissimi legami con il Paese di provenienza dei genitori.

°° Se è vero tutto questo, chiedo agli industriali veronesi, a tutti gli imprenditori e al mondo dell’economia in generale:

possiamo permettere che la Consulta dell’immigrazione, voluta a Verona dalla passata Amministrazione e votata in Consiglio comunale quasi all’unanimità, muoia per responsabilità dell’attuale Giunta Tosi?

Noi veronesi autoctoni da tempo non siamo più autosufficienti e lo saremo sempre meno. Siamo destinati, anche se non lo vogliamo, a essere un unico popolo: veronesi di antica tradizione e nuovi veronesi immigrati. Che senso ha umiliare una componente importante della nostra città e farci i dispetti da mascalzoncelli incoscienti?

L’Amministrazione Tosi da nove mesi colpisce in tutte le direzioni le persone sgradite e problematiche. Questa volta, però, alza il tiro: non se la prende con i clandestini, pure importanti nella nostra economia; non se la prende con i diseredati di varia provenienza; se la prende con gli immigrati integrati e desiderosi di integrazione. Se la prende con gli immigrati che sono a Verona da decenni o comunque da parecchi anni. Se la prende con immigrati imprenditori e lavoratori, spesso di elevata cultura e socialità, quali sono, in gran parte, gli immigrati che formano la Consulta comunale dell’immigrazione, nata con chiari obiettivi di dialogo e di collaborazione tra realtà che compongono la città. La delibera che va all’approvazione del Consiglio comunale è simbolica: cambia il clima culturale in città. Ci chiudiamo in noi stessi, in difesa dell’indifendibile, con obiettivi di parte che pagheremo tutti. Ho visto alcuni componenti della Consulta piangere con sofferenza: “Ci volete escludere da tutto. Fate finta che non esistiamo. Anche noi regolari, lavoratori, imprenditori siamo clandestini a Verona. Non ci è concesso il diritto di parlare. Cresce il muro tra voi e noi”

Chiedo: chi ci guadagna di questa situazione? Certamente non il mondo della produzione: chi non è riconosciuto nella sua dignità e nella sua responsabilità produce meno.

E’ troppo aspettarsi una rivolta da parte del mondo dell’economia veronese?

Tito Brunelli

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