Immigrati e italiani insieme per il futuro da costruire (1)

Ci preoccupa la situazione dell’economia. Preoccupa molto anche la questione immigrazione. Da come affronteremo e risolveremo queste due questioni dipenderà molto del futuro dell’Europa e delle nostre famiglie. Proponiamo ai lettori una articolata presentazione di dati e di notizie sugli immigrati. E’ importante che parliamo di loro e con loro avendo adeguata conoscenza della situazione. Oggi spesso si parla a vanvera. Auguriamo buona lettura, nella speranza che le informazioni e le valutazioni offerte siano gradite e vengano diffuse alle persone che ciascun lettore può contattare. Aspettiamo le vostre considerazioni ed esperienze.

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“Un uomo il cui padre meno di 60 anni fa sarebbe stato scacciato da un ristorante di questa città oggi è qui davanti a voi per prestare il giuramento” (Barack Obama)

Un’Europa nuova è davanti a noi.

Stanno avvenendo gradi spostamenti di popolazione (si parla di un miliardo di persone nell’arco di questo secolo) dall’Est europeo, dall’America latina, dall’Oceania e soprattutto da Asia e Africa, in particolare dalle terre in cui la miseria è esperienza quotidiana e non si notano segni di miglioramento della qualità della vita.

Di fronte a questa realtà, che gli studiosi e la storia ci dicono inarrestabile, si fronteggiano due visioni del futuro:

1.- C’è chi decide di opporsi con ogni mezzo a questa “invasione pericolosa”: “Abbiamo bisogno di lavoratori, per cui siamo costretti ad ospitare gente di altra cultura, ma questa gente deve essere tra noi solo per lavorare. Dobbiamo fare il possibile perché se ne tornino a casa loro. Qui tra noi lavorano, ma li teniamo ai margini della nostra società; devono avere meno diritti possibile perché non fanno parte della nostra vita”. Per gli immigrati non si parla di cittadinanza effettiva, tanto meno di diritto di voto. “Ce ne serviamo, ma sono degli estranei indesiderati. Non possiamo permettere che si snaturi la nostra identità millenaria”.

2.- C’è chi, con convinzione o a malincuore, prende atto della nuova realtà, tenendo conto che l’arrivo di milioni di persone è destinato a produrre scombussolamenti di grande rilievo. Costoro si muovono per  costruire una mentalità e un progetto di accoglienza di lavoratori sì, ma prima di tutto di persone umane e di gruppi culturali e religiosi, con una propria fisionomia e identità. C’è preoccupazione perché l’accoglienza non può essere illimitata e sarebbe opportuno che gli ingressi corrispondessero alle possibilità di effettivo inserimento. Si sa però che limitare tali ingressi, seppure doveroso, è molto difficile. Per tutti coloro che arrivano occorre un percorso di incontro, di confronto, di dialogo e di verifica delle concrete possibilità di autonomia anche economica. Ognuna di queste persone, poi, è legata alla propria famiglia, alla propria cultura, alla propria fede religiosa. Occorre costruire le condizioni del ricongiungimento familiare, della crescita culturale in armonia con la cultura locale, della libertà di fede e di manifestazione anche pubblica della propria fede. Chi arriva però deve conoscere e rispettare le leggi, le tradizioni e i modi di vita del popolo ospitante. I nuovi concittadini lavorano, pagano le tasse e vivono nel rispetto delle leggi: hanno il diritto-dovere di partecipare attivamente, anche con il voto, alla vita sociale e politica della comunità di appartenenza.

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