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Il Parco Scientifico e tecnologico a Venezia e Padova

Parco Galileo”, nato a Padova e Venezia, si è specializzato nella ricerca applicata, in particolare nelle nanotecnologie, con “stratosferici finanziamenti” (Alberto Aldegheri, ex presidente a Verona).

Veneto Innovazione: “Il fallimento pesa sui Veronesi. Verona ha perso l’occasione: non ha capito il ruolo del Parco. Ci sono stati disaccordi tra Istituzioni e contrasti tra Parco e Confindustria. Quest’ultima ha avviato una sua associazione: “PerInnovare”. Verona non ci ha mai consultato: ha fatto e disfatto, da sola. Non possiamo continuare a pagare Presidente e CdA, senza risultato. Anche Padova e Venezia hanno avuto e hanno problemi, ma hanno dato risultati”.

Novembre 2013. “Parco Galileo” e Vega, il Parco di Marghera, del quale il Comune è socio di maggioranza, sono a un passo dal baratro: patrimonio quasi dimezzato; perdite di 7,3 milioni; indebitamento di 15,5 milioni; i soci non sottoscrivono la ricapitalizzazione. Continua a leggere

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Ricerca e innovazione: parole che ripetiamo senza sapere cosa significano

Nella Giunta e nel Consiglio comunale chi è capace di dar loro significato? 

Ottobre 2012. Dopo lungo silenzio, il Parco Star di Verona dà segni di vita. Una voce parla del Parco, di progetti, di innovazione, con protagonisti alcuni privati ed enti pubblici, nei settori: logistica, edilizia ecocompatibile, messa in rete di imprese e distretti produttivi, incubatoi di impresa. Si fa leva sulla collaborazione tra studenti universitari e aziende. Promotore è il Collegio universitario “Don Nicola Mazza”, nuovo socio; il modello è il parco di Padova; l’attenzione principale è all’emergere dei talenti dei giovani.

Filippi (è ancora Presidente? Dove è finito in questi anni?) parla di stretto rapporto con il territorio. Si viene a sapere che sì: è ancora il Presidente e, in tutti questi anni, è stato stipendiato. Si dice che Comune e Provincia di Verona siano pronti a rientrare.

Incredibile! Saltano fuori i fantasmi. Chi li paga? Dove sono finiti i soldi?

Dopo qualche tempo le voci dall’oltretomba non si odono più. Si torna nel buio. E gli stipendi?

Il Partito Democratico: Continua a leggere

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Parco Scientifico e Tecnologico Obiettivo: ricerca e innovazione

L’Amministrazione Tosi lo cancella. Continua però a pagare gli stipendi al Presidente e ai suoi collaboratori. 

Anno 1999. Veneto Innovazione; Consorzio ZAI; Comune, Provincia, Università e Camera di Commercio di Verona avviano il “Parco Scientifico e Tecnologico” (Star) in ZAI, in uno spazio di 400 mq per i laboratori. Il nome richiama innovazione, ricerca e strumentazioni all’avanguardia, al servizio della scienza e delle imprese, per lo sviluppo del territorio, in collaborazione con Università e associazioni degli imprenditori. Il Parco Star dovrebbe anche affittare spazi e gestire e fornire servizi alle aziende.

Raffaello Vinco: “Star è importante per diffondere cultura scientifica tra le imprese. Fare ricerca costa: non si può pensare a un ritorno immediato”.

Il bilancio, fin dall’inizio, è in rosso: risultati non soddisfacenti:

– anno 2001: passivo di 129.000 euro

– anno 2008: passivo di 461.000 euro

– anno 2009: stessa situazione

– anno 2012: il Parco non ottiene risultati e accumula debiti

– negli anni intorno al 2010, Star chiude con perdite annue di oltre 300.000 euro e ricavi quasi nulli.

Il Parco non è mai stato aperto; la ricerca non è decollata; i laboratori sono stati sempre chiusi. Non è mai stata chiara la sua ‘mission’.

E’ necessaria una svolta. Continua a leggere

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Che ne sarà dell’ospedale militare ?

 Vicino a Porta Palio, nel luogo in cui Napoleone aveva voluto un presidio medico, a metà Ottocento gli Austriaci hanno costruito un ospedale militare per la regione militare del Veneto.

Da alcuni anni è in atto un ridimensionamento: da ospedale a Centro di medicina legale militare, a disposizione di persone attive nell’esercito. L’edificio, di valore storico-architettonico, è del Demanio militare.

Sulla scia del cambio di destinazione d’uso di numerose caserme (Martini, Passalacqua, Santa Marta) diventate sede universitaria, impianti sportivi, case, sedi di comandi di forze dell’ordine, da anni si ragiona sulla riconversione di questa imponente struttura. Come per l’Arsenale e altri edifici, le ipotesi di utilizzo richiede un intervento economico consistente.

L’ex ospedale militare fa gola al Comune di Verona: se lo Stato lo mettesse a disposizione della città, tutto o in parte, l’Amministrazione, pur di averlo, potrebbe rinunciare a farsi cedere gratis forti e mura, previsti nell’ambito dell’accordo sul federalismo demaniale.

Ipotesi di lavoro: il Comune potrebbe mettere in vendita 17 edifici di sua proprietà, sedi di uffici amministrativi, per avere i soldi per realizzare la nuova sede centralizzata del Comune o

– nell’area dell’ex Mercato Ortofrutticolo o

– ristrutturando l’ex ospedale militare.

Il vicesindaco Stefano Casali ha dichiarato: “Per la sua posizione l’ex ospedale militare è un compendio molto interessante”. L’Amministrazione dichiara di essere attenta.

 

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Che ne sarà del Tribunale militare ?

 Il senatore Felice Casson propone di chiudere il Tribunale militare di Verona: “Primo firmatario: il segretario del gruppo PD in Senato. Il governo Prodi ha avviato la riduzione dei tribunali militari e il PD, nella scorsa legislatura, ha presentato proposte di legge in tal senso. Bastano i tribunali ordinari. La giurisdizione riservata ai militari è fuori dalla storia. La Corte Costituzionale già ne ha ridotto le competenze”. A chi obietta che si impoverisce il territorio e si aumentano i costi, Casson risponde: “Siamo per la chiusura di tutti i tribunali militari: si guadagnano risorse e il personale lavorerà nei tribunali ordinari: crescerà l’efficienza del sistema”.

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Che ne sarà delle numerose caserme presenti in città ?

 Maggio 2013. Il Governo italiano delega il Ministero della Difesa a ridurre la presenza delle Forze Armate sul territorio nazionale e a individuare le strutture militari da chiudere nei prossimi 6 anni: una caserma su tre, il 30%. Centinaia di famiglie di militari in servizio dovranno trasferirsi, con risvolti umani ed economici.

Vincenzo D’Arienzo, deputato PD: “A Verona e provincia le caserme sono molte. Saremo colpiti dal taglio, con notevole impatto su insediamenti militari, personale in servizio e rispettive famiglie, che potrebbero essere costrette a scegliere se lasciare la città dopo anni di permanenza. Verona ha un ruolo nazionale e internazionale grazie alle Forze Armate: non può subire un declassamento”.

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Comfoter: a Verona o a Roma ?

 Vincenzo D’Arienzo, deputato PD, membro della Commissione Difesa della Camera, per evitare il trasloco di Comfoter a Roma, lancia un appello al mondo politico locale e nazionale, di sinistra e di destra, per far cambiare idea allo Stato Maggiore: “Verona non può perdere la sua occasione di prestigio internazionale; non può tacere su una vicenda che la declassa. Il sindaco Tosi agisca!”. Il Sindaco: “Abbiamo parlato col ministro Mauro e con il Capo di Stato Maggiore, senza clamore o strumentalizzazione politica. Se D’Arienzo fa appello a noi significa che non incide sulla sua maggioranza”. E’ da notare che, alla notizia del trasferimento, non c’è stata nessuna protesta da parte delle Forze Armate, dell’Amministrazione e della popolazione. Perché?

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