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Valutazioni di Tito Brunelli sull’Oasi di Vajo Galina

Alcune righe di Rolling Thunder possono essere strumento di riflessione e di presa di coscienza di uno dei mali principali della nostra società, dei quali fatichiamo a renderci conto: “Gli uomini di questa società si sono allontanati in modo preoccupante da alberi, uccelli, insetti; da tutti gli esseri viventi e persino dal tempo, dalla pioggia, dal sole. Anche per questo sono così lontani dal loro io. Cose innaturali vengono così fortemente percepite dallo spirito moderno che non ci si stupisce che le cose naturali gli sembrino strane e gli riesca difficile confrontarsi con esse. Lo spirito dell’uomo è identico a quello dell’universo. Così l’uomo può riconoscere la propria natura dalla natura stessa”.

Venire a sapere cosa accade in Vajo Galina lascia sconcertati.

Ho avuto la fortuna di conoscere Michele dall’O, che ha curato direttamente, con il Wwf, la valle, presentando l’esperienza vissuta nel libro di cui abbiamo parlato. Sono persone che condividono l’attaccamento alla Natura fino al rifiuto della società consumistica, all’automobile in particolare.  Continua a leggere

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Ecco cosa rischiamo di perdere a Vajo Galina

L’ impegno del Wwf è volto al rispetto dell’ambiente e della vegetazione spontanea, con una sola attività consentita: quella agricola, effettuata con metodi tradizionali, senza l’impiego di prodotti chimici e con particolari accorgimenti per il rispetto dell’habitat naturale. L’Oasi di Vajo Galina ha una superficie di circa 27 ettari; confina con aree completamente boscate, una cintura di protezione delle zone interne, biologicamente delicate. Nella riserva vi sono varie tipologie di bosco, a seconda delle condizioni ambientali; un corso d’acqua con sorgente in grotta; terreni a prato arido; siepi spontanee; pendii terrazzati coltivati a olivo.
L’Oasi naturale è una realtà pressoché unica nel contesto pedemontano veronese, per:
– l’importanza naturalistica, considerando anche la sua particolare posizione a ridosso della città;
– la presenza di una coppia stanziale di corvo imperiale che si riproduce regolarmente;
– l’essere luogo di sosta e di nidificazione per numerose varietà di uccelli stanziali e migratori rendendo interessante l’attività di osservazione degli uccelli;
– un habitat vitale per tutte le specie animali e vegetali;
– la presenza di 11 specie di orchidee;
– attività agricole perfettamente integrate con la tutela ambientale;
– la notevole estensione delle zone boscate;
– la presenza di tutti gli ambienti naturali caratteristici della collina pedemontana: bosco d’alto fusto, boscaglia, incolto, prato arido, cespugli, siepi, muri a secco, pareti di rocce, grotte, coltivi, sorgenti d’acqua, greto di torrente,..;
– testimonianze dell’uomo preistorico in ripari sottoroccia;
– attività estrattiva della particolare ‘pietra Galina’ protrattasi fino al 1960;
– il particolare aspetto geologico e geomorfologico delle colline che circondano Avesa;
– attività di ricerca e iniziative scientifiche che fanno di Vajo Galina un vero ‘laboratorio verde’;
– un pregevole esempio di villa, del 1862, su disegno di Sammicheli, dell’allora proprietario Gaetano Guardini, sindaco di Avesa dal 1872 al 1878.
La valle di Avesa, grazie alla sua posizione, ha costituito un importante richiamo per l’uomo fin dalla preistoria. Le prime tracce risalgono al Paleolitico: sito archeologico di Villa, a Quinzano. Gli antichi abitanti hanno lasciato consistenti documenti della loro vita, ritrovati nel 1957 nei ripari Mezzena e Zampieri, sul versante sinistro del vajo, visibili dal parcheggio di villa Guardini. Due cavità scavate dall’erosione carsica restituirono, con abbondanti manufatti litici (frecce e raschiatoi fatti in selce), numerosi resti faunistici di daino, capriolo, bovini, una specie indeterminata di orso, molti micro mammiferi e un frammento di cranio di tipo neandertaliano.
La valle era al limite della pianura ricca di selvaggina; rimaneva al di sopra e protetta da possibili piene dell’Adige e dai numerosi acquitrini.

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Inconcepibile

Se qualcuno ci raccontasse che:

– nel veronese c’è una valle, di proprietà pubblica, di straordinario valore ambientale e archeologico. Si chiama Vajo Galina;

– una associazione è disponibile a curarla, investendo gratis energie, tempo, soldi. Il Wwf;

– la valle è visitata da migliaia di persone, in particolare scolaresche;

tutti diremmo che Verona è fortunata e che ente proprietario e Amministrazione possono dirsi privilegiati e riempire di favori i volontari, innamorati del territorio.

Ma ecco la notizia, sconvolgente e assurda:  l’Iciss, l’ente gestore, sfratta l’associazione.

Conseguenza: la valle è in abbandono.

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Impossibile e assurdo, ma sta accadendo

– Ottobre 2013. 20 anni di attività scientifica in Vajo Galina e Progno Borago è pubblicata in un volume di Michele Dall’O, che presenta le specie che popolano l’oasi, osservazioni naturalistiche, gestione del territorio; creazione e manutenzione di un sentiero didattico e di un orto botanico; gestione biologica di 300 ulivi; ripristino di muretti a secco; apicoltura; educazione ambientale per studenti. Fiore all’occhiello: l’attività scientifica.
Oggi Sic ed ex Oasi sono pressoché prive di controllo e di protezione.
– Novembre. Scenario desolante: gli ulivi di Vajo Galina, prima stracarichi, nel 2013 non produrranno olio. In 10 mesi il degrado è avanzato. Il Wwf si dichiara disponibile a riprendersi cura dell’area, almeno dei 22 ettari naturalistici verso Montecchio.
L’assessore all’Ambiente Toffali incontra i possibili enti coinvolti Continua a leggere

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Vajo Galina manifesta l’insipienza di troppi e l’inadeguatezza della politica

Anno 2013. Vajo Galina, a nord di Avesa, è un SIC (sito di interesse comunitario – siti istituiti dall’UE, formano la rete “Natura 2000” per tutelare la biodiversità) di straordinario valore ambientale e naturalistico, in particolare per gli aspetti geologici, microclimatici, botanici e faunisti, collocato tra i Comuni di Verona, Negrar e Grezzana. E’ una porzione di ambiente pedemontano, tra i 200 e i 400 metri di quota. La zona è vincolata con la denominazione di “Oasi di protezione”, grazie all’intervento della Provincia di Verona del 1997 che ne ha escluso l’attività venatoria. Nello stesso anno è stata inserita nelle aree SIC.

Nel 1993 l’Iciss (Istituti civici di servizio sociale), proprietari, hanno concesso l’Oasi naturale, in comodato gratuito, alla sezione Wwf di Verona, impegnata a preservare e a valorizzare il fondo sulla base di un progetto di salvaguardia ambientale e di arricchimento culturale.

Dal 1997 si è richiesto il riconoscimento come “Oasi di protezione”, Continua a leggere

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La strana storia dell’Oasi del WWF “Vajo Galina” in quel di Avesa.

 Se qualcuno ci raccontasse che

  – nel veronese c’è una valle, di proprietà pubblica, di straordinario valore ambientale e archeologico;
  – una associazione che è disponibile a curarla, investendo gratis energie, tempo, soldi;
   – che la valle è visitata da migliaia di persone, in particolare scolaresche;
 tutti diremmo che è una fortuna per Verona e che Ente proprietario e Amministrazione possono dirsi fortunati e  riempire di favori i volontari, innamorati del territorio.
  Ma ecco la notizia, sconvolgente e assurda:
  – la valle si chiama Vajo Galina;
  – l’associazione desiderosa di curarla è il WWF. Continua a leggere

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Un cenno all’attualità: Presentazione di un volume sull’oasi del WWF “Vajo Galina”.

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Interrompiamo l’analisi sull’ Aministrazione Tosi per un cenno di cronaca e per raccontare una storia esemplare….
 Sabato 12 ottobre nelle sale del Museo di Scienze Naturali è stata presentata la pubblicazione “Osservazioni  naturalistiche nel SIC Val Galina e Progno Borago” a cura dell’Associazione WWF di Verona, edita da Cierre  Sommacampagna, e finanziata dal CSV, “Centro Servizio per il Volontariato” della provincia di Verona. Continua a leggere

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