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Riforme? No Grazie

Il problema profondo, strutturale dell’Italia è l’esistenza di un immane blocco sociale, con due obiettivi: la sopravvivenza e l’immobilità. “Io voglio la mia parte e nulla deve cambiare”. Questo macigno oscura il nostro futuro e appare invincibile. Ne fanno parte:

– vasti ceti professionali, organizzati intorno ai rispettivi ordini,

– statali organizzati,

– alti burocrati collegati con la politica,

– commercianti evasori,

– pensionati nel fiore degli anni,

– finti invalidi,

– addetti a un ordine giudiziario intoccabile,

– tassisti a numero chiuso,

– farmacisti,

– concessionari pubblici a tariffe di favore, Continua a leggere

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Da decenni in Italia parliamo di riforme. Perché non si fanno?

Spunti sulla politica in Italia, liberamente elaborati da Tito Brunelli a partire da scritti di Ernesto Galli Della Loggia.

Le riforme sono il mito della politica italiana: invocate e promesse; mai realizzate. Nelle campagne elettorali immancabilmente riemergono, con una valutazione unanime: solo realizzando le riforme il Paese può riacquistare efficienza, ricominciare a crescere, restare unito e sperare di salvarsi.

E allora perché non si fanno? Cosa lo impedisce? La risposta è semplice: i cittadini non le vogliono. Esse suscitano un’opposizione fortissima, in grado di bloccarle. Ogni riforma, in ogni Stato, può essere impopolare, ma non sempre cambia l’organizzazione sociale. In Italia invece dire ‘riforme’ significa dire rivoluzione, la più difficile delle rivoluzioni: quella culturale. Soprattutto le riforme più necessarie rompono il meccanismo su cui funziona la società, ne mutano spirito e mentalità. Qualunque sia il provvedimento per modernizzare il Paese e rimetterlo in carreggiata, esso colpisce uno dei tre pilastri su cui si regge gran parte della società italiana (e che la tiene nell’immobilismo): il privilegio, il corporativismo, la demagogia. Intendiamoci: è doveroso tener presenti gli interessi particolari e settoriali, che non potevano costituirsi e consolidarsi senza una premessa culturale, che ne è diventata l’anima, condivisa dall’intera società italiana. Ciò che ci blocca è che in Italia ogni individuo, istituzione e impresa capitalistica non sopporta il merito, la concorrenza, i controlli. Continua a leggere

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