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Riflessione conclusiva di Tito Brunelli

Come andrà a finire? Probabilmente bene. Tutta Verona deve sentirsi coinvolta nel costruire il futuro di OFV e delle ferrovie in generale, a livello regionale, nazionale ed europeo. Starne fuori porta a gravi conseguenze senza che ce ne rendiamo conto. Lo testimoniano, nel nostro piccolo, Officine Ferroviarie Veronesi e, nel grande, ciò che succede da anni in Val di Susa. Dire la nostra; cercare insieme il meglio; batterci su obiettivi forti richiede informazione, competenze e capacità di porci di fronte al futuro, partendo dal nostro territorio, in una visione europea e del futuro che ci coinvolge. Accontentarsi di stare bene qui e ora è la strada giusta per cadere in basso, senza sapere il perché.

Negli scorsi mesi tutti abbiamo sentito parlare di Mario Moretti, amministratore delle Ferrovie dello Stato fino allo scorso aprile. Se ne è parlato non per come ha guidato Ferrovie dello Stato, ma perché guadagnava 850.000 euro all’anno e non voleva rinunciarvi. Dichiarava: “Se si tagliano i compensi, i manager pubblici finiscono per andare all’estero”. E ancora: “La logica dei trasporti dovrebbe basarsi sulla convenienza finanziaria: si fa solo quello che dà i risultati migliori. Il resto non conta nulla”. Affermazioni chiare. Quali sono le conseguenze?

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Salvataggio OFV ? E’ possibile

 Marzo 2014. Si è defilato il gruppo indiano che si era fatto avanti. Le manifestazioni di interesse per l’acquisto di OFV restano due:

– la cordata veronese di imprenditori rappresentata dall’avvocato Riccardo Cinti;

– “Sitav spa”: azienda che realizza e cura la manutenzione di carrozze ferroviarie in un importante stabilimento in provincia di Piacenza.

Entrambe propongono l’affitto dell’attività per un anno e poi l’acquisto.

I sindacati, soddisfatti, chiedono per un altro anno la cassa integrazione straordinaria.

18 marzo. Udienza. Spetta al giudice fallimentare Fernando Platania decidere circa l’ammissione di OFV all’amministrazione straordinaria. Il parere del Ministero dello Sviluppo economico (“Non si esclude la possibilità di un esito positivo del tentativo conservativo”) e del commissario giudiziale Giovanni Bertoni sono positivi: le due proposte rispondono ai requisiti del bando. Il giudice ha 30 giorni per valutare. Si allontana l’ipotesi fallimento. All’inizio di aprile il giudice ammette OFV all’amministrazione straordinaria. Il Ministero dello Sviluppo economico nomina il commissario straordinario con il compito di redigere il piano industriale, per arrivare prima all’affitto e poi alla vendita di OFV. Avrà due mesi per redigere il paino per l’affitto dell’azienda, finalizzato alla vendita. Spetterà a lui scegliere il soggetto più affidabile tra i due:

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O.F.V.: Si spera e si lavora

Nobis (CISL): “Lavoriamo col Ministero per confermare le commesse di Trenitalia e Ansaldo (solo se ci saranno l’azienda rimane appetibile), per modificare il rapporto ora/commessa in modo che sia redditizio e garantiamo il flusso di materiali a pagamento. La politica si muova per facilitare proposte di acquisto e per mantenere le commesse esistenti”. E’ prioritario verificare le manifestazioni di interesse e di acquisto da parte di gruppi imprenditoriali solidi e definire un piano industriale.

La Regione Veneto, anche attraverso “Veneto Sviluppo”, si pone in prima linea per approfondire le offerte di acquisto e per elaborare il piano di rilancio dell’azienda. Contemporaneamente, sperando che non ce ne sia bisogno, i sindacati chiedono la proroga, per i dipendenti OFV, della cassa integrazione in scadenza nel maggio 2014.

Febbraio 2014. Il Consiglio comunale decide una forte pressione sulla famiglia Biasi, che ha chiesto di:

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La lotta per salvare le Officine Ferroviarie Veronesi

Sindacati: “La vertenza deve diventare caso nazionale. Il settore è strategico: costruiamo carrozze ferroviarie per il Paese. Urge mostrare il valore del patrimonio che l’Italia rischia di perdere. La politica ci provi fino in fondo. Il sistema Verona si mobiliti. Prioritario è riacquistare credibilità nei confronti dei committenti e realizzare un piano industriale condiviso”. Spetta al commissario Giovanni Bertoni mostrare che sussistono le condizioni perché la produzione riparta e per mettere l’azienda sul mercato affinché investitori interessati la acquistino.

Dati positivi:

– Trenitalia e Ansaldo continuano il rapporto con OFV (fattore determinante per attrarre acquirenti) e garantiscono ordinativi di lavoro per 18 mesi e un appalto per altre 250 carrozze;

– due gruppi di investitori sembrano interessati all’azienda: uno italiano, rappresentato da uno studio legale bolognese; uno indiano, rappresentato da un professionista di Padova.

Questioni aperte:

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Piano degli Interventi: Incisive osservazioni di Giorgio Massignan.

A chi spetta decidere il futuro urbanistico della città?

“Dato positivo: finalmente con il P.I. la zona Sud di Verona ha un piano urbanistico. Però c’è un vizio di partenza: una corretta pianificazione territoriale vorrebbe che la Pubblica Amministrazione indicasse cosa è necessario fare nelle aree dismesse individuate dal PAT. Ai privati toccherebbe, in un secondo tempo, decidere, sulla base di questo quadro, se e quanto investire. Poi la Pubblica Amministrazione torna sull’area per progettare viabilità e trasporto pubblico. Si sta facendo l’esatto contrario: prima i privati hanno comprato le aree dismesse; hanno redatto i progetti con l’unico criterio (corretto, dal loro punto di vista) di ricavare la più alta redditività possibile: azione speculativa. La Pubblica Amministrazione, assente, non ha dettato nessun criterio: il suo intervento è stato successivo. Uno dei risultati: troviamo un centro commerciale alle ex Cartiere, che non possono sopportarlo. Chi si occupa di urbanistica, quando vede il progetto, si mette le mani nei capelli. Con un afflusso di 1.500 persone al giorno solo per contare gli addetti che ci lavoreranno, gli intasamenti non si potranno evitare. Partiranno molti altri interventi. Tra 10 anni i nodi verranno al pettine e il Comune dovrà intervenire con soldi pubblici per cercare di risolvere questi danni. E la Pubblica Amministrazione oggi non li mette in preventivo. L’Amministrazione Tosi affida a privati e al loro potere economico la pianificazione del territorio, espropriando se stessa del diritto-dovere di programmarlo e di gestirne l’uso.

A Verona Sud, gli Amministratori pubblici, invece di analizzarne il potenziale e coniugarlo con la vocazione e le potenzialità di Verona all’interno di un piano territoriale unitario e organico, e invece di predisporre un piano unitario di recupero delle aree dismesse, preferisce cucire le proposte di gruppi di imprenditori privati, realizzando una sorta di abito di Arlecchino. Secondo Giacino, l’80% delle costruzioni è su aree da riconvertire e la metà di queste resterà a verde. Ma il verde previsto a Verona Sud è pubblico solo sulla carta: non sarà fruibile a uso collettivo, ma funzionale ai centri commerciali e direzionali. Semplice calcolo: solo a Verona Sud si realizzeranno circa 4 milioni di mc: un milione di edifici residenziali e tre milioni tra direzionale, commerciale e alberghiero, senza contare i 300.000 mc alle ex Cartiere. Da nessuna analisi si evince che Verona ha bisogno di centri direzionali e commerciali e neppure di nuove abitazioni. La trasformazione delle aree è stata suggerita dagli operatori immobiliari privati. E la Pubblica Amministrazione ha permesso di realizzare tipologie edilizie ritenute commercialmente allettanti. Il suolo viene concesso alle trasformazioni immobiliari.

Si trascura la questione decisiva: la mobilità. La riqualificazione dell’area meridionale presuppone un notevole flusso di traffico. Continua a leggere

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Filosofia del Piano degli Interventi: Va tutto bene. Tutto è ammesso. Basta racimolare un po’ di soldi.

Giugno 2011. La Giunta approva il P.I. Dice di puntare alla riqualificazione di siti abbandonati costruendo case, alberghi, uffici, negozi. Nei fatti circa 700 privati ‘manifestano interesse’ per interventi edilizi. La Giunta ne approva 300, di cui 280 vengono firmati da proprietari e Comune, con l’impegno di attuarli.

Il sindaco Tosi spiega le novità del Piano: dice parte della verità. Non parla dell’enorme edificabilità che cambierà il volto della città, sulla base di scelte compiute da privati:

“Un tempo, con il Piano Regolatore, il Comune arricchiva qualcuno regalandogli una destinazione urbanistica nuova delle sue aree. Il P.I. non sarà strumento per regali; ridisegnerà il volto di Verona secondo criteri di sviluppo urbanistico. Non eroderà aree agricole; trasformerà zone abbandonate. Continua a leggere

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Il Piano degli Interventi del Comune di Verona: la regina di tutte le battaglie.

Conoscerlo aiuta a capire l’idea della ‘nuova’ Verona secondo il sindaco Tosi e l’assessore Giacino : alcune centinaia di privati decidono il volto futuro della città, cogliendo l’occasione della debolezza della politica e del bisogno di soldi del Comune.

Dicembre 2011. Approvato dal Consiglio comunale, il “Piano degli Interventi” (d’ora in poi: P.I.) disegna la Verona del futuro. L’Amministrazione (sindaco Tosi e assessore all’Urbanistica Giacino) lo presenta come un affare per la città: porterà nelle casse comunali circa 140 milioni, versati da costruttori privati, che consentiranno all’Amministrazione di realizzare circa 400 opere pubbliche nei quartieri. Quasi un miracolo, viste le ristrettezze economiche del Comune.

Benefattori’ privati che cercano il bene della città?

Per rispondere occorre conoscere il P.I.  Nelle intenzioni dell’Amministrazione, dei costruttori e dei detentori del potere economico, nel prossimo periodo sorgeranno in città circa 300 cantieri: grattacieli, palazzi, hotel, alberghi, negozi, abitazioni, uffici e soprattutto centri commerciali.

La lettura degli articoli che seguiranno (circa una trentina) sarà impegnativa, ma ci aiuterà a capire in che mani siamo.

Tito Brunelli

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