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Nota conclusiva di Tito Brunelli

Un’Amministrazione comunale che vede al di là del naso non chiude la ricerca e si batte per valorizzare il nuovo.

Viene il dubbio che sia meglio non parlare di innovazione e di ricerca, presentate come il toccasana per risolvere i problemi della nostra società; come la molla che qualifica i paesi che vogliono essere avanzati. Il sentir ripetere da tutte le parti, con apparente convinzione, come scelta senza alternative, la prospettiva dell’innovazione e della ricerca, ci rende assuefatti al parlare di moda; ci riempie la bocca di prospettive che non conosciamo e che riteniamo che facciano colpo sugli interlocutori.

Se noi Veronesi ci credessimo non avremmo permesso la chiusura, di fatto, del Parco Scientifico e Tecnologico. Invece, quando, sei anni fa, è stata presa la decisione di chiuderlo, nessuno ha obiettato. I titoli dei mass media erano elogiativi. Il sindaco Tosi e la sua maggioranza hanno presentato la loro scelta come la chiusura di un carrozzone inutile, che crea spese per nulla (e avevano ragione: hanno continuato a pagare Presidente e Consiglio di Amministrazione di un ente pubblico dichiarato inutile e costoso). Anche le associazioni imprenditoriali sono rimaste mute.

La strada da percorrere era un’altra: riconoscere i fallimenti del passato; chiedersi, come città, se il Parco era veramente da buttare via o se, con il coinvolgimento di molti, dopo uno studio e una progettazione comune, si poteva ritentare, su basi solide. Oppure se era preferibile fare squadra intorno all’Università (di Verona, di Padova, di Venezia, di Vicenza e altre), dopo aver studiato i tentativi positivi realizzati a livello mondiale.

Se la decisione è chiudere, si chiude sul serio e si smette di dire parole che, nei fatti, dichiariamo inutili. Se questa è la strada, si lascia a singoli docenti, a singole facoltà universitarie, a singoli imprenditori o volonterosi l’avvio di tentativi isolati di nuovi modi di rilanciare l’imprenditoria innovativa e la ricerca scientifica.  Continua a leggere

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Il Parco Scientifico e tecnologico a Venezia e Padova

Parco Galileo”, nato a Padova e Venezia, si è specializzato nella ricerca applicata, in particolare nelle nanotecnologie, con “stratosferici finanziamenti” (Alberto Aldegheri, ex presidente a Verona).

Veneto Innovazione: “Il fallimento pesa sui Veronesi. Verona ha perso l’occasione: non ha capito il ruolo del Parco. Ci sono stati disaccordi tra Istituzioni e contrasti tra Parco e Confindustria. Quest’ultima ha avviato una sua associazione: “PerInnovare”. Verona non ci ha mai consultato: ha fatto e disfatto, da sola. Non possiamo continuare a pagare Presidente e CdA, senza risultato. Anche Padova e Venezia hanno avuto e hanno problemi, ma hanno dato risultati”.

Novembre 2013. “Parco Galileo” e Vega, il Parco di Marghera, del quale il Comune è socio di maggioranza, sono a un passo dal baratro: patrimonio quasi dimezzato; perdite di 7,3 milioni; indebitamento di 15,5 milioni; i soci non sottoscrivono la ricapitalizzazione. Continua a leggere

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Ricerca e innovazione: parole che ripetiamo senza sapere cosa significano

Nella Giunta e nel Consiglio comunale chi è capace di dar loro significato? 

Ottobre 2012. Dopo lungo silenzio, il Parco Star di Verona dà segni di vita. Una voce parla del Parco, di progetti, di innovazione, con protagonisti alcuni privati ed enti pubblici, nei settori: logistica, edilizia ecocompatibile, messa in rete di imprese e distretti produttivi, incubatoi di impresa. Si fa leva sulla collaborazione tra studenti universitari e aziende. Promotore è il Collegio universitario “Don Nicola Mazza”, nuovo socio; il modello è il parco di Padova; l’attenzione principale è all’emergere dei talenti dei giovani.

Filippi (è ancora Presidente? Dove è finito in questi anni?) parla di stretto rapporto con il territorio. Si viene a sapere che sì: è ancora il Presidente e, in tutti questi anni, è stato stipendiato. Si dice che Comune e Provincia di Verona siano pronti a rientrare.

Incredibile! Saltano fuori i fantasmi. Chi li paga? Dove sono finiti i soldi?

Dopo qualche tempo le voci dall’oltretomba non si odono più. Si torna nel buio. E gli stipendi?

Il Partito Democratico: Continua a leggere

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A VERONA C’E’ IL BENZINAIO COMUNALE

Autore: Roberto Ricciuti, Professore associato di Politica economica presso l’Università di Verona.

N.B. Il seguente articolo è stato pubblicato in precedenza nella rubrica “Pagelle” del sito di ItaliAperta (www.italiaperta.it), un think tank liberale che intende valutare le politiche pubbliche in Italia realizzate sia a livello nazionale che locale e di promuovere politiche in favore del mercato.

Sintesi

Il capitalismo municipale invece di ridursi tende ad espandersi. Un ultimo caso è quello di Verona che nel 2012 ha deciso di espandere le attività della controllata AGSM aggiungendo la distribuzione di carburanti. La multiutility veronese ha costituito una nuova società (di cui detiene la maggioranza) con un operatore privato. Si tratta di un intervento immotivato dal punto di vista economico: è un settore in cui c’è un numero sufficientemente alto di operatori non legati alle principali marche di carburanti e che porta alla “pubblicizzazione” di un soggetto già esistente.

Descrizione del caso

Nel 2012 è stata costituita la società A&B Srl, operativa nel commercio di carburanti per autotrazione. AGSM Verona Spa partecipa con una quota del 55%, la restante quota essendo della BPP (Bussinello Prodotti Petroliferi) una società privata fondata da un imprenditore veronese nel 1952, attiva nella commercializzazione di prodotti petroliferi, biocombustibili e gas naturale in Italia e all’estero. (3)

AGSM by BPP, il marchio commerciale della società, oggi ha quattro distributori: tre a Verona ed uno a Legnago. Il piano di crescita prevede l’apertura di numerosi distributori, soprattutto sul territorio veronese. AGSM by BPP intende offrire prezzi più bassi di 15 c€/litro rispetto ai principali marchi. La società stima, ipotizzando di erogare nel 2013 36.500.000 di litri di carburante, di far risparmiare al territorio veronese circa € 5.500.000.(3)

  1. http://www.agsm.it/Societ%C3%A0/Chisiamo/Gruppo/tabid/84/language/it-IT/Default.aspx
  2. http://www.agsm.it/Societ%C3%A0/Chisiamo/Profilo/tabid/522/language/it-IT/Default.aspx
  3. http://www.agsm.it/Home/News/AGSMbyBPP/tabid/763/language/it-IT/Default.aspx

Valutazione

I carburanti per autotrazione non sono un bene meritevole di una fornitura pubblica per ragioni legate alla natura del bene, o a possibili esternalità, quindi non si possono riscontrare motivi favorevoli ad un intervento pubblico, sebbene attraverso la forma societaria. Continua a leggere

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Un caso particolare e indicativo coinvolge AGEC: chi gestirà l’ex Arsenale ?

Dopo il terremoto in AGEC, la vicenda Arsenale torna di attualità.

Il P.D. si augura l’intervento della magistratura e chiede chiarezza al Sindaco sul ricorso a una cordata privata per riqualificare l’ex complesso militare, con bar, ristoranti e aree commerciali, investendo 36 milioni (più i 12 del Comune) in cambio della concessione per 99 anni.

Nei mesi scorsi, su incarico del Comune, AGEC ha esaminato la proposta e l’ha giudicata positivamente, mentre il settore Estimo del Comune ha parlato di “inaccettabile sottovalutazione del valore degli immobili”. Non è l’unico caso di pareri diversi tra AGEC e uffici comunali. Clamoroso, perché finito al centro dell’inchiesta della magistratura, è il bando per la lottizzazione di Fondo Frugose. Gli uffici comunali avevano opposto parere negativo alla rinuncia del previsto impianto di riscaldamento geotermico, ma ha vinto Tartaglia e il piano urbanistico è stato modificato secondo il volere del costruttore Klapfer. Il parallelo tra la vicenda Fondo Frugose e l’Arsenale finiscono qui. Per quanto riguarda l’Arsenale, il Comune, per dirimere la questione, ha chiamato un “arbitro” esterno, che ha sposato la valutazione di AGEC, promuovendo il piano dei privati, in particolare il rapporto tra investimenti e ricavi. Il parere negativo del dirigente comunale era fondato sulla valutazione contabile dell’alienazione del diritto di superficie dell’Arsenale.

Ma il PD non si fida, anche perché il dirigente del Patrimonio che ha firmato il parere, l’architetto Stefano Tarasco, è stato spostato al settore Tributi.

La Paglia (P.D.): “Nel project financing dell’Arsenale l’interesse privato prevale su quello pubblico. Chiediamo di riprendere in mano il progetto”.

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Quale futuro per i dipendenti AGEC arrestati?

Gennaio 2014. Tartaglia, Campedelli, Tagliaferro e Klapfer affronteranno il processo.  Bianchi, Cona, Confente, Dusi e Fasoli hanno chiesto il patteggiamento e hanno concordato pene (sospese) tra un anno e sei mesi a un anno e undici mesi.

In un primo momento la dirigenza AGEC non ha garantito agli imputati il rientro sul posto di lavoro. Il presidente Galli Righi: “Valuteremo caso per caso. Non possiamo garantire a nessuno il mantenimento del lavoro. In ogni caso i dipendenti accusati non avranno il ruolo di prima. Abbiamo il dovere di far funzionare AGEC nel migliore dei modi”. Successivamente il Pm Gennaro Ottaviano acconsente al patteggiamento dei cinque e la dirigenza decide il loro ritorno in AGEC, dal 10 febbraio 2014, ma senza i ruoli di responsabilità che ricoprivano prima e, quindi, con uno stipendio molto inferiore e senza autonomia organizzativa e finanziaria.

Maria Cristina Motta, dg: “La nostra è stata una scelta ponderata. Se AGEC non li avesse reintegrati, si sarebbe esposta a ricorsi, con la matematica certezza di perdere”. Infatti il patteggiamento è insufficiente per aprire un procedimento disciplinare finalizzato all’espulsione del dipendente.

Massimo Galli Righi, presidente: “E’ sbagliato dire che con la loro condotta Continua a leggere

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Risponde il sindaco Tosi

Su Michele Croce. “Croce venne rimosso perché ha speso soldi dei cittadini per rifarsi l’ufficio. Si rischia di far passare per martire uno che ha sperperato i soldi di tutti. Fece le sue denunce dopo che gli fu chiesto di rimborsare le spese”.

Sul caso AGEC: “Conosco Tartaglia da 20 anni: ha goduto della fiducia mia e dei sindaci Sironi e Zanotto. Il rispetto, dal punto di vista umano, gli è dovuto. Prima di esprimermi attendo gli sviluppi dell’indagine. Il rischio è che si pronunci una condanna prima che il processo cominci. E’ un errore condannare prima di accertare i fatti. Aspettiamo di sapere qualcosa di più prima di gettargli la croce addosso. E’ giusto rispettare le persone per il loro lavoro: in AGEC operano dipendenti pubblici che lavorano da anni.

Le segnalazioni dei disservizi alle mense scolastiche sono giunte prima degli arresti. Le abbiamo inviate ad AGEC con la richiesta di diffidare le ditte incaricate del servizio. Abbiamo istituito una commissione ispettiva formata da Comune e AGEC. Ora è importante dare continuità all’attività dell’azienda”.

Partito Democratico: “Si impone una seria riflessione politica sulla gestione delle aziende Continua a leggere

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