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Scricchiolii. Quale progetto per i senza dimora?

Ogni anno, nel tardo autunno, si torna a parlare delle persone senza dimora (persone? Alcuni discorsi e alcune scelte fanno pensare che per molti, anche nelle istituzioni, non siano persone a tutti gli effetti o, per lo meno, che siano gente da allontanare da Verona). Anche nel 2012, ai primi freddi, le forze dell’ordine hanno censito persone scovate negli scantinati dell’ospedale di Borgo Trento. Sorprende il loro aumento numerico. Alternativa: la strada.

Aumenta il loro numero e mancano i 40 posti di corte Marini, chiusa dall’Amministrazione, e i 30 della Locanda, gestita dalla Caritas, di fronte a Il Samaritano. L’assessore Anna Leso è tranquilla. Sono pronte le soluzioni alternative. Se ci saranno problemi si ricorrerà, come nei mesi scorsi, a una tensostruttura (molto costosa). Emergenza; non soluzioni. Continua a leggere

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Cosa succede al “Don Calabria” ? Un grande patrimonio se ne va

Cosa ne direbbe don Giovanni Calabria?

Come si sarebbero mosse trent’anni fa:

– la diocesi di Verona

– il mondo giovanile la politica

– l’Amministrazione

– la scuola

– l’associazionismo della nostra città e provincia?

In 40 anni di insegnamento alla scuola media, molte volte, tra genitori e docenti abbiamo detto: “Per questo ragazzo/a occorre una strada adatta”. In parecchi casi la strada adatta era, per le ragazze, la Bon Brenzoni (scuola comunale professionale) e, per i ragazzi, il “Don Calabria”, con corsi di grafica, meccanica, elettronica, servizi alberghieri: scuole attrezzate per ragazzi/e impegnativi/e, che difficilmente si adattano a scuole professionali come Sammicheli e Giorgi.

Oggi la Bon Brenzoni è chiusa da qualche anno e la scuola professionale Don Calabria di via San Marco è in chiusura. Tra alcuni anni saranno un ricordo, come le ex comunali Leonardo da Vinci.

La nostra Verona, ricca di risorse, di volontariato, di riferimenti religiosi, chiude queste scuole, pensate per ragazzi che necessitano di cure particolari, e neppure si chiede che ne sarà di loro e se troveranno accoglienza adatta nelle scuole alle quali arriveranno. Continua a leggere

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L’esempio di Verona nella questione Rom (7)

Continua la lettera di Tito Brunelli a mons. Bruno Fasani: ricostruzione storica della questione Rom

Valutazioni conclusive di Tito Brunelli

Il settimanale diocesano deve informare correttamente.

Come cattolici, ci dovremmo chiedere perché in molti momenti di difficoltà di questa importante esperienza la Chiesa diocesana è stata quasi assente; perché un percorso che ha visto protagonisti parecchi cattolici veronesi, come Chiesa non ci siamo sentiti orgogliosi delle decisioni prese e del coraggio evangelico testimoniato; perché oggi, primavera 2011, dei Sinti stanziati nel quartiere Stadio non ci interessiamo, mentre parecchi di loro, bersagliati da norme regionali e localmente ignorati, sono tornati in una situazione di indigenza economica. Continua a leggere

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L’esempio di Verona nella questione Rom (6)

Continua la lettera di Tito Brunelli a mons. Bruno Fasani: ricostruzione storica della questione Rom

Io ho lavorato con i ‘nomadi’ fino alla tarda primavera 2003. Nel settembre 2003 (chiusura del campo Rom allo Stadio) ero già fuori gioco. La mia esclusione ufficiale risale al Natale 2003: 17 mesi prima che emergesse il caso Lizziero, che mi ha portato alle dimissioni anche dall’Assessorato ai Servizi Sociali. E’ mancato il coraggio di andare fino in fondo sulla questione Rom. Questione su cui Flavio Tosi ha impostato la sua campagna elettorale nel 2007. La sua proposta? Cacciamo i Rom, tutti. Non importava nulla delle persone coinvolte nel percorso da noi avviato. L’obiettivo era cacciarli come spazzatura, per avere voti. Continua a leggere

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Ancora ROM

Gli enti che hanno condotto e continuano a condurre il progetto Rom (Don Calabria, Caritas, cooperativa Azalea, Medici per la pace, fondazione San Zeno) stanno presentando lo stato del progetto dopo la chiusura del campo di Boscomantico. Essi hanno preso atto, nel giugno 2007, della volontà del sindaco Tosi di chiudere il campo. Hanno avuto la possibilità di lavorare. Ora esprimono la speranza che l’Amministrazione sostenga il percorso e possa rientrare da protagonista.

A) L’impegno sostenuto.

Ricerca di abitazioni. Ci sono riusciti. Cercano ancora perché alcune situazioni sono provvisorie e pro tempore. Questo impegno aiuta a porre all’attenzione di tutti il problema casa, per la fetta di concittadini in difficoltà. La società intera deve trovare le soluzioni. Le resistenze sono state forti: si è cercato di evitare l’accesso anche in case di proprietà della diocesi, quasi disconoscendo il diritto di legittima facoltà di alloggiare inquilini. L’ostilità nei confronti dei Rom è forte.

Scuola. Nel presente anno scolastico sono 51 i minori Rom che frequentano circa 30 scuole nei comuni di residenza delle famiglie trasferite. La scolarizzazione è il maggiore risultato acquisito, con grande merito e disponibilità della scuola pubblica: l’integrazione scolastica continua, con il sostegno anche economico della “Fondazione San Zeno” cha valuta che “le azioni intraprese sono state vincenti”. Sono 4 gli alunni alle superiori, 9 alle medie, 27 alle elementari, 11 alle materne. Continua a leggere

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Campo Rom: fallimento o modello?

Chiude il campo Rom di Boscomantico. Il sindaco Tosi ribadisce le sue tesi:

– il progetto Rom è stato un errore clamoroso, uno sperpero di denaro pubblico e un colossale fallimento , anche dal punto di vista dell’integrazione;

– gli stessi Rom dicono che la sistemazione in campi non crea integrazione sociale;

– il Comune mette a disposizione i fabbricati utilizzati a Boscomantico, purché collocati al di fuori del territorio comunale, perché una maggiore capillarità di residenza favorisce l’inserimento sociale.

Mi pare giusto che i Veronesi abbiano informazioni complete per poter valutare. Ci provo, per il periodo (luglio 2002 – luglio 2003) nel quale ho avuto responsabilità nel progetto, duramente osteggiato dal Centro Destra e, nei fatti e sempre più, anche dal Centro Sinistra. Continua a leggere

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