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Aziende pubbliche trasporti: cattivi affari a Vicenza. Ma Verona è dentro fino al collo.

– Luglio 2013. Arriva a processo il filone vicentino. Il giudice accoglie le tesi della Procura scaligera e conferma i reati: la gara d’appalto per le pulizie sugli autobus di FTV (ferrotranvie vicentine) è stata accomodata per far vincere “Gestione Nicolini srl”. In merito al bando di gara FTV e ATV, il giudice parla di “rappresentazione fotografica di caratteristiche possedute dalla sola impresa Nicolini. Il comportamento di Diego Nicolini è indicativo di totale mancanza di senso civico. Ha agito in spregio di ogni regola di correttezza e ha offerto subdolamente varie utilità (soldi e beni) a un incaricato di pubblico servizio, allo scopo di ottenere vantaggi dal medesimo, invece di partecipare lealmente alle gare d’appalto, vincendole per le proprie capacità e non per la tangente versata”.

Con Nicolini e la sua segretaria, vengono arrestati Valter Baruchello e Antonio Donà, responsabili dell’azienda trasporti di Vivenza. Secondo la Procura, Nicolini ha fatto “regali” a Baruchello per 147.000 e a Donà per 64.000 euro. La segretaria della Nicolini patteggia per 2 anni e 2 mesi e Donà per 1 anno e 8 mesi. Diego Nicolini è condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione.

Il giudice ha ordinato la confisca:

– delle somme di danaro sequestrate a Baruchello e di altri beni e valori fino a 147.000 euro;

– di beni e valori a Nicolini fino a 205.000 euro;

– ha dichiarato Nicolini e Baruchello incapaci di contrarre accordi con la pubblica amministrazione per 2 anni;

– Nicolini è interdetto dai pubblici uffici per 5 anni.

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Piano degli Interventi: Tutto bene purché arrivino soldi in cassa.

L’assessore Giacino risponde alle critiche : 

“La Giunta Zanotto – Uboldi ha previsto i 25.000 veronesi in più e 5 milioni di mc edificabili. Noi li riduciamo di più della metà: il 50% sarà a verde. Costruiremo in verticale.

Il PAT dell’Amministrazione Zanotto trasforma in edificabili 4,1 milioni di mq di aree agricole. Noi ne riporteremo una parte ad agricole e costruiremo meno della metà rispetto alle potenzialità. L’80% degli interventi è su aree da riconvertire, già edificate. Solo il 20% sono insediamenti nuovi. Nessuna colata di cemento, perciò nell’attuale crisi il settore edilizio va aiutato, incentivando la qualità. Per di più abbiamo ottenuto opere di compensazione per 140 milioni.

–  Case sfitte: i privati che cercano credito firmano accordi per realizzare progetti versando il 10% e sottoscrivendo un atto pubblico. Le banche non finanziano se non vedono i contratti di vendita degli immobili che si costruiranno.

–  Il P.I. prevede la valorizzazione delle ville venete e delle corti rurali e protegge le parti realmente storiche e significative. Le parti di minore pregio (fienili o simili), fino ad oggi inutilmente bloccate, vengono trasformate in appartamenti.

–  Sovradimensionamento delle nuove abitazioni: il problema è consentire alle imprese di lavorare per rilanciare l’economia. Chi si oppone ha una visione quanto meno limitata di quanto accade anche nella nostra città.

–  Troppo cemento per realizzare i 280 interventi previsti, in particolare in collina e a Santa Maria in Stelle, Avesa, Quinzano, Parona? Allarme ingiustificato: le aree urbanizzate nel P.I. lo erano già nel PAT. A opere di privati corrisponde un’opera pubblica, pagata dai privati stessi.

 Nota di Tito Brunelli.  Alle critiche sulla eccessiva edificazione del P.I., Giacino risponde che la sua Amministrazione è virtuosa rispetto alla precedente che, con il PAT, ha ampliato la possibilità di trasformare l’uso del territorio e di edificare in tanti spazi verdi, piccoli e grandi. Continua a leggere

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Piano degli Interventi: Incisive osservazioni di Giorgio Massignan.

A chi spetta decidere il futuro urbanistico della città?

“Dato positivo: finalmente con il P.I. la zona Sud di Verona ha un piano urbanistico. Però c’è un vizio di partenza: una corretta pianificazione territoriale vorrebbe che la Pubblica Amministrazione indicasse cosa è necessario fare nelle aree dismesse individuate dal PAT. Ai privati toccherebbe, in un secondo tempo, decidere, sulla base di questo quadro, se e quanto investire. Poi la Pubblica Amministrazione torna sull’area per progettare viabilità e trasporto pubblico. Si sta facendo l’esatto contrario: prima i privati hanno comprato le aree dismesse; hanno redatto i progetti con l’unico criterio (corretto, dal loro punto di vista) di ricavare la più alta redditività possibile: azione speculativa. La Pubblica Amministrazione, assente, non ha dettato nessun criterio: il suo intervento è stato successivo. Uno dei risultati: troviamo un centro commerciale alle ex Cartiere, che non possono sopportarlo. Chi si occupa di urbanistica, quando vede il progetto, si mette le mani nei capelli. Con un afflusso di 1.500 persone al giorno solo per contare gli addetti che ci lavoreranno, gli intasamenti non si potranno evitare. Partiranno molti altri interventi. Tra 10 anni i nodi verranno al pettine e il Comune dovrà intervenire con soldi pubblici per cercare di risolvere questi danni. E la Pubblica Amministrazione oggi non li mette in preventivo. L’Amministrazione Tosi affida a privati e al loro potere economico la pianificazione del territorio, espropriando se stessa del diritto-dovere di programmarlo e di gestirne l’uso.

A Verona Sud, gli Amministratori pubblici, invece di analizzarne il potenziale e coniugarlo con la vocazione e le potenzialità di Verona all’interno di un piano territoriale unitario e organico, e invece di predisporre un piano unitario di recupero delle aree dismesse, preferisce cucire le proposte di gruppi di imprenditori privati, realizzando una sorta di abito di Arlecchino. Secondo Giacino, l’80% delle costruzioni è su aree da riconvertire e la metà di queste resterà a verde. Ma il verde previsto a Verona Sud è pubblico solo sulla carta: non sarà fruibile a uso collettivo, ma funzionale ai centri commerciali e direzionali. Semplice calcolo: solo a Verona Sud si realizzeranno circa 4 milioni di mc: un milione di edifici residenziali e tre milioni tra direzionale, commerciale e alberghiero, senza contare i 300.000 mc alle ex Cartiere. Da nessuna analisi si evince che Verona ha bisogno di centri direzionali e commerciali e neppure di nuove abitazioni. La trasformazione delle aree è stata suggerita dagli operatori immobiliari privati. E la Pubblica Amministrazione ha permesso di realizzare tipologie edilizie ritenute commercialmente allettanti. Il suolo viene concesso alle trasformazioni immobiliari.

Si trascura la questione decisiva: la mobilità. La riqualificazione dell’area meridionale presuppone un notevole flusso di traffico. Continua a leggere

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Piano degli Interventi del Comune di Verona: Ma quanti cantieri sorgeranno in una città con molte case vuote?

L’assessore all’Urbanistica Giacino dice un’altra parte della verità:

“Nei prossimi 10 – 20 anni, daremo un nuovo assetto al territorio. L’80% degli interventi sarà su aree da riconvertire. Le opere di compensazione pubblica, per 140 milioni, consentono di progettare lo sviluppo di Verona e di risolvere molti problemi, sanando quartieri e correggendo errori. I privati dovranno vincolare la metà dell’area assegnata a verde e servizi, alla piantumazione di alberi e all’utilizzo di sistemi di bioedilizia.

Sarà contestuale l’approvazione del Piano dell’Ambiente, a difesa delle zone sensibili della collina e dell’Adige e a tutela dei siti di interesse comunitario (SIC). Sarà approvato anche il nuovo Piano delle piste ciclabili. Sarà tutelato in particolare il patrimonio faunistico con una rete ecologica a difesa del territorio. Ci saranno nuovi alberi.

Il P.I. sarà un incentivo importante all’edilizia, in un momento delicato e difficile.

Abbiamo catalogato 4.500 unità abitative nel centro storico maggiore; 2.000 nei centri storici minori; 180 corti rurali; 1.200 edifici storici e liberty, definendo il grado di intervento consentito. Continua a leggere

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Filosofia del Piano degli Interventi: Va tutto bene. Tutto è ammesso. Basta racimolare un po’ di soldi.

Giugno 2011. La Giunta approva il P.I. Dice di puntare alla riqualificazione di siti abbandonati costruendo case, alberghi, uffici, negozi. Nei fatti circa 700 privati ‘manifestano interesse’ per interventi edilizi. La Giunta ne approva 300, di cui 280 vengono firmati da proprietari e Comune, con l’impegno di attuarli.

Il sindaco Tosi spiega le novità del Piano: dice parte della verità. Non parla dell’enorme edificabilità che cambierà il volto della città, sulla base di scelte compiute da privati:

“Un tempo, con il Piano Regolatore, il Comune arricchiva qualcuno regalandogli una destinazione urbanistica nuova delle sue aree. Il P.I. non sarà strumento per regali; ridisegnerà il volto di Verona secondo criteri di sviluppo urbanistico. Non eroderà aree agricole; trasformerà zone abbandonate. Continua a leggere

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Il Piano degli Interventi del Comune di Verona: la regina di tutte le battaglie.

Conoscerlo aiuta a capire l’idea della ‘nuova’ Verona secondo il sindaco Tosi e l’assessore Giacino : alcune centinaia di privati decidono il volto futuro della città, cogliendo l’occasione della debolezza della politica e del bisogno di soldi del Comune.

Dicembre 2011. Approvato dal Consiglio comunale, il “Piano degli Interventi” (d’ora in poi: P.I.) disegna la Verona del futuro. L’Amministrazione (sindaco Tosi e assessore all’Urbanistica Giacino) lo presenta come un affare per la città: porterà nelle casse comunali circa 140 milioni, versati da costruttori privati, che consentiranno all’Amministrazione di realizzare circa 400 opere pubbliche nei quartieri. Quasi un miracolo, viste le ristrettezze economiche del Comune.

Benefattori’ privati che cercano il bene della città?

Per rispondere occorre conoscere il P.I.  Nelle intenzioni dell’Amministrazione, dei costruttori e dei detentori del potere economico, nel prossimo periodo sorgeranno in città circa 300 cantieri: grattacieli, palazzi, hotel, alberghi, negozi, abitazioni, uffici e soprattutto centri commerciali.

La lettura degli articoli che seguiranno (circa una trentina) sarà impegnativa, ma ci aiuterà a capire in che mani siamo.

Tito Brunelli

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Filobus. Chi paga? Nell’indifferenza dei Veronesi

Fine luglio – metà agosto 2012.

E’ disponibile il contributo statale di 86 milioni (il 60% della spesa totale).

Per pagare la cifra restante, AMT ha acceso con Banca Popolare di Verona un mutuo per una quarantina di milioni, da recuperare con soldi incamerati dal Piano della Sosta.

Nel caso che AMT non abbia più la gestione della sosta, che va in gara, il Comune garantisce i tre milioni all’anno per pagare il mutuo.

La firma definitiva del contratto è fissata per il 31 agosto.

In ogni caso pagano i cittadini. A proposito di quanto ci è stato ripetuto: i cittadini non verseranno neppure un euro! Continua a leggere

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