Archivi del mese: aprile 2019

Grandi manovre: quale Europa?

I partiti politici preparano le elezioni europee del prossimo 26 maggio. Si cercano convergenze su possibili candidati a ruoli importanti. E il governo italiano? Di Maio ha cercato l’approccio con i “gilet gialli” francesi in funzione anti Macron e Salvini è andato in Polonia. Contemporaneamente abbiamo rotto i rapporti con la Francia e ignoriamo la Germania. Quale credibilità ci procuriamo? Il rischio è che l’Italia sia esclusa dalle decisioni importanti. Quale strategia per il dopo Mario Draghi alla guida della Banca Europea? Francia e Germania hanno firmato un accordo per la guida dell’Unione. E noi? Chi sarà alla testa della Commissione europea? Merkel vuole un tedesco. L’Italia, invece di creare alleanze, minaccia, brucia i ponti con gli alleati tradizionali, costruisce sfiducia, bussa alla porta di Stati come Ungheria e Polonia in nome di una affinità ideologica che non porta a nulla. Pare che ci interessi solo la questione migrazioni. Ma il Progetto Migranti va inquadrato in una visione complessiva, da progettare prima di tutto con gli alleati tradizionali (Germania e Francia) per poi allargarla a chi ci sta. Se ci muoviamo aggredendo e in difesa dei nostri presunti interessi, non si crea un nostro protagonismo positivo. C’è da tremare ascoltando la minaccia di Di Maio di “non versare i 20 miliardi annuali al Bilancio dell’Unione se non ci sarà accordo sulla redistribuzione dei migranti”. E il futuro dell’Unione Europea? Ci interessa? Qualcuno mette a punto una strategia volta a una nuova immagine di Europa? Quali i ruoli nelle sfide decisive? Ma Di Maio e Salvini continuano a parlare di Europa in termini inquietanti. Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Elezioni europee 2019

Un mondialismo di sovranismi contro l’Europa

di Sergio Paronetto – seconda parte

Una lotta sui fondamenti

Il presidente Giuseppe Conte il 26 settembre all’ONU ha parlato di «multilateralismo efficace» e «partenariato» con gli altri paesi africani. Come sarà possibile costruire una cooperazione internazionale con impostazioni così escludenti e con un decreto sicurezza orientato a generare una disuguaglianza di tipo etnico, quasi un nazionalismo di sangue? Si vuole dichiarare chiusa la stagione dei diritti umani? La lotta politica è oggi una lotta sui fondamenti, è squisitamente politica: in nome del principio della tribù si stanno riscrivendo i codici morali e politici: dietro la negazione del principio di umanità vi è una concezione di comunità politica che fa a pugni con la patria, che è nella nostra Costituzione. Per questo il presidente Mattarella, rinviando alle Camere il decreto Salvini, ha richiamato l’articolo 10: «L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali». Oggi l’indifferenza ai diritti annulla ogni dimensione morale, sostituita da un darwinismo sociale che fascismi del Novecento avevano utilizzato nel confronto tra i popoli e che ora è dilagato in quello tra gli individui.

L’unità impossibile dei contrari

Mettiamo pure tra parentesi le strategie di The Movement o le manovre congiunte russo-americane. Mettiamo tra parentesi anche le frasi sull’indifferenza ai diritti umani. Alla luce della storia, occorre ribadire che un movimento internazionale di nazionalismi è un ossimoro (accostamento di parole di senso contrario), incapace di unificare i nazionalismi (salvo che in guerre di conquista o nel respingimento del “nemico”). L’idea sovranista cozza contro la ragione politica (il classico rapporto tra mezzi e fini) e ogni logica integrativa. Il 9 ottobre a Roma, durante il ricordato incontro con la Le Pen a proposito della tattica sovranista per le elezioni europee del 2019, Salvini afferma: «ognuno celebrerà le proprie vittorie. Poi vedremo». E’ una frase che non garantisce alcun progetto costruttivo. Dove sta la proposta? Anche ammesso che non si voglia distruggere l’Europa ma cambiarla, allontanando i burocrati o gli speculatori (su questo i sovranisti hanno ampia credibilità), come sarà possibile farlo trattando direttamente con Trump e Putin, minando una prospettiva di integrazione? L’unità delle divisioni è l’unità (in-credibile) dei contrari. Salvini e Di Maio dicono di lottare contro la UE per salvare l’Europa. Come si può farlo con il trionfo di forze concorrenti, esclusiviste ed escludenti? Se ognuno dice prima io (supremazia nazionale) come può nascere il noi europeo (cooperazione internazionale)? Voler salvare l’Europa senza attivare un processo di unità federale è come volere la pace preparando la guerra. Per questo oggi l’enfasi sul primatismo (prima l’America, prima l’Italia…) accresce il disordine istituzionale, aumenta le spese militari e il commercio delle armi, prepara avventure belliche o disastri economici. La storia del Novecento l’ha dimostrato.

Voi griderete?

Nel marasma di urla, insulti e altre violenze verbali oggi c’è bisogno di parole alte e belle. A partire dal monito di papa Francesco il 6 maggio 2016: «Che cosa ti è successo Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa terra di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di gradi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?». L’anno dopo, il 28 ottobre 2017, introducendo un incontro su “ripensare l’Europa”, il papa ribadisce che i cristiani sono «chiamati a ridare anima all’Europa, a ridestarne la coscienza». Oggi davanti ai problemi dell’umanità e alle sfide del mondo Francesco ritiene decisivo rivolgersi ai giovani, sui quali si è celebrato il Sinodo dei vescovi. Già il 26 marzo 2018, in occasione della Giornata Mondiale dei giovani richiamandosi a una frase di Cristo (Lc 19, 40) rivolta ai farisei, li ha chiamati a un grande impegno per ricostruire la nostra umanità. «Se gli altri tacciono, se noi anziani e responsabili – tante volte corrotti – stiamo zitti, se il mondo tace, vi domando: “Voi griderete?”. Per favore, decidetevi prima che gridino le pietre».

Un’alternativa formativa

Il 20 settembre 2018, in occasione della “Conferenza mondiale contro xenofobia, razzismo e nazionalismo populista nel contesto della migrazione globale”, Francesco invita i cristiani «ad andare controcorrente, a riconoscere, accogliere e servire Cristo stesso scartato nei fratelli». Il 23 ottobre, presentando il libro La saggezza del tempo, spinge giovani e anziani a conoscere la storia del Novecento in Europa, a «creare coscienza», a respingere «il suicidio» delle guerre dovute alle chiusure nazionalistiche e alla semina dell’odio, giustificate da Hitler con la purezza della razza e l’idea dello sviluppo della Germania. L’invito diventa laicamente un monito a cercare un’alternativa credibile ai sovranismi. Ma esiste un’opposizione? E dove sono i credenti nell’epoca delle paure e del nascente populismo totalitario, alimentato da ossessioni identitarie e dalla strumentalizzazione dei simboli religiosi?

Lascia un commento

Archiviato in Elezioni europee 2019

Un mondialismo di sovranismi contro l’Europa

di Sergio Paronetto – Prima parte

Il governo sovranista si sta orientando in ambito internazionale in due direzioni: l’uso tribale o settario delle istituzioni internazionali viste in funzione dei propri immediati interessi; in prospettiva, la distruzione dell’Europa voluta dal nuovo mondialismo dei sovranismi concorrenti, a servizio di nuovi poteri e delle mire di Stati Uniti e Russia. Si entra così in una contraddizione (non percepita): si pensa di combattere il mondialismo ma si diventa prigionieri di un altro mondialismo frammentato a supporto di sovranità diminuite o inerti. Si pensa di combattere i tecnocrati di Bruxelles (certamente screditati) ma si favoriscono i grandi poteri di Washington o Mosca.

Con gli Stati Uniti di Trump e Bannon

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, occorre ricordare che Matteo Salvini, amico del gruppo di Visegrad – Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia – il nucleo nero dell’anti-Europa sovranista, il 7 settembre 2018 ha incontrato Steve Bannon per aderire al suo nuovo raggruppamento The Movement, un’infrastruttura globale per il movimento populista globale, una strana “Internazionale dei nazionalisti”. Chi è e cosa fa Bannon? Collegato a grandi poteri statunitensi (esercito, Virginia Tech, Georgetown, Harvard Business School, Goldman Sachs, Hollywood, poi Washington come consigliere di Trump, più trumpiano di lui), editore dello screditato sito Breitbart news, protagonista di operazioni di disinformazione prima e dopo le elezioni che hanno portato il suo capo alla Casa Bianca nel 2016, coinvolto nello scandalo di Cambridge Analytica, consigliere del presidente brasiliano Bolsonaro, è emigrato in Europa e sta puntando al mercato europeo dell’opinione pubblica di orientamento euroscettico e nazionalista, facendo leva sul mito dell’invasione senza limiti. Egli si presenta come punto di sintesi di alcune spinte aggressive, ora complottiste ora millenariste, ben consolidate: il suprematismo statunitense di matrice razzista, il nazionalismo reazionario russo, il sovranismo populista attivo in Europa, il fondamentalismo religioso anglosassone, la teopolitica dominionista, la visione apocalittica-catastrofista di William Strauss e Neil Howe, il cattolicesimo reazionario antibergogliano.

  In Italia, con il beneplacito di qualche cardinale e dell’Istituto “Dignitatis humanae”, sta aprendo una scuola politica nel monastero laziale di Trisulti, chiamata “Accademia dell’Occidente giudaico-cristiano”, schierata contro il papa. E’ molto presente in Italia che ritiene «il centro dell’universo politico» dove «è in gioco la natura stessa della sovranità, perché dall’esito di questa esperienza dipendono le sorti della rivolta dei popoli che vogliono riprendersi il potere dalle mani delle élite globali che gliel’hanno sottratto». Bannon pensa all’Italia come laboratorio per «il futuro della politica mondiale» guidato da Salvini e Di Maio, «patrioti eroi» come Orbàn, Farage, Le Pen, Strache e gli amici della galassia grigionera.

   Tipico atteggiamento trumpista in Salvini è il rifiuto di istituzioni internazionali orientate alla difesa dei diritti umani (e dei popoli!): di qui la minaccia di non pagare le quote all’ONU dopo la notizia di monitoraggio europeo su episodi di violenza xenofoba e razzista in Italia (10 settembre 2018). Analoghe minacce sono rivolte alla Commissione europea in caso di opposizione alla manovra economica in forte deficit: «Dell’Europa me ne frego» ha esclamato Salvini il 30 settembre a fianco di Marine Le Pen. Nel frattempo, il 26 settembre scorso, il presidente Conte («l’amico Giuseppe» dice Trump) ha incontrato negli Stati Uniti gli esponenti della Blackrock, la più grande società di investimento al mondo che è tra gli azionisti di Google, Apple o Chevron.

Con la Russia di Putin Continua a leggere

Lascia un commento

Archiviato in Elezioni europee 2019