Fino a tre mesi fa Salvini e Di Maio attaccavano l’Europa come fonte di ogni male.

Ora non più. Perché?

Alle prossime elezioni europee si presenterà un numero senza precedenti di partiti appartenenti alla destra neonazionalista (ogni nazione governa se stessa, senza intrusioni di altri). Non conquisteranno la maggioranza, ma possono diventare il secondo raggruppamento in Europa, dopo i Popolari. E’ giusto chiedersi quali progetti i abbiano in mente. Per ora non presentano programmi. E’ difficile che vadano oltre un generico accordo in negativo, a difesa dei popoli contro i famosi burocrati non eletti. Si possono tuttavia intravedere alcuni indizi. Innanzitutto, a differenza di qualche mese fa, questi partiti non vogliono più demolire l’Unione Europea né abbandonare l’euro. Marin Le Pen l’ha riconosciuto espressamente.       Salvini  ha accettato di rimanere nell’eurozona e di rispettare il Patto di Stabilità. Ai leader del gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia, Repubblica Ceca – a proposito la Slovacchia sta uscendo) fanno gola i molti soldi che arrivano da Bruxelles. Non vogliono uccidere la gallina dalle uova d’oro. Perciò l’avvicinarsi delle elezioni accelera il dialogo con l’Europa. Alcuni di loro da partiti di lotta anti sistema sono diventati partiti di governo. Ad esempio Lega e M5S. Ecco spiegato perché si critica sempre meno l’Unione Europea. Fino a quando? Pensiamoci. Riprenderemo il discorso.

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Archiviato in Elezioni europee 2019

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