Archivi del giorno: 23 aprile 2019

Confronto pacato o invettive a valanga ?

Molti parlano e pochi ascoltano. Per farsi sentire si alza la voce e si ricorre a slogan, minacce, insulti e calunnie. La violenza verbale diventa aggressività e minacce. Quando si dialoga tra diversi, succede che si alzi la voce; che si arrivi alla violenza delle parole. In questo Salvini e Di Maio sono maestri: hanno moltiplicato le parole aggressive, soprattutto nei confronti dell’Europa. Hanno bisogno di capri espiatori su cui far ricadere tutti i guai e l’Europa si presta alla perfezione. Ma non si può dire: “Pretendo che …” (Di Maio) oppure: “Io me ne frego di …” (Salvini). A quel punto il dialogo è finito. La rete moltiplica le minacce, sdogana il linguaggio violento e il rapporto diretto tra ‘capo’ e popolo. Si privilegiano e si urlano forte le notizie false, più accattivanti di quelle vere. Questo linguaggio aggressivo produce incertezza, disagio, ostilità e degrado dei rapporti umani: frutto avvelenato del nostro tempo. Chi pretende di essere nel vero, al di sopra di tutti, crea rotture difficili da recuperare. Chi usa regolarmente parole bellicose allarga il fossato con il possibile interlocutore. Salvini si distingue per la durezza del linguaggio e per l’atteggiamento di disprezzo nei confronti delle persone diverse da lui. I grillini sono nati e cresciuti con il “vaffa …”. Molti urlano, illudendosi di uscirne rafforzati.

Chi punta alla collaborazione fa il contrario: la ricerca del bene comune europeo impone a tutti gli Stati di comunicare in modo civile; di ascoltare le proposte degli altri Stati e dell’Unione; di essere pronti al confronto chiarificatore. Un esempio negativo: se Salvini o Di Maio ribadiscono a più riprese che, se la Commissione europea avesse bocciato la loro manovra economica, il governo italiano non si sarebbe mosso di un millimetro dalle decisioni prese, mostra che il procedere insieme interessa solo se è a loro favorevole. Il timore per il futuro dell’Italia è che, nonostante le assicurazioni sulla volontà di ancorarsi all’euro, prevalga lo scetticismo e si trasmetta ai mercati l’immagine di un Paese nel quale alle parole non seguono i fatti. Il dover ribadire la fedeltà all’euro testimonia i dubbi persistenti e motivati dal fatto che Di Maio e Salvini appaiono sempre pronti al muro contro muro con l’Unione Europea. Si può pensare che il governo italiano crei pretesti per mettere l’Italia ai margini dell’Europa e magari crei le premesse per una fuoriuscita di fatto dal sistema dell’euro. Continua a leggere

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