Preoccupano il debito, il deficit e i progetti non chiari

Il governo italiano, per poter spendere, ricorre a prestiti e aumenta il debito pubblico. Così si allontana il pareggio di bilancio. L’andamento altalenante dello spread sui titoli italiani aggrava il debito. La colpa non sono i complotti anti italiani o i poteri forti: chi deposita i suoi soldi spera di avere un piccolo guadagno; per lo meno, non vuole rimetterci. Conciliare crescita economica e redistribuzione delle entrate richiede preparazione e strategie ben pensate e condivise. A chi guarda l’Italia dall’estero, la strategia di spesa del governo italiano appare un azzardo. Lasciano perplessi la prova di forza con la Commissione europea, i pugni sul tavolo, la modalità di gestione della questione migranti, gli ammiccamenti con Orban e Putin, senza capire che il vero problema sono i risultati concreti. Tutto ciò non rassicura risparmiatori e speculatori: le misure, i progetti, le dichiarazioni del governo italiano sono considerati l’assaggio di una trasformazione politica che potrebbe coinvolgere altri Paesi e forse la stessa Unione. In questa situazione di incertezza e di illusioni come può muoversi chi deve decidere se comprare i nostri titoli di Stato o di investire nel nostro territorio? Il desiderio di cambiare, in Italia, è comprensibile dopo la lunga crisi. Però i salti nel buio sono pericolosi.

Preoccupa in particolare il rapporto con l’Europa. Chi cerca il bene comune europeo deve avere presente che le politiche di bilancio di ogni Stato membro riguardano anche gli altri Stati. Non si può curare solo se stessi. Deve essere chiaro come il governo italiano descrive l’Europa del futuro. C’è un piano che prevede l’uscita dell’Italia dall’euro? Mercati e investitori temono che le scelte dell’Italia ne mettano a rischio la permanenza nell’Eurozona e si chiedono: “Roma vuole distruggere l’Unione Europea? Si candida come centro di un terremoto capace di sconquassare l’edificio che l’Italia ha contribuito a formare 60 anni fa?”. I mercati non sono eletti, ma sono interlocutori necessari della nostra e delle nostre economie. Non ci difendiamo dalla speculazione rinchiudendoci in una piccola patria che da sola non regge l’urto, bensì partecipando a un grande progetto politico: l’Europa, al di fuori del quale nessuno Stato europeo ha un futuro. Dato rilevante: nel novembre 2018, in occasione dell’offerta dei BTP, abbiamo registrato quanto sia tiepido l’interesse dei mercati per i titoli del debito pubblico italiano. La sottoscrizione di tali titoli all’ultima asta è stata deludente. Il Ministero del Tesoro sperava di piazzarne per 7,7 miliardi, come nel maggio precedente, ma ne sono entrati solo per 2,2 miliardi. E’ stato allarme in Bankitalia: l’Italia rischia di diventare un focolaio di instabilità economica e politica, da cui può dipendere parte del destino del continente. I segnali positivi non mancano; inquieta però il fatto che non si sa dove finiremo.

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Archiviato in Elezioni europee 2019

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