Un mondialismo di sovranismi contro l’Europa

di Sergio Paronetto – Prima parte

Il governo sovranista si sta orientando in ambito internazionale in due direzioni: l’uso tribale o settario delle istituzioni internazionali viste in funzione dei propri immediati interessi; in prospettiva, la distruzione dell’Europa voluta dal nuovo mondialismo dei sovranismi concorrenti, a servizio di nuovi poteri e delle mire di Stati Uniti e Russia. Si entra così in una contraddizione (non percepita): si pensa di combattere il mondialismo ma si diventa prigionieri di un altro mondialismo frammentato a supporto di sovranità diminuite o inerti. Si pensa di combattere i tecnocrati di Bruxelles (certamente screditati) ma si favoriscono i grandi poteri di Washington o Mosca.

Con gli Stati Uniti di Trump e Bannon

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, occorre ricordare che Matteo Salvini, amico del gruppo di Visegrad – Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia – il nucleo nero dell’anti-Europa sovranista, il 7 settembre 2018 ha incontrato Steve Bannon per aderire al suo nuovo raggruppamento The Movement, un’infrastruttura globale per il movimento populista globale, una strana “Internazionale dei nazionalisti”. Chi è e cosa fa Bannon? Collegato a grandi poteri statunitensi (esercito, Virginia Tech, Georgetown, Harvard Business School, Goldman Sachs, Hollywood, poi Washington come consigliere di Trump, più trumpiano di lui), editore dello screditato sito Breitbart news, protagonista di operazioni di disinformazione prima e dopo le elezioni che hanno portato il suo capo alla Casa Bianca nel 2016, coinvolto nello scandalo di Cambridge Analytica, consigliere del presidente brasiliano Bolsonaro, è emigrato in Europa e sta puntando al mercato europeo dell’opinione pubblica di orientamento euroscettico e nazionalista, facendo leva sul mito dell’invasione senza limiti. Egli si presenta come punto di sintesi di alcune spinte aggressive, ora complottiste ora millenariste, ben consolidate: il suprematismo statunitense di matrice razzista, il nazionalismo reazionario russo, il sovranismo populista attivo in Europa, il fondamentalismo religioso anglosassone, la teopolitica dominionista, la visione apocalittica-catastrofista di William Strauss e Neil Howe, il cattolicesimo reazionario antibergogliano.

  In Italia, con il beneplacito di qualche cardinale e dell’Istituto “Dignitatis humanae”, sta aprendo una scuola politica nel monastero laziale di Trisulti, chiamata “Accademia dell’Occidente giudaico-cristiano”, schierata contro il papa. E’ molto presente in Italia che ritiene «il centro dell’universo politico» dove «è in gioco la natura stessa della sovranità, perché dall’esito di questa esperienza dipendono le sorti della rivolta dei popoli che vogliono riprendersi il potere dalle mani delle élite globali che gliel’hanno sottratto». Bannon pensa all’Italia come laboratorio per «il futuro della politica mondiale» guidato da Salvini e Di Maio, «patrioti eroi» come Orbàn, Farage, Le Pen, Strache e gli amici della galassia grigionera.

   Tipico atteggiamento trumpista in Salvini è il rifiuto di istituzioni internazionali orientate alla difesa dei diritti umani (e dei popoli!): di qui la minaccia di non pagare le quote all’ONU dopo la notizia di monitoraggio europeo su episodi di violenza xenofoba e razzista in Italia (10 settembre 2018). Analoghe minacce sono rivolte alla Commissione europea in caso di opposizione alla manovra economica in forte deficit: «Dell’Europa me ne frego» ha esclamato Salvini il 30 settembre a fianco di Marine Le Pen. Nel frattempo, il 26 settembre scorso, il presidente Conte («l’amico Giuseppe» dice Trump) ha incontrato negli Stati Uniti gli esponenti della Blackrock, la più grande società di investimento al mondo che è tra gli azionisti di Google, Apple o Chevron.

Con la Russia di Putin

Sempre Conte, il 24 ottobre si è recato anche in Russia alla ricerca di appoggi politici ed economici. Contemporaneamente, il ministro Lorenzo Fontana afferma che «l’Italia ha l’occasione storica di assumere il ruolo di ponte tra il mondo statunitense e quello russo»

  A proposito dei legami con la Russia, occorre tener presente che esiste un patto tra Lega e Russia unita, partito di Putin, articolato in dieci punti e chiamato “Accordo sulla cooperazione e collaborazione”. Esso prevede, tramite una rete di iniziative, «un partenariato paritario e confidenziale» disponibile anche ad «esperienze in attività legislative» (ne parla un libro scritto da Fabio Sapettini e Andrea Tabacchini, intitolato Da Pontida a Mosca). Un documentato articolo del giornalista Eugenio Fatigante cita l’opinione di Nona Mikhelidze, analista dello IAI (Istituto Affari Internazionali) riportata nel gennaio 2018 dal sito Formiche: «Il Cremlino sa che l’Italia non può uscire da un giorno all’altro dall’UE. L’obiettivo per il momento è creare caos, ingovernabilità, aiutare quelle forze sovraniste che, per costituzione, chiedono meno Europa»

  La Russia, penalizzata dalle sanzioni UE dal marzo 2014, è interessata a indebolire l’Europa; non a caso il ritiro immediato delle sanzioni è previsto nel capitolo “Esteri” del contratto di governo. Il 17 ottobre il ministro Salvini l’ha ribadito solennemente a Mosca davanti a Confindustria Russia; il 25 ottobre a Verona durante il Forum euro-asiatico (nulla si dice, però, delle nuove basi militari in funzione antirussa). Il legame con la Russia è costante e capillare. Nel settembre scorso, a Verona la Lega ha spinto il consiglio comunale a due iniziative in contemporanea: da un lato la revoca della cittadinanza onoraria al presidente ucraino Poroshenko, dall’altro un incontro con esponenti dissidenti ucraini per onorare la morte di Zakharchenko, capo della repubblica secessionista del Donbass (Ucraina orientale)

  L’ assedio all’idea di Europa

La lotta dura e pura contro Bruxelles rischia di mettersi a servizio della lotta di Trump e Putin contro l’Europa. L’incontro ad Helsinki del 16 luglio 2018 ha rivelato l’orientamento antieuropeo di Trump e Putin, apprendisti stregoni del disordine globale e della frantumazione europea al fine di dividere per comandare. Il giorno prima dell’incontro con Putin, il presidente statunitense ha dichiarato che «l’Europa è il nostro vero nemico». La campagna elettorale sovranista si baserà sullo schema propagandistico della lotta del popolo sovrano contro “l’Europa mondialista”. In realtà la lotta sarà tra poteri diversi, tra culture divaricanti, tra europeismo democratico in gestazione e sovranismo internazionale che opera come un’altra forma di mondialismo. Chi nel governo pensa di fare il duro contro i “poteri forti” dell’Europa, illudendosi di affermare la propria sovranità, non capisce o non vuole capire che un’Europa di stati separati e concorrenti, balcanizzata, diventa preda delle grandi potenze, disposte ad alimentare una guerra di tutti contro tutti a scapito di ogni sovranità reale. Con il sovranismo l’Europa, assediata dalle sue paure, sta diventando un insieme di stati murati con sovranità in declino. A molti sembra che l’arrivo dei migranti costituisca un assedio. Ma c’è un altro assedio. Quello di forze politiche e di stati europei all’idea di Europa unita e federale. Il loro ripiegamento su logiche ultranazionaliste scatena una sindrome che regala ad alcuni leader e ad alcune forze politiche un protagonismo muscolare, rilancia ad est (Polonia, Ungheria) i fantasmi del cristianesimo etnico e ad ovest l’ossessione identitaria di una fortezza autosufficiente. L’aggressione all’Europa è cominciata dentro i suoi confini con un grande attacco ai grandi valori europei, quelli variamente declinati da Spinelli, Adenauer, De Gasperi, Schuman, Monnet, Guardini.

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Archiviato in Elezioni europee 2019

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