La democrazia e il possibile nuovo corso in Europa

Cardine della democrazia è il principio che tutti gli uomini nascono eguali. Il suo fondamento è che ogni uomo è razionale.  La democrazia è il risultato di processi lunghi, capaci di abilitare chi fa politica a ‘sentire’ il Paese; a interpretare il sentimento popolare senza farsi condizionare; a tutelare i diritti delle persone e dei popoli; a elaborare proposte per le nuove generazioni guardando al domani, non al consenso immediato. La democrazia presuppone che la maggioranza dei cittadini percepisca la classe politica come legittima e capace. La democrazia procede nel rispetto del principio di maggioranza: chi ha più voti governa. La selezione della classe dirigente è determinante: va rifiutato il criterio della mediocrità e dell’obbedienza al capo. La fiducia nell’intelligenza dell’uomo, soprattutto con le guerre mondiali, ha subito scosse quasi irrimediabili: si può credere nella razionalità umana?  La corruzione, il trasferimento delle decisioni a livello sovranazionale, il rifiuto delle élites, la crisi economica che crea disuguaglianze, la carenza propositiva dei partiti di opposizione hanno determinato il rifiuto delle classi politiche tradizionali e l’improvvisa ascesa di nuovi movimenti, anch’essi guidati da un ristretto gruppo dirigente. Al rapporto che legava i dirigenti di partito a iscritti ed elettori attraverso una capillare organizzazione sul territorio, si è sostituito un rapporto attraverso i media digitali, aperto a possibili, incontrollate manipolazioni.

Molto della tenuta democratica in Europa dipende dalla tenuta dell’Unione Europea. O si sviluppa un sistema fondato su classi dirigenti competenti e legittimate dal riconoscimento popolare o si cade in forme autoritarie, dove la volontà dei singoli cittadini viene manipolata e le istituzioni democratiche sono sostituite da un rapporto diretto tra popolo e capo politico. Le parole Duce, Dux, Fuhrer, Conducator, Caudillo (oggi in Italia si parla di ‘capo’ e di ‘comandante’) ci ricordano che la democrazia è una costruzione fragile: può cadere con facilità. Dobbiamo esserne coscienti. In Europa l’Italia è il terzo Paese per peso politico, dopo Germania e Francia. Abbiamo la seconda manifattura. Condividiamo moneta e mercato. E ci stupiamo se gli altri Stati ci osservano e ci giudicano? Siamo tutti sulla stessa barca. Sono perplessi e inquieti soprattutto gli elettori che desiderano il cambiamento in forme ordinate; che credono al progetto europeo, anche se non condividono tutte le politiche degli scorsi anni. Questi elettori sono la maggioranza. Riferendoci all’Italia ciò che sconcerta sono gli ondeggiamenti, l’improvvisazione e l’ignoranza politica. Un esempio: nel 2013 il M5S ha presentato un disegno di legge sul Reddito di Cittadinanza. Nel 2019 il Ministero del Lavoro, guidato dal M5S, non sa ancora come realizzarlo (nonostante questo lo strombazza in tutti i modi come la grande novità che sta cambiando l’Italia). Un timore (e un pericolo) è il procedere a tre tra Russia, seguaci di Trump e destre europee, tra cui quella italiana. Grave è il mancato rispetto, da parte del nostro governo, delle regole dell’Unione: atti e parole a vanvera rafforzano i dubbi.

Giornalista Franco Venturini

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Archiviato in Elezioni europee 2019

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