Occorre evitare che il peggio ritorni

Poniamo che il prossimo Parlamento europeo veda una forte presenza di nazionalisti e di chi vuol far valere la propria originalità nazionale; poniamo che in Germania cresca il condizionamento di gruppi contrari a una Unione Europea forte; poniamo che in Francia Macron perda il confronto con i suoi competitori; poniamo che il  governo italiano metta radici e si sviluppino movimenti simili a M5S e Lega; poniamo che, con la rielezione di Tramp, i legami  nel Mondo Occidentale si logorino ulteriormente; in questa ipotesi (possibile) come e chi potrà rilanciare l’Europa? Chi avrà la forza di portare nel mondo la nostra cultura, così feconda negli scorsi tre millenni? Immaginiamo un possibile disfacimento dell’Unione Europea e il ritorno agli Stati nazionali, ognuno con la pretesa di essere il primo, dopo aver cancellato l’egemonia degli Stati Uniti d’America e l’integrazione europea guidata dalla Germania. Cosa ne sarebbe dei singoli Stati europei?  L’Europa sarebbe contesa tra le grandi potenze (USA, Cina, Russia), ciascuna con l’appoggio di alcuni Paesi europei. Tensioni sempre nuove faciliterebbero, in Europa, l’emergere di fazioni legate all’una o all’altra potenza. Già oggi c’è chi opera attivamente verso questo risultato. “Poco male”, direbbe Salvini, che si dice più a suo agio in Russia, in Ungheria, in Polonia che nell’Unione. Chiediamoci quali effetti ne deriverebbero per le nostre vite e per le nostre nazioni.  Passeremmo dall’egemonia di potenze democratiche e liberali, gli USA e la Germania, a quella di Stati autoritari e illiberali, come la Russia e la Cina, che già investono molto in un’Europa divisa. I segni di pericolose rivalità si notano già, come il braccio di ferro tra Italia e Francia per la supremazia in Libia. Può essere pericolosa anche l’influenza di potenze autoritarie del Medio Oriente. L’Europa, per continuare a esistere come entità autonoma e potente, deve evitare il fascino di governi nazionalisti e autoritari, valorizzare la vitalità dei suoi Stati nazionali e puntare decisamente all’integrazione tra gli Stati europei.

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Archiviato in Elezioni europee 2019

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