Archivi del giorno: 4 marzo 2019

Europa federale o nazionalismi?

 Il vento nazionalista spira in Europa e alimenta l’illusione che erigere frontiere, barriere, muri e dogane renda il proprio Paese più ricco e più sicuro.L’opposizione più forte contro l’Unione Europea vienedagli Stati nazionali, a partire dai Paesi di Visegrad (Ungheria, Polonia, Cechia, Slovacchia) che, chiusi in sé stessi, stanno in Europa per i benefici economici che ottengono. Riferendoci alle migrazioni, chi ha lasciato sola l’Italia è tutto il gruppo dirigente europeo; ma una responsabilità particolare hanno Varsavia, Bratislava, Budapest, Praga, Vienna, Monaco di Baviera, che sostengono che “nell’Unione Europea nulla può essere attuato senza il consenso volontario degli Stati membri”. Il loro è un ‘no’ a una responsabilità comune nella gestione dei flussi migratori.  Così ragionano “i politici”. Le opinioni pubbliche devono svegliarsi e porsi al centro della politica, in modo da diventare consapevoli di fenomeni come la gestione delle migrazioni, la paura dei migranti, la libera circolazione delle persone, il controllo comune delle frontiere esterne, la crisi del mondo globale, l’impoverimento del ceto medio, la mancanza di lavoro, l’avvento della rete, il rapporto diretto tra ‘capo’ e popolo, la selezione della classe dirigente.

 L’Europa da tempo non forma più leader capaci di interpretare i cittadini senza usarli né tradirli. In Italia il Centro che, guardando ora a destra ora a sinistra, ha governato processi storici come la ricostruzione nel dopoguerra, il boom economico, gli anni di piombo, la ripresa, … non produce un leader da molti anni. Il confronto è impietoso: i Padri fondatori delle prime comunità europee erano capaci, responsabili e lungimiranti. Oggi l’Unione Europea di tutti i giorni e della gente comune continua a mostrare robustezza: soprattutto i nostri giovani si sentono europei. Ma questa forza non può durare a lungo senza bravi piloti: c’è bisogno di guide in grado di promuovere collaborazioni a livello economico e sociale e di smorzare i conflitti politici. I leader devono saper interpretare anche le maggioranze silenziose che vogliono una Casa Europa meno litigiosa, più solida e resistente alle scosse della globalizzazione.

  E’ da valutare la possibilità di sostituire le attuali democrazie nazionali con una democrazia europea. Questa prospettiva va preparata: non si può sostenere se non ci si fida gli uni degli altri; se si ha bisogno dell’interprete per capire che cosa quel candidato dice o promette. L’Unione Europea del futuro non può essere una imitazione degli Stati Uniti d’America. Molti europei nutrono sentimenti anti Americani, anche se, nel dopoguerra, gli USA furono il principale sostegno dell’integrazione europea (in funzione antisovietica): garantirono la sicurezza militare agli Europei, in cambio del riconoscimento della loro leadership. La Comunità Europea così investì i suoi soldi in sviluppo e servizi sociali, anziché in armi. Minimizzare l’importanza di questi legami non aiuta gli Europei. Ogni crisi dei legami interatlantici aggrava la crisi europea. Occorre gestire in modo condiviso anche l’integrazione monetaria, evitando divisioni.  L’incapacità dell’Europa di gestire in modo unitario i suoi problemi ha favorito l’emergere di movimenti di protesta, il cui successo, alle prossime elezioni, può creare molti pericoli per l’Unione. L’Europa vive una grave crisi di identità: è impareggiabile produttrice di ricchezze, ma è incapace di affascinare e di rassicurare i cittadini e i popoli che la compongono.

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