Archivi del giorno: 27 febbraio 2018

Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Non li votiamo

Dedichiamo poco spazio ai signori del Centro Destra: un’armata Brancaleone che conosciamo, formata, da quando Salvini è  il segretario della Lega, da leader contrapposti in tutto: persone che vedono solo se stesse; che non accettano avversari politici, ma solo sottoposti. Proviamo a ripercorrere gli ultimi 5 anni: sono fatti di invettive tra i due. Salvini ha emarginato o cacciato i suoi avversari interni alla Lega e ha ripetuto per anni il ‘no’ a Berlusconi come alleato, criticandolo aspramente come persona e come leader di Forza Italia, raggruppamento di cui Salvini dichiarava di vergognarsi. Cosa faranno questi signori nel caso malaugurato che debbano essere insieme al governo dell’Italia? Quali sceglieranno tra le loro proposte: diverse e inconciliabili? Fa tremare il solo pensiero che, tra qualche mese, siano loro a determinare le scelte della politica italiana.

Il fatto più grave (dispiace che molti italiani lo dimentichino) è che Berlusconi, in particolare, e la Lega (allora Nord), per anni al governo della nazione, hanno dimostrato che non sanno governare. Un solo ricordo: all’inizio della grande crisi economica (anni 2007 – 2008), il futuro dell’Italia si è mostrato nella sua drammaticità. La crisi era pronta a colpire duramente il mondo occidentale e oltre, e in particolare l’Italia. Giulio Tremonti, l’allora ministro dell’Economia del governo Berlusconi, ha condiviso la gravità della situazione (oggi paga quella sua autonomia: Berlusconi non lo vuole tra i suoi). Berlusconi, invece, presidente del consiglio, negava ogni crisi economica; esaltava l’economia italiana e portava come elemento a suo favore che le pizzerie erano piene e la struttura economica italiana era solida. In questa situazione di insipienza, all’Unione Europea, timorosa che Berlusconi portasse al tracollo non solo l’Italia, ma l’Europa intera, non restava che operare, trattando anche con il presidente Napolitano, per la sostituzione del governo Berlusconi, trovando appoggi anche in persone e gruppi del Centro Destra. Gli Italiani non possono dimenticare che, di fronte al pericolo imminente, il governo Berlusconi prometteva provvedimenti drastici, ma poi, nelle riunioni del governo, non venivano prese decisioni, come la riforma delle pensioni. L’Italia ha dovuto ricorrere al governo Monti, appoggiato e votato anche dal Centro Destra, che ha pure votato, come un salvatore, la conferma di Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Non si tratta di un fatto unico: tutti i governi Berlusconi hanno lasciato l’Italia a terra. Come è possibile che l’Italia si metta ancora in mani incapaci? Altro fatto, grave: Berlusconi non è mai riuscito a fare squadra: i suoi governi sono finiti con fratture interne pesanti (pensiamo agli scontri con Fini, Casini e molti esponenti di Forza Italia), che rendevano difficile ogni decisione. Parlando del futuro Berlusconi ha fatto un solo nome per il suo eventuale governo: Renato Brunetta al Ministero dell’Economia. Che ne diciamo? Lui al posto di Carlo Padoan? Essendo poi Berlusconi nell’impossibilità di candidarsi, ci sarebbe una compresenza: quella di un ispiratore politico (Berlusconi) accanto a un presidente del consiglio fantoccio: situazione ridicola se non fosse sgradevole e impossibile. Inquieta poi l’ipotesi, per quanto lontana, di un Berlusconi con qualche legame con le mafie (aveva in casa un mafioso riconosciuto) e dedito a comportamenti e atteggiamenti discutibili. Ce n’è abbastanza.

Non prendiamo in considerazione Salvini, persona che sprizza odio con il suo semplice presentarsi. Chi non capisce che il rispetto delle persone è al centro della democrazia è bene che se ne stia lontano. Pensiamo a quanto odio e a quanto disprezzo hanno prodotto Salvini e la Lega, a partire da Verona. Non possiamo permettere che questi atteggiamenti facciano parte della nostra cultura. Le decisioni possono essere anche dure, ma nel rispetto delle persone e delle leggi.

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NO. Non voteremo il Movimento 5 Stelle

Proviamo a immaginare quello che avverrà tra un paio di mesi nel M5S: si presenteranno in Parlamento circa 200 persone, gran parte delle quali si vedranno per la prima volta: potranno queste persone, per quanto valide, governare l’Italia dal maggio prossimo e dare il proprio contributo unitario a livello europeo e internazionale? La risposta è netta: NO. Un programma comune per l’Italia è una lunga e dura conquista e implica una visione comune almeno nell’essenziale. C’è chi dice: ci penserà il Movimento a indirizzare il gruppo. Illusione. Ci può dire il M5S qual è il suo programma: l’Italia che vogliamo? E l’eventuale programma sarà di tutto il gruppo? NO: prima di tutto perché il programma non c’è. Manca una proposta sia a livello nazionale e internazionale sia nei singoli comuni. Basta verificare il nulla prodotto dagli eletti M5S nel Comune di Verona negli anni della loro presenza. Oggi il Movimento manda avanti persone forse non peggiori di quelle dei partiti, ma certamente non migliori e, per giunta, addestrate a considerarsi superiori e alla critica malevola nei confronti degli avversari. Mancano poi personalità capaci di indirizzare nella libertà e per il bene comune. Che arrivi al governo nazionale questo gruppo è un rischio e un pericolo, in una realtà politica ed economica che presenta grandi difficoltà. Aspettiamo i nomi dei ministri che Di Maio presenterà nei prossimi giorni. Ci pare però difficile che siano persone all’altezza di Gentiloni, Renzi, Padoan, Minniti, Franceschini, Calenda, Del Rio, Martina, che hanno dato prova di capacità, intelligenza e dedizione. Pensiamo proprio che l’Italia ci guadagnerà cambiando facce?

C’è poi un’altra questione capitale aperta. Dal marzo prossimo cosa farà Beppe Grillo? Ammettiamo che resti in politica: sarà ascoltato e obbedito come è successo negli scorsi 5 anni? Ne dubitiamo molto: il tempo dell’obbedienza è comunque finito. Se poi Grillo, come pare, si farà sempre più da parte, il nuovo capo politico, Luigi Di Maio sarà all’altezza del compito? Noi pensiamo di no. E comunque la competizione interna e il confronto sulla visione di Europa, di Italia, di politica saranno forti e pesanti. Possiamo anche prevedere grandi cambiamenti nel movimento. Difficile prevederne le conseguenze per gli Italiani e per l’Europa. Rischiare non conviene.

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