I Cinquestelle …….oltre ogni limite (2 articoli)

Mentre Beppe Grillo si smarca dalla sua ex creatura, il Movimento decide l’inimmaginabile: esclude dalle liste elettorali chi dice parolacce: “Il turpiloquio nei confronti degli avversari politici a mezzo social è da considerarsi ostativo ai fini della candidatura”. Questo dopo anni in cui la frase più carina rivolta a un rivale è stata: “Ti bruceremo”; dopo centinaia di comizi nei quali Beppe ha mandato a quel paese il mondo intero; dopo aver umiliato Vendola e molti altri e aver definito la Montalcini “vecchia puttana” , ….Che sia uno scherzo? Forse. Proviamo a rileggere quanto è avvenuto in Veneto.

Una decina di persone, già nelle liste del M5S per le prossime elezioni politiche, anche se rigettate dal Movimento, saranno elette. Sono coloro che, nello scandalo dei rimborsi, hanno ammesso di aver barato sulle rendicontazioni. Uno è amico degli Spada di Ostia. Uno paga un affitto di 7 euro per una casa popolare. Due hanno trascorsi o esperienze nella massoneria. Sono fuoriusciti prima di essere eletti. Probabilmente finiranno nel futuro Gruppo Misto, con il quale chi governerà dovrà fare i conti. Pareva inimmaginabile: i 5 Stelle predicano da anni contro il “cambio di casacca’, cioè contro il passaggio di un eletto da un gruppo all’altro, arrivando a proporre che, per escludere questa possibilità, si cambi un articolo della Costituzione. E proprio loro, in questi giorni, creano le condizioni perché queste persone, che loro hanno messo in lista, aderiscano al Gruppo Misto, cambiando casacca. I 5 Stelle mostrano un foglio che i fuoriusciti dovrebbero firmare, con la rinuncia a candidarsi e alle elezioni. Ma il foglio non ha valore. Gli stessi 5 Stelle rassicurano: “Si dimetteranno”. Non è vero: nella passata legislatura un parlamentare si è dimesso 5 volte, ma l’Assemblea ha respinto le dimissioni e il parlamentare si è collocato nel Gruppo Misto. La forte multa prevista dallo Statuto per i transfughi è inutile e anticostituzionale. Qualcuno ha dichiarato che non firma la rinuncia. Altri accetteranno l’elezione e non resteranno un minuto nel gruppo di Di Maio. Un fatto crea scompiglio: Silvio Berlusconi ha avviato contatti con questi ex grillini. Se accoglieranno il suo programma …

Maria Elena Martinez ha regolarmente presentato la sua candidatura alle “parlamentarie” indette dal M5S per ottenere la candidatura al Parlamento. La domanda non è stata accolta, senza spiegazioni. La Martinez ha fatto ricorso alla Magistratura, chiedendo l’annullamento del voto. Il ricorso è stato respinto ed è stata confermata la validità delle “parlamentarie”. Nelle motivazioni però il magistrato usa toni duri: “L’obiezione del M5S che solo il capo politico abbia la facoltà di valutare ed escludere le candidature, anche senza motivazione, è fondata, ma prescinde da ogni considerazione circa l’evidente distanza di tale clausola statutaria da canoni minimi di democrazia interna. Distanza che si ravvisa in più di un passaggio statutario”. Conclusione: “Resta giuridicamente irrilevante la circostanza che ad oggi il M5S non abbia reso note le ragioni sottese alla decisione di non includere la Martinez nelle proprie liste”. Inimmaginabile. Dove sono finite le virtù sbandierate dai 5 Stelle: onestà, restituzione dei soldi, mai impresentabili in lista, uno vale uno, trasparenza, democrazia …. ? Il giudice dice che lo Statuto del M5S non è democratico. La Martinez esulta: “Il giudice ha evidenziato la verità storica. Il re è nudo”.

Nota. I grandi proclami che hanno caratterizzato la storia del M5S cadono miseramente. Cade soprattutto l’esigenza di democrazia interna al Movimento. Si sa che è difficile trovare gli accordi, soprattutto in politica, ma, per risolvere questa situazione, Grillo ha deciso di puntare su un capo che, a termini di Statuto, potrà imporre le sue scelte, senza dover dare spiegazioni, avendo a che fare con persone che non conosce e che faticheranno sempre più ad adeguarsi. Durerà il Movimento 5 Stelle, senza Grillo?

Democrazia vado cercando. Almeno un minimo

Beppe Grillo annuncia sul suo Blog la svolta: poteri assoluti a Luigi Di Maio e 27 obblighi, regole, divieti, sanzioni (tutti stabiliti dall’alto, senza democrazia) per gli eletti nelle liste dei 5 Stelle, “al servizio di un sogno”, che, afferma Di Maio, è quello di andare al governo. Si toglie potere all’opposizione interna. Sarà implacabile il controllo da parte del “capo politico, che ha la facoltà di “valutare la compatibilità delle scelte con i valori e le politiche del Movimento”. Gli eletti saranno sottoposti a una rigida disciplina. Ecco alcuni obblighi: votare sempre la fiducia a un governo 5 Stelle; rinunciare a pensioni ‘privilegiate’; dimettersi in caso di espulsione; divieto di conferire incarichi a conviventi, affini e parenti fino al secondo grado; tutti i portavoce eletti, in caso di espulsione, dovranno pagare una somma pari al 50% degli emolumenti percepiti nell’anno; multa di 100.000 euro per i parlamentari che lasciano il Movimento (multa incostituzionale e inesigibile perché contrasta con il vincolo di mandato previsto dalla Costituzione) e per chi venisse espulso nel corso della legislatura; contributo mensile degli eletti (300 euro) per mantenere il Movimento e le piattaforme tecnologiche dell’apparato informatico che supportano l’attività dei gruppi e dei singoli parlamentari. Non c’è più l’obbligo a non associarsi con altri partiti (novità che preannuncia la fine del tabù alleanze). Il garante sarà eletto, ma la carica rimane a tempo indeterminato (è possibile?). Potrà però essere sfiduciato (possibile?). Capo politico, tesoriere (sempre Di Maio), comitato di garanzia e i tre probiviri saranno eletti. Non ora, però: secondo una norma transitoria, stavolta sono stati designati. Si vedrà tra 5 anni. Secondo lo Statuto il capo politico potrà essere sfiduciato dal garante. Il leader (politico) rimane in carica per 5 anni e può fare due mandati consecutivi. Novità apparentemente contraddittoria: si aprono le liste a candidati esterni.

Gli eletti saranno liberi o sottomessi? Si chiama “vincolo di mandato” l’obbligo del parlamentare di agire secondo le istruzioni ricevute dalla forza politica per la quale è stato eletto. L’articolo 67 della Costituzione lo vieta: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Va bene o no il “vincolo di mandato”? Se la risposta è ‘sì’, bisogna cambiare la Costituzione. Ma è pensabile obbligare, con vincolo assoluto, gli eletti, ad esempio i 5 Stelle, a votare secondo ordini di partito? E’ contro la Costituzione, ma anche contro la democrazia, la libertà di scelta, la logica della rappresentanza parlamentare. Grillo e i suoi propongono una logica autoritaria che trasforma gli eletti in automi, senza personalità e autonomia. Indicare addirittura una pena pecuniaria per chi, nel corso della legislatura, non si riconosce più nella linea del partito trasforma le elezioni in una pura nomina che toglie ai parlamentari ogni diritto di scelta. Chi punta a ottenere la maggioranza di seggi in Parlamento non può chiudersi in una logica di piccola setta modellata sul volere illimitato di un capo o di un gruppo di capi. I parlamentari non possono essere considerati come votanti a comando, controllati da una struttura che predetermina ogni scelta. E’ pericoloso il solo fatto che un partito di governo proponga idee di questo tipo. (riscritto sulla base di una nota di Pierluigi Battista).

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Archiviato in Elezioni Politiche 2018, Parere di Tito Brunelli

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