Il governo italiano ha fatto molto per affrontare la questione migranti

Preoccupa però ciò che non ha fatto

Progetti da continuare:

– il dialogo con Libia e Niger;

– la presenza di Unione Europea, Unione Africana e ONU negli Stati falliti o fantasma dell’Africa, sul piano culturale, economico e militare;

– la collocazione dei profughi negli Stati europei. Il fallimento di questo progetto ha prodotto i 500.000 invisibili sparsi nelle nostre periferie. Non è ammissibile vedere immigrati che girano a vuoto in città.

Non è sufficiente: i migranti devono diventare protagonisti della vita di chi li ospita

Una proposta concreta: il percorso seguito dall’Amministrazione Zanotto, a Verona, con  Tito Brunelli assessore alle Politiche dell’Immigrazione, tra gli anni 2002 – 2005

L’Amministrazione ha lavorato per trasformare gli immigrati “scocciatori, nullafacenti e pericolosi” in persone protagoniste positive del presente e del futuro di Verona, dell’Italia e dell’Europa.

Il progetto

1)Rimettiamo in ordine Verona (e l’Italia): la puliamo e la rendiamo più bella. Verona (e l’Italia) ne hanno bisogno. Per gli immigrati è l’occasione per testimoniare l’attaccamento alla loro nuova terra. A Verona, nel 2004-05, la comunità marocchina (altre comunità hanno fatto altrettanto) ha pulito e ripulito i bastioni della città: uno spazio prezioso e spesso abbandonato. A Verona gli spazi da recuperare e da pulire sono tanti: le colline (Torricelle), i lungadige, le mura, i forti, i parchi, le ville che la storia ci ha lasciato come preziosa eredità. C’è lavoro per centinaia di persone, per preservare l’ambientale, soprattutto le colline, le valli, i lungadige e il nord (est e ovest). Collaboratori primi: AMIA e il servizio comunale; poi gli Alpini, le associazioni ambientaliste, altre associazioni e i volontari che sicuramente si offriranno, con l’orgoglio di chi ama lavorare per la propria città. Se i Veronesi vedessero centinaia di immigrati e di concittadini in movimento (competente) per rendere bello il nostro territorio, non potrebbero che gioirne. Esperti e istruttori non mancano. Le spese sarebbero sopportabili. Se questo servizio si concretizza, a Verona e in Italia, Veronesi e Italiani sarebbero orgogliose dell’opera realizzata.

Si potrà anche verificare chi, tra gli immigrati, ci tiene a rendersi utile, a inserirsi nel territorio, aprendosi al dialogo con i concittadini.

2)Viva l’agricoltura. Il progetto è stato avviato a Verona nel 2002-2005. Abbiamo trasformato una situazione di illegalità diffusa, che sfruttava gli immigrati, in inserimenti positivi nel territorio. Qualcuno ricorda quando le “ex Cartiere” occupavano pagine e pagine dei mass media locali? Vi “risiedevano” più di 600 immigrati illegali. Oggi sono concittadini regolari. Molti lavorano nelle nostre campagne.

Proposta a livello nazionale: lo Stato (e, in esso, Verona) presenta a chi arriva in Italia ( e a Verona) gli spazi confiscati alle mafie e altri abbandonati, offrendo un lavoro agricolo e una vita dignitosa a lavoratori italiani e immigrati. Il discorso vale anche per la cura delle nostre montagne, a partire dai boschi. Molti contadini anziani vedono con tristezza i propri campi e i boschi destinati all’abbandono: potrebbero accettare di avere a fianco un immigrato o un italiano in grado di garantire la continuità del lavoro. Vanno superate le difficoltà burocratiche che emergeranno.

Anche in questo caso si potrà verificare la disponibilità di inserirsi in un’attività lavorativa.

3)Arrivano gli artigiani. E’ mancato il tempo. Restano le idee. Persone sole e famiglie in difficoltà economica hanno bisogno di un elettricista, di un idraulico, di un elettrotecnico, di un muratore, di un tapparellista, …

di artigiani in genere. Tra gli immigrati ci possono essere persone che hanno praticano professioni del genere o che decidono di impararle. Con le associazioni degli artigiani, abbiamo verificato in che modo, in particolare i pensionati, possano organizzare, con gli immigrati disponibili, interventi di preparazione e di qualificazione e poi di lavoro a servizio di persone e famiglie che i servizi sociali del Comune indicano come “povere”, bisognose di servizi importanti a prezzi modici. Il lavoro dovrà risultare redditizio sia per i lavoratori (immigrati e artigiani), che hanno il diritto di guadagnare, sia per i poveri, che hanno i servizi essenziali a prezzi concordati. Abbiamo ipotizzato servizi simili nel commercio, a servizio soprattutto di anziani, disabili e famiglie che faticano ad avere servizi di cui hanno diritto.

4)Il portierato sociale era un’idea allo studio, sulla base di esperienze milanesi. Si trattava di individuare persone, italiane e immigrate, che, in accordo con i servizi sociali del Comune e dell’USSL, girano le abitazioni, casa per casa, inizialmente accompagnate da persone conosciute nel territorio, per fare compagnia a chi ne ha bisogno; per tenere i collegamenti con i servizi socio sanitari del vicinato; per tutti i bisogni, partendo dai quartieri più poveri e disagiati (avevamo individuato San Bernardino e Veronetta). Una tale iniziativa, diffusa su tutto il territorio, può rigenerare l’Italia (e Verona), ricreando rapporti di vicinato e risposte qualificate per persone e famiglie in difficoltà. E’ da concordare un contributo economico da parte delle persone visitate. I servizi sociali e sanitari si rinnoveranno e si ristruttureranno, in base alle reali esigenze. Nel piccolo l’abbiamo verificato.

Cariverona, Fondazione Cattolica Assicurazioni e Fondazione San Zeno potrebbero finanziare il momento dell’avvio delle esperienze proposte. Associazioni, cattoliche e laiche, potrebbero riprendere fiato.

La scelta di partenza. Jean Pierre Piessou, togolese d’origine, a Verona da circa 30 anni, persona di grande umanità, cultura e intelligenza, ottimo mediatore culturale, è stato la prima persona coinvolta nell’Assessorato comunale alle Politiche dell’Immigrazione. Jean Pierre ha anche la preziosa qualità di conosce molte lingue, per cui è in grado di aprire un rapporto con gran parte degli immigrati, che comunicano tra loro e con noi attraverso lui.

E’ la scelta di partenza: occorrono molti Jean Pierre in tutta Italia. Lui ne conosce parecchi.

Anche italiani possono svolgere questa funzione educativa e di dialogo. Devono però conoscere alcune lingue ed essersi recati almeno per un anno in zone di provenienza degli immigrati. Il Ministero degli Interni può contattare le persone che ha inviato nel mondo attraverso il suo Ufficio per la cooperazione internazionale: persone che presumibilmente hanno la sensibilità giusta e le conoscenze necessarie.

In riferimento alla questione immigrati, chi decide di fare politica deve aver chiaro che è doveroso muoversi contemporaneamente su due piani: quello dei rapporti a livello internazionale (Libia, Niger, Unione Europea, Unione Africana, ONU, collocazione dei profughi, …) e quello delle urgenze della vita quotidiana (lavoro, famiglia, sanità, cultura, religione, …). Se uno dei due percorsi resta in secondo piano, come è successo negli ultimi anni, le conseguenze sono destinate a pesare negativamente a tutti i livelli della nostra società.

Annunci

Lascia un commento

Archiviato in Senza Categoria

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...