Archivi del giorno: 22 febbraio 2018

Le elezioni si vincono o si perdono a seconda delle posizioni prese sul tema immigrazione

Lo dimostrano i Paesi europei che hanno votato nel 2017. Anche i fatti di Macerata e simili avranno un peso sul voto.

Proposte emerse in campagna elettorale.

Da anni, oggi in particolare da Salvini, si propone il blocco navale nel Mediterraneo. Sarebbe un’azione militare, disciplinata dallo statuto ONU. Va approvata dalle Nazioni Unite.

Ancora Salvini: propone 100 rimpatri al giorno, stipulando accordi con i Paesi di provenienza dei migranti: le pene inflitte dai tribunali italiani verrebbero scontate nelle rispettive patrie.

Impresa ardua. Occorrono accordi con singoli Stati del Nord Africa. Oggi li abbiamo con 4. Emma Bonino ricorda che, nel maggio 2017, il rimpatrio di 29 tunisini ha implicato una gara d’appalto per trovare un aereo charter, 71 poliziotti, un medico, un assistente sociale e un interprete.

C’è chi accusa il governo italiano perché il calo degli sbarchi significa l’aumento dei maltrattamenti e delle torture dei migranti in Libia e in altri territori dell’Africa. Chi critica deve spiegare cosa dovrebbe fare l’Italia, abbandonata dai partner europei e dalle Nazioni Unite.

Della Loggia: “Il primo percorso di integrazione è il lavoro legale. Ma c’è un dato demenziale in Italia: gli immigrati possono essere assunti legalmente solo dopo procedure complesse. Conseguenza: il loro lavoro resta, in un gran numero di casi, clandestino, in nero, sottopagato. Per modo di dire: da anni, ad esempio, le campagne dell’Italia meridionale rigurgitano di decine di migliaia di giovani, in stragrande maggioranza africani, dediti ai lavori agricoli, sottoposti a sfruttamento infame e in condizioni di vita ancora più infami. Il tutto a vantaggio di proprietari e di organizzazioni malavitose di caporalato. Nell’animo di queste persone si alimentano odio, disprezzo, sentimenti di rivalsa aggressiva verso il Paese in cui si trovano, che parla di accoglienza e li tratta in questo modo. E lo Stato guarda.

E’ da rivedere tutta la legislazione sul lavoro dei migranti

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