La priorità del governo di Centro–Sinistra: lavoro e occupazione prima di tutto.

Anche se si accantonano diritti importanti per la dignità della persona?

l Presidente della Repubblica Mattarella ripete che la ripresa in atto non pone termine alle sofferenze di tante persone e di tante famiglie: le difficoltà economiche permangono; i licenziamenti continuano; si chiudono fabbriche; troppi giovani (e adulti) sono senza lavoro.

Ci vorranno anni per comporre le fratture economiche e umane prodotte dalla crisi economica e sociale. Alcune cause delle difficoltà degli scorsi anni e di oggi:

  • cresciamo meno di altri Paesi europei;
  • sono aumentate le disuguaglianze. I frutti della ripresa vanno a pochi;
  •  le scelte dei governi Renzi e Gentiloni hanno ridotto la forza contrattuale dei lavoratori e li hanno indeboliti: per un lavoratore che può essere licenziato senza giusta causa è difficile alzare la voce per difendersi; molte istanze sociali (in particolare di chi ha meno) non sono rappresentate e difese;
  •  la sicurezza dei lavoratori sul posto di lavoro diminuisce;
  • le leggi sul lavoro hanno creato ulteriore lavoro precario e sottopagato;
  •  Serve un nuovo statuto dei diritti dei lavoratori.

Risultati positivi del governo di centro sinistra, partendo dalla grave situazione dell’Italia nel 2013.

Molti aspiranti lavoratori erano senza lavoro, in particolare il 43,6% dei giovani (dato allarmante). La priorità era conquistare tanti nuovi posti di lavoro. Per riuscirci, il governo ha deciso di cancellare importanti garanzie legali a difesa dei diritti dei lavoratori (tra cui il famoso articolo 18) per facilitare nuove assunzioni . Molti italiani, in particolare chi aveva un familiare disoccupato, hanno scelto che avere un lavoro era la priorità. Conseguenza della nuova legislazione: Matteo Renzi ha condotto l’economia verso una crescita molto maggiore del previsto. Ricorriamo ancora alla memoria: un anno fa, la previsione degli organismi internazionali era che, nel 2017, l’economia italiana sarebbe cresciuta dello 0,5%. I fatti hanno smentito: la crescita è risultata dell’1,5%: un successo inatteso.

Ricolma di soddisfazione il fatto che i posti di lavoro sono aumentati di più di un milione. Oggi l’Italia è uno dei giganti commerciali delle esportazioni. Commenta il ministro dell’economia Padoan: “L’obiettivo fondamentale resta l’occupazione. Siamo ai livelli massimi di occupati. Ma non è sufficiente. Molti cittadini non percepiscono il miglioramento. Segno che non cresciamo abbastanza e non cresciamo tutti. Resta molto da fare per andare incontro ai bisogni di tutti i cittadini e incidere positivamente sulla loro vita. Preoccupano la povertà diffusa, l’insufficiente inclusione dei nuovi cittadini e il divario eccessivo tra Regioni. Errore grave sarebbe ascoltare chi dichiara di avere la bacchetta magica e vuol abolire quanto fatto in questi 5 anni: abbiamo tirato fuori l’Italia dalla crisi e tracciato la strada del futuro”.

 

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Archiviato in Elezioni Politiche 2018, Parere di Tito Brunelli, Senza Categoria

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