Anni 2013–18: una legislatura tormentata

Si dice che noi Italiani abbiamo la  memoria corta. Proviamo a ripensare a come era ridotta l’Italia 5 anni fa. Anno 2013. Il neoeletto Parlamento nazionale nasce morto, senza nessuna maggioranza di  governo e perciò senza prospettive: non in grado di eleggere né il nuovo Presidente della Repubblica né il governo nazionale. Quella fase è rappresentata dagli inconcludenti colloqui tra Bersani (segretario del Partito Democratico – PD e vincitore mancato delle elezioni) e rappresentanti del Movimento 5 Stelle (M5S), nella vana attesa che Grillo acconsentisse, anche in modi originali, a un governo PD e M5S.

Si chiese a Giorgio Napolitano di restare Presidente della Repubblica fino al chiarimento della situazione. Lo chiese anche la gran parte del Centro Destra, con Berlusconi in testa. Napolitano, in Parlamento, nel suo discorso di insediamento, accusò parlamentari e partiti di incoscienza: di portare l’Italia alla dissoluzione. Impressionava vedere che i parlamentari criticati e svergognati battevano le mani, in piedi, come se ricevessero elogi. La coerenza però non è il nostro forte: negli anni successivi, fino ai nostri giorni, gli stessi che battevano le mani hanno attaccato e umiliato l’ex Presidente. E’ bene ricordarlo.

Mancava ancora un governo forte, con un Presidente all’altezza dl compito: lo esigeva la situazione economica e sociale dell’Italia. Cosa ha permesso di realizzare l’obiettivo? Ci siamo abituati a parlarne male, ma la decisione di Angelino Alfano, di Maurizio Lupi, della Lorenzin, di Cicchitto e di parecchie decine di parlamentari eletti nelle liste di Forza Italia, è stata fondamentale e molto utile per l’Italia. Questo gruppo, che si è sempre dichiarato di Centro Destra, è stato determinante per poter mandare avanti la legislatura, sostenendo un governo a guida PD, con lo scopo di far uscire l’Italia dalla crisi economica, tanto pesante da poter travolgere il popolo italiano. Il nuovo governo ci ha permesso di tornare in Europa a testa alta, con progetti di risanamento e di crescita.

Intanto correva il rischio di travolgerci la questione immigrazione. La morte per annegamento di 367 persone in una sola giornata ha fatto emergere la miseria dell’umanità che permette che persone alla ricerca di un futuro facciano questa fine. L’Italia, sola, ha salvato tanti migranti.

Nello stesso periodo il terrorismo ha tentato di schiacciarci e di destabilizzare l’Europa e il mondo. L’Italia ha dato prova di preparazione, di coraggio e di umanità.

La scelta di Alfano e dei suoi ci ha consentito di reggere. Se la confrontiamo con le scelte di Grillo e dei suoi risulta netta la differenza. Non ignoriamo la presenza in questo gruppo di personaggi con colpe anche gravi, perseguiti dalla Magistratura; sappiamo però che l’aver lavorato per 5 anni ha portato a risultati rilevanti. La situazione dell’economia, ancora pesante, non ci ha travolto; noi Italiani abbiamo visto il terrorismo in televisione; il fenomeno migratorio è stato affrontato, purtroppo senza un progetto (neppure difficile da elaborare: bastava partire dai tentativi avviati in alcuni Comuni italiani), ma con segni positivi delle istituzioni, di singoli e di associazioni che non mancano mai. Urge una prospettiva, tenendo conto che un popolo vecchio ha bisogno di energie umane giovani: ce ne accorgeremo nei prossimi anni. L’Italia ha affrontato le grandi sfide; ha avuto un governo stabile, anche se si sono succeduti tre Presidenti del Consiglio (Letta, Renzi, Gentiloni): questo è stato decisivo. L’alternativa, quella che prospettavano Grillo, Berlusconi e Salvini, è meglio neppure pensarla.

Abbiamo visto l’allontanamento di Enrico letta dal governo; l’ascesa di Matteo Renzi e il suo parziale declino, in particolare per la sconfitta nel referendum costituzionale; l’esclusione di Berlusconi dal Parlamento e il suo quasi incredibile ritorno in campo; la novità del Movimento 5 Stelle, in perenne ricerca di una strada che non sia solo quella della protesta. Potevano essere 5 anni di tormenti, di incertezza, di instabilità, di trasformismo senza scopo. Invece sono stati 5 anni di stabilità politica e di risultati. L’Italia del 2018 è migliore di quella del 2013. Si poteva fare di più e meglio. Non dimentichiamo però che la legislatura è nata morta, senza il Presidente della Repubblica e senza una maggioranza di governo.

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Archiviato in Elezioni Politiche 2018, Parere di Tito Brunelli

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